Bakhita

Film 2008 | Commedia

Regia di Giacomo Campiotti. Una serie con Fatou Kine Boye, Fabio Sartor, Stefania Rocca, Sonia Bergamasco, Francesco Salvi. Cast completo Genere Commedia - Italia, 2008, - MYmonetro 2,50 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 12 ottobre 2010

1948. Aurora Marin giunge nel convento delle Canossiane di Schio dove è appena spirata suor Bakhita e rievoca, insieme alle figlie che l'hanno accompagnata, l'incredibile vita della donna che l'ha cresciuta.

Consigliato nì!
2,50/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO NÌ
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Trailer
Un affresco corale di vita contadina intessuto con mano accurata e rispettosa.
Recensione di Marianna Cappi
Recensione di Marianna Cappi

1948. Aurora Marin giunge nel convento delle Canossiane di Schio dove è appena spirata suor Bakhita e rievoca, insieme alle figlie che l'hanno accompagnata, l'incredibile vita della donna che l'ha cresciuta. Nata in un villaggio del Sudan, rapita dai negrieri e venduta al Marin, un mercante di Zianigo, Bakhita - il cui nome significa "fortunata", perché è scampata al leone - diviene la balia di Aurora, che ha perso sua madre al momento della nascita. Violentemente osteggiata dai contadini e dagli altri servi del padrone, Bakhita si avvicina alla fede cattolica, grazie al prete del paese, ma Marin non rinuncia a lei e la perseguita per riaverla. Ne sortirà un processo di grande eco e la decisione di Bakhita di farsi suora. Giovanni Paolo II, nel 2000, ne farà una santa.
Tra una rosa di progetti Rai, Giacomo Campiotti ha deciso di dedicarsi a Bakhita e ha realizzato un racconto su tre piani temporali, lontano dal "santino", ma non abbastanza lontano dalla classica narrazione popolare per il piccolo schermo.
Spiace soprattutto, in questo senso, la presa di distanza marcata della sceneggiatura dalla vita vera del personaggio narrato, in nome di un "romanzo" da inventare che non ha, però, i tratti della novità, né letteraria né cinematografica.
Piace, invece l'adozione del punto di visto di Bakhita, che guarda, stranita e curiosa, alla nostra società e punta involontariamente il riflettore sulla condizione di schiavi dei contadini veneti, la cui sussistenza dipende quotidianamente dai capricci del padrone. Piacciono l'incontro con Cristo, che Bakhita ricollega alla crocifissione di un poveretto che ha visto da bambina nel suo villaggio, e, in generale, le scene africane, per le quali il regista sfodera le tinte forti.
Mentre la cornice al convento, con Stefania Rocca nel ruolo di Aurora adulta, non riesce a mascherare la propria natura posticcia, l'affresco della vita contadina a Zianigo è intessuto con mano accurata e rispettosa: Campiotti, "figlio" di Ipotesi Cinema, qui riprende ed omaggia l'Albero degli zoccoli del suo maestro Ermanno Olmi.
L'esordiente Fatou Kine Boye riempie lo schermo. Punto di colore nel grigio delle valli del Veneto, il suo volto nero riflette più luce di qualsiasi altro e non c'è dubbio che sia l'attrice, ben più che l'azione, a dare al personaggio la forza e la centralità che richiede.
Produttivamente impegnativa, ovvero costosa, la miniserie Bakhita s'inserisce nel filone delle storie di grandi uomini sconosciute al pubblico di massa, mentre si scarta dalle biografie prettamente religiose, poiché non c'è traccia né di miracoli né di apparizioni celesti.
L'insegnamento di Bakhita non passa dai monologhi ma dalla sua stessa presenza di schiava nera nella villa del feudatario bianco: la sua libertà interiore è di per sé critica pungente alla società del possesso.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 9 aprile 2009
giuse

bellissimo però è incompleta la storia di Bakhita che il Padreterno ha voluto per i feriti della prima guerra mondiale.Li ha curati e santificati umanizzando gente che non credeva più all'amore ma era stata abbrutita dalla guerra. Bakhita è un fulgido esempio dell'amore universale senza distinzione di ceto, razza, è l'espressione dell'Amore di DIo per il quale siamo tutti fratelli.

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