| Anno | 2011 |
| Genere | Avventura, |
| Produzione | USA |
| Durata | 125 minuti |
| Regia di | Martin Scorsese |
| Attori | Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Asa Butterfield, Chloë Grace Moretz, Ray Winstone Emily Mortimer, Jude Law, Johnny Depp, Michael Pitt, Christopher Lee, Michael Stuhlbarg, Helen McCrory, Richard Griffiths, Frances de la Tour, Angus Barnett, Gulliver McGrath, Edmund Kingsley, Eric Moreau, Mihai Arsene, Emil Lager, Shaun Aylward. |
| Uscita | venerdì 3 febbraio 2012 |
| Tag | Da vedere 2011 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,91 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 13 marzo 2015
Un orfanello vive nascosto tra le mura di un'affollata stazione ferroviaria di Parigi occupandosi di orologi. Dal romanzo vincitore della medaglia Randolph Caldecott del 2008. Il film ha ottenuto 12 candidature e vinto 6 Premi Oscar, 2 candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento, 1 candidatura a David di Donatello, 3 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 9 candidature e vinto 2 BAFTA, 11 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Hugo Cabret ha incassato 7,6 milioni di euro .
Passaggio in TV
venerdì 27 febbraio 2026 ore 23,35 su RAIMOVIE
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Il piccolo Hugo Cabret vive nascosto nella stazione di Paris Montparnasse. Rimasto orfano, si occupa di far funzionare i tanti orologi della stazione e coltiva il sogno di aggiustare l'uomo meccanico che conserva nel suo nascondiglio e che rappresenta tutto ciò che gli è rimasto del padre. Per farlo, sottrae gli attrezzi di cui ha bisogno dal chiosco del giocattolaio, un uomo triste e burbero, ma viene colto in flagrante dal vecchio e derubato del prezioso taccuino di suo padre con i disegni dell'automa. Riavere quel taccuino è per Hugo una questione vitale.
Con l'adattamento di "La straordinaria invenzione di Hugo Cabret", Martin Scorsese si ritrova e si perde allo stesso tempo, andando alla ricerca del tempo perduto, lui che il meccanismo del tempo, al cinema, lo ha messo alla prova più di altri. Tra le centinaia di persone che affollano il cosmo della stazione ferroviaria, immagini di una cartolina animata da un illusionista, è difficile riconoscere di primo acchito il regista, prestato a stantii siparietti tra ufficiali e fioraie, signore col cane e pretendenti col giornale, che avremmo visto meglio in un film di Jeunet. Quello che non è difficile riconoscere, invece, è il suo amore per la settima arte, profondo come un abisso.
Ed è proprio in quell'abisso che ci fa sprofondare l'incipit del film, in un crescendo d'incanto: la tecnologia tridimensionale smette di essere sfoggio e diviene bullone imprescindibile della costruzione; d'altronde, il film incrocerà di lì a poco Georges Meliès, il padre degli effetti speciali e dell'animazione dell'inanimato.
Ma padre non è solo un modo di dire, non in questa circostanza. Il film, infatti, si presenta letteralmente come un'avventura da cinéfils, nel senso che Daney dava al termine, essendo la storia di un ragazzo che, cercando il proprio padre, trova il cinema. Eppure è proprio su questo punto che Hugo Cabret rischia di perderci e di vederci abbandonare il vagone. Non è tanto la fine consistenza della trama (non era certo un cinema della narrazione, quello degli esordi) e non sono solo i dialoghi artefatti. Più che mai, a frenare l'emozione, è l'abito da film per cinefili cucito su un film per neofiti.
Al cinefilo viene qui sottratto il godimento principe, quello di partecipare ad una missione clandestina, dove l'oggetto del desiderio è qualcosa da andarsi a cercare, lontano dal plauso della critica. Nella rilettura di Scorsese del bell'ibrido cartaceo di Brian Selznick, la magia dell'esperienza cinematografica è esplicitata e ribadita ogni pochi minuti e lo stesso trattamento è riservato al mistero e all'avventura, con effetti a dir poco ridondanti. S'invita lo spettatore ad ammirare lo spettacolo sensazionale, ad emozionarsi di fronte al meraviglioso, ma di fatto lo si tira per un braccio lungo un cammino prestabilito e didattico, che nulla ha di perturbante e molto di accattivante.
Più che dietro gli occhi del giovane Hugo, il regista sembra essersi messo al posto dell'imbonitore di un tempo, colui che, quando il cinematografo era ancora uno spettacolo da fiera, sbandierava la natura straordinaria dell'invenzione per portare gente al proprio baraccone. Di fronte a questa presa di posizione (e a questo posizionamento), si può allora legittimamente avvertire o decidere una presa di distanza, perché se il film non può non piacere è anche perché è studiato per farlo.
I percorsi didattici
» Mago, inventore, regista, attore e poi, dimenticato da tutti, venditore di giocattoli alla stazione di Parigi. Fino al riscatto finale. Tutto quello che il film racconta su Georges Méliès è vero. Prova a saperne ancora di più sulla vita da romanzo del padre del cinema d'invenzione.
