| Anno | 2009 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Claudio Giovannesi |
| Attori | Alin Delbaci, Masha Carbonetti, Nader Sarhan . |
| Uscita | venerdì 7 maggio 2010 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | 3,15 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 24 novembre 2017
Tre adolescenti, italiani di seconda generazione, porgono alla videocamera aspirazioni, affetti, humour e rabbia. In Italia al Box Office Fratelli d'Italia ha incassato 1,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Uno sguardo alle vite di tre adolescenti di famiglie immigrate in Italia che frequentano un istituto tecnico di Ostia. Alin è un ragazzo rumeno che vive in Italia da quattro anni. Ha problemi a scuola coi compagni di classe e con gli insegnanti, problemi che preferisce risolvere disertando i collettivi e andando in giro con il motorino o a ballare in discoteca. Masha è una ragazza bielorussa adottata da una famiglia di italiani, dopo che il padre l'ha disconosciuta dal carcere e la madre è stata interdetta perché la picchiava. Da quando ha ritrovato contatti con il fratello Ilya, Masha non pensa ad altro che ad andare a trovarlo, ma i problemi sono tanti: dai tempi burocratici dell'ambasciata ai timori per un ritorno in Bielorussia, passando per la gelosia del ragazzo italiano. Nader è egiziano di origini ma italiano di seconda generazione. È perfettamente introdotto nella vita di periferia con gli amici e con una ragazza che ama, ma il suo atteggiamento ribelle gli crea diversi problemi coi professori e coi genitori.
Da un progetto di educazione all'audiovisivo rivolto alle scuole superiori, Claudio Giovannesi aveva tratto nel 2007 un mediometraggio incentrato sul rapporto fra un ragazzo rumeno e i compagni di classe, Welcome Bucarest, adesso confluito come primo frammento di questo Fratelli d'Italia assieme al ritratto di altri due adolescenti immigrati. La genesi è molto simile a quella del film La classe - Entre les murs, anche se gli esiti sono differenti. Alla base dell'ottenimento di un realismo che abbia valore sociologico e antropologico, c'è un rapporto di fiducia e di convivenza pacifica che gli operatori hanno instaurato con gli alunni della scuola attraverso una serie di esperienze e di laboratori di lungo periodo. Rispetto al film Palma d'Oro di Laurent Cantet, dove la macchina da presa restava sempre "fra le mura" dell'istituto scolastico per mappare la violenza reale e simbolica tanto dei ragazzi delle banlieues, quanto delle abitudini e delle frustrazioni del corpo insegnante, a Giovannesi, ex allievo del Centro Sperimentale, interessa raccontare quella babele di civiltà su cui si sta costruendo il multiculturalismo in Italia. La differenza è fondamentale: i ragazzi di Cantet recitano una parte, si introducono in un personaggio che, per quanto vicino o lontano possa essere dal loro carattere, resta frutto di una messa in scena, di una simulazione. Nel documentario di Giovannesi, gli studenti della scuola di Ostia vengono colti nella vita di tutti i giorni e la bravura degli operatori sta nel riuscire a farsi presenza amichevole, quotidiana e perciò invisibile, tanto da riuscire a cogliere parole e sentenze senza filtro, imbarazzo o forzature da parte tanto dei ragazzi quanto degli adulti coinvolti.
Non vi è partecipazione o commento sulle azioni dei tre protagonisti se non attraverso gli interventi indiretti sul montaggio e sulla colonna sonora. Ma più trasparente è il discorso e più difficile diviene costruire un messaggio. Se da un lato il film documenta efficacemente i problemi dell'integrazione e del retaggio culturale dei giovani che vivono il forte dissidio di trovarsi accentrati fra due culture di fronte al quale reagiscono con la paura o con un atteggiamento ribelle, dall'altro una tale ricerca di immagini "oneste", trasparenti, mette fuori campo il punto di vista e le responsabilità della società e delle istituzioni in tale processo. Corollario involontario di questo porsi come occhio indiscreto e impassibile (fly on the wall nella dicitura americana) è quello di rappresentare lo stesso tipo di inerzia delle istituzioni, di coloro che osservano i problemi del processo di integrazione senza intervenire.
A questa apertura, e al rischio di violare la sacralità dello studio perseguito dal suo documentario, Giovannesi preferisce la sicurezza delle immagini delle onde che si rifrangono sul litorale di Ostia, diaframma fra i vari episodi del documentario e apertura dell'orizzonte delle possibilità sui sogni di questi ragazzi e sul futuro di una società multietnica.
Le difficoltà fra giovani e adulti, genitori e figli, ribelli e conformisti, erano al centro anche del lungometraggio d'esordio di Claudio Giovannesi, La casa sulle nuvole. Con l'accezione, lieve ma significativa, che permette di passare dalla dizione di film a quella di “film documentario”, Fratelli d'Italia porta avanti lo stesso discorso, stando meno “sulle nuvole” e ben più piantato a terra, situato all'interno delle mura scolastiche e familiari di tre adolescenti immigrati di seconda generazione.
Claudio Giovannesi ha talento e uno sguardo interessante sull'animo umano e sulle persone e Fratelli d'Italia rende giustizia ad essi più del suo pur piacevole esordio nel lungometraggio di finzione La casa sulle nuvole . Forse perchè è un progetto forte, cresciuto sulla volontà di unire cinema e impegno in un laboratorio multiculturale- quello, lodevolissimo, de Il labirinto - che guarda all'Italia [...] Vai alla recensione »