Beket

Film 2008 | Drammatico 80 min.

Anno2008
GenereDrammatico
ProduzioneItalia
Durata80 minuti
Regia diDavide Manuli
AttoriRoberto Freak Antoni, Simone Maludrottu, Jérôme Duranteu, Letizia Filippi, Simona Caramelli, Paolo Rossi, Fabrizio Gifuni, Luciano Curreli .
Uscitavenerdì 17 maggio 2013
DistribuzioneDistribuzione Indipendente
MYmonetro 2,15 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Davide Manuli. Un film con Roberto Freak Antoni, Simone Maludrottu, Jérôme Duranteu, Letizia Filippi, Simona Caramelli, Paolo Rossi, Fabrizio Gifuni, Luciano Curreli. Genere Drammatico - Italia, 2008, durata 80 minuti. Uscita cinema venerdì 17 maggio 2013 distribuito da Distribuzione Indipendente. - MYmonetro 2,15 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un "Aspettando Godot" in una moderna versione noir Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Beket ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 5,1 mila euro e 476 mila euro nel primo weekend.

Consigliato no!
2,15/5
MYMOVIES 1,50
CRITICA 2,80
PUBBLICO 1,00
CONSIGLIATO NO
Sequel, che rimugina nel già visto, del teatrale Aspettando Godot.
Recensione di Gabriele Niola
Recensione di Gabriele Niola

Godot non è arrivato e Vladimiro e Estragone sono stufi di attenderlo così intraprendono un cammino nella landa desolata che li ospita, in un mondo tra il post atomico e il delirante entrando in contatto con un'umanità esagerata in linea con quella rappresentata dal testo di Becket.
Potrebbero essere incontri alla fine del mondo ma non lo sono, potrebbe essere un film di Ciprì e Maresco ma manca la capacità di compiere l'ultimo miglio e dare senso alla rappresentazione della vacuità, potrebbe essere un film di spazi aperti ma questi sono usati solo per tentare di rappresentare il chiuso delle esistenze, potrebbe infine essere un film di Wenders se non fosse che i personaggi non stringono nessun rapporto con l'ambiente che li circonda ma lo abitano indifferentemente.
Beket invece è una sorta di sequel di Aspettando Godot ma invece che proseguire in quella linea ed evolverne il pensiero ne ripete il percorso di fatto allungando il testo originale. C'è sempre un motivo per il quale si riprendono determinati personaggi e determinate ambientazioni, sia che si tratti di remake che di sequel, ma in questo tale motivo sfugge. Applicare il linguaggio beckettiano al cinema è impresa ardua e ancora di più adattarne situazioni e dialoghi senza scivolare nella pericolosa categoria dell'intellettualismo più criptico, incapace di comunicare con alcuno che non sia se stesso.
E proprio l'ambiente poteva essere la chiave di un film che si rifiuta di averne pagandone lo scotto. Tradurre cinematograficamente le scenografie inesistenti di Becket con paesaggi sconfinati e bradi (ripresi con profondità di campo) sembrava un'idea vincente, peccato che poi nell'economia del film sia solo un orpello.
Ci si chiede allora il perchè di una simile operazione se di fatto non si dice nulla di nuovo, se non si propongono dinamiche, ambienti o idee originali, se non si ha un'idea forte del motivo per il quale sia assolutamente necessario fare cinematograficamente il seguito di un'opera teatrale. Beket rimugina nel già visto e già sentito mancando non solo di intrattenere o di far pensare, ma anche di stupire o di affascinare.
Esiste una dimensione profondamente intellettuale per il cinema che non sia necessariamente criptica, esiste la possibilità di comunicare contenuti altissimi con opere godibilissime e senza bisogno di restringere la propria platea. Solo che non è facile.

Sei d'accordo con Gabriele Niola?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Per fare qualcosa di beckettiano non basta volerlo, ispirandosi vagamente a Aspettando Godot (1952) di Samuel Beckett. In una desertica terra di nessuno e fuori dal tempo, due uomini aspettano a una fermata un bus che arriva senza fermarsi. Decidono allora di cercare a piedi quel dio (God-ot), intuito dietro la montagna sotto forma di sonorità musicale. A cosa si affida Manuli per chiudere con un film metafisico una trilogia sul cinema della solitudine? Non alle parole: pochi dialoghi, fondati su un'accanita ripetizione di frasi neutre che dovrebbero far ridere. Non a un apologo: più che una trama, c'è una sequela di incontri con bizzarre figurine. Spinto dalla necessità di esprimersi in libertà per unire "la povertà produttiva alla ricchezza dei contenuti", ha girato per 13 giorni (fotografia: Tarek Ben Abdallah) con una squadra di 10 persone, in suggestivi paesaggi naturali in Sardegna (Gallura, Cabras, miniera di Montevecchio, dune di Piscinas) e in Umbria (piana di Castelluccio). Senza regole né autocensura. Si vede.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 5 luglio 2014
Dandy

Road movie atipico,intellettualoide e ostico,dove "Aspettando Godot" viene allegramente strapazzato e la riflessione sul senso dell'esistenza è portata volutamente all'esasperazione,tra battute ripetute più volte,dialoghi da teatro dell'assurdo e personaggi emblematici.Il bianco e nero è azzeccato,e i paesaggi della Gallura sono trasfigurati in modo suggestivo [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Boris Sollazzo
Liberazione

Cosa succederebbe se Beckett perdesse una "c" e una "t", se Godot diventasse un autobus, se i due protagonisti che aspettano, andassero invece a cercare qualcosa, qualcuno o se stessi attraverso una terra di confine, di mezzo e di nessuno? Difficile saperlo, forse "accadrebbe" il cinema dell'assurdo di Beket in cui trash e linguaggio sperimentale e alto si uniscono, dove il lieto fine è tragico, dove [...] Vai alla recensione »

Roberto Silvestri
Il Manifesto

C'è, in Beket - falso movimento, on the road sulla più immobile delle tragedie, Aspettando Godot, in un mondo senzaGod - Roberto «Freak» Antoni, musicista demenzial sperimentale che passa da uno Skiantos all'altro. Nel film, italiano non medio, anche perché l'attore, ma qui solo scrittore e regista, Davide Manuli è stato premiato a Locarno 2008 e in altri festival estremi, Freak Antoni è il Mariachi, [...] Vai alla recensione »

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

A dieci anni dal folgorante e "maledetto" Girotondo, giro intorno al mondo, Davide Manuli torna con un altro no budget girato fra le rocce e i cieli di una Sardegna desertica. Il titolo, Beket, scritto proprio così, ci porta subito in un dopo-Storia alla Aspettando Godot. I protagonisti non si chiamano Vladimiro e Estragone bensì Freak e Jajà (Luciano Curreli e Jerome Duranteau).

Roberto Nepoti
La Repubblica

Commedia della solitudine in forma di itinerario geografico-esistenziale, un film non per tutti i palati: impegnativo alla visione, pieno di riferimenti, intelligente ma (consapevolmente) criptico. Per chi è disposto ad accettare la sfida, si tratta di una parafrasi del beckettiano "Aspettando Godot"; una versione "dinamizzata" che ha ricevuto premi della critica a Locarno.

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