» Ricordi il film che René Tabard mostra a Hugo e Isabelle dopo il loro incontro in biblioteca? Si vede un razzo che si conficca nell'occhio della luna. Quello è il film più famoso di Méliès: si intitola Viaggio nella luna (1902) ed è considerato la prima pellicola di fantascienza della Storia del Cinema. Cerca di scoprire qualche curiosità su un titolo così importante.
» Hugo immagina il mondo come un grande meccanismo in cui ogni parte è necessaria e ha una sua funzione. Perché lui e Isabelle si chiedono quale parte del meccanismo loro rappresentino? E' importante avere uno scopo nella vita?
» Perché Méliès è una specie di pezzo rotto del meccanismo? Ha ancora uno scopo nella vita? Oppure, avendo dovuto rinunciare a ciò che amava, è diventato infelice? Chi lo “aggiusta”?
» Ricordi la scena in cui George e Jeanne vedono un film in cui appare un treno? L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat (1896), dei fratelli Lumiere, è uno dei primi film della storia del cinema e, a quanto sembra, la reazione degli spettatori fu proprio quella che si vede in Hugo Cabret: scapparono dalla sala urlando, perché pensavano che il treno uscisse dallo schermo e li investisse. Ti rendi conto di quale “prodigio” rappresentasse il cinema per i primi spettatori?
» Jeanne spiega a Isabelle che Viaggio nella luna è a colori perché ogni fotogramma (cioè ogni singola immagine impressa sulla pellicola) è stato colorato a mano. Negli Studios di Méliès si faceva proprio così, con l'aiuto di una lente d'ingrandimento, tinte speciali e tanta pazienza. Ma Méliès ha inventato molti altri “effetti speciali”, come la “stop motion” o la “dissolvenza”. Prova a farti spiegare dai tuoi genitori o da un tuo insegnante in che cosa consistono queste tecniche.
» Secondo Isabelle i libri sono un modo meraviglioso per vivere avventure con la fantasia. Hugo invece preferisce il cinema. E tu come la pensi?
» Sei un supercinefilo? Allora sappi che il film che Hugo e Isabelle vedono insieme al cinema (quello con l'uomo sospeso nel vuoto) è un gioiellino del muto: si intitola Preferisco l'ascensore (Safety Last, 1923) ed il protagonista è il celebre Harold Lloyd. Ci sono un sacco di curiosità sulla sua realizzazione: perché non ti diverti a scoprirle?
» Vuoi leggere il romanzo illustrato da cui è tratto il film? Allora goditi il bellissimo “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret”, di Brian Selznick.
» Ricordi che cosa dice Méliès al giovane René sul set di uno dei suoi film? “Se ti chiedi da dove vengano i tuoi sogni, guardati intorno: qui è dove si fabbricano”. Non pensi anche tu che il cinema sia un meraviglioso sogno ad occhi aperti?
XX secolo, stazione di Parigi. Il piccolo Hugo, rimasto solo dopo la morte dei genitori, vive dietro i macchinari degli orologi che ha imparato a sistemare grazie agli insegnamenti dello zio. Non gli rimane nulla per cui vivere, se non un piccolo robot meccanico, l'unica cosa che gli aveva lasciato il padre prima di morire. Quando il proprietario del negozio di giocattoli della stazione sottrae [...] Vai alla recensione »
Il cinema ha centodiciassette anni. È importante, è l'arte del Novecento e degli anni successivi. I cineasti, nei tempi, sono riusciti ad accreditarsi come artisti seri. Di tanto in tanto qualcuno decideva di richiamare l'attenzione sullo stato del cinema, del suo mondo, della tecnica e dell'arte, della funzione e del destino. Una revisione, un promemoria, un richiamo: ecco la radiografia, ecco i chiari e gli scuri, ma non dimenticate l'opzione primaria, il sogno.
Un 3D che lascia di stucco: il genio di Martin Scorsese si cimenta per la prima volta con una storia per bambini, ed è «come scoprire il cinema nuovamente». In videomessaggio al Festival del film di Roma per accompagnare la visione dei primi minuti di Hugo Cabret (quattro minuti, un backstage e il trailer), Scorsese ha definito il suo primo 3d, al cinema dal 3 febbraio, come «un'avventura eccitante, toccante, divertente, una sorta di festa per un film nato da un bellissimo libro per giovani e adulti».
Ci volevano i registi-autori per dimostrare che il 3D non è sempre un sovrappiù: Herzog, Wenders e adesso Scorsese, il quale deve aver provato un gusto matto a spedire treni contro la platea, come i Lumière agli albori del cinema. Che Marty ami la settima arte più di se stesso non è un mistero; a certificarlo ci sono anche la sua Fondazione per la salvaguardia del patrimonio cinematografico mondiale [...] Vai alla recensione »