Krokodyle

Film 2011 | Horror

Regia di Stefano Bessoni. Un film con Lorenzo Pedrotti, Jun Ichikawa, Francesco Martino, Orfeo Orlando, Franco Pistoni. Genere Horror - Italia, 2011, - MYmonetro 3,00 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 20 aprile 2017

Dopo Imago Mortis, un horror fatto di bambole e marionette, dove i coccodrilli sono in grado di controllare il tempo.

Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Un aspirante regista alle prese con un mondo fantastico.
Recensione di Marco Chiani
Recensione di Marco Chiani

Giovane film-maker di origini polacche, Kaspar Toporski trascorre le giornate tra disegni, appunti e profonde immersioni in un mondo immaginario verso cui è sempre più attratto. Anche le frequentazioni di una fotografa ossessionata dalla morte, di un regista coetaneo incapace di superare il trauma di un brutto esordio e di un sarto più che singolare finiranno nel film che girerà su se stesso con lo scopo di mettere un po' d'ordine dentro.
Dopo Imago Mortis, pellicola mainstream per cui non ha avuto il final cut, l'eccentrico Stefano Bessoni torna a casa con un piccolo lungometraggio che alle strette maglie del cinema industriale sostituisce un'assoluta libertà immaginativa e produttiva attraverso la forma del diario intimo. Libro di sketch e di emozioni, di spunti, racconti, aperture grottesche e surreali, Krokodyle è un'affascinante giustapposizione delle ossessioni già evidenti nell'opera prima Frammenti di scienze inesatte, cui è legato da riferimenti più o meno evidenti: su tutti la creazione di un omuncolo che, una volta cresciuto, ha anche il privilegio di raccontare la storia. L'inspiegabile attrazione per la morte e per la catalogazione, l'amore per il meraviglioso e per la (cripto)zoologia, lo sviluppo di un universo parallelo ugualmente funereo e rassicurante sostanziano un lavoro che fa dell'interiorità la sua dimensione elettiva, scegliendo come campo d'azione le tenere elucubrazioni di un sognatore imparentato con quelli del primo Burton o del Gondry più sfavillante.
Diretto alter-ego del regista, Toporski - evidente il riferimento allo scrittore e illustratore Roland Topor - rifiuta la realtà e cerca nell'atto creativo una possibile via di fuga da una società che non può né vuole includerlo; è la sua stessa mente del resto a tenere insieme le mille bizzarrie di un titolo prezioso, ma non per tutti, ad amalgamare una struttura volutamente frammentaria, fatta di piccoli desideri, rimandi, ricordi, raccordi inaspettati e rimpianti, stati depressivi e slanci inaspettati, animali rinsecchiti, cianfrusaglie e più di una buona idea. A riprova del suo amore per Peter Greenaway, Bessoni sistema una monografia sul cinema del gallese sopra la scrivania di Kaspar; musica colorita dei friulani Za Bùm con echi alla Yann Tiersen nella colonna sonora. Insolito e pregevole.

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