Carnera - The Walking Mountain

Film 2007 | Biografico, 123 min.

Regia di Renzo Martinelli. Un film con Andrea Iaia, Anna Valle, Paolo Seganti, Burt Young, Paul Sorvino, F. Murray Abraham. Cast completo Genere Biografico, - Italia, 2007, durata 123 minuti. Uscita cinema venerdì 9 maggio 2008 distribuito da Medusa. - MYmonetro 1,99 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Vita, amori e soprattutto pugni - dati e presi - di una leggenda del pugilato, Primo Carnera. In Italia al Box Office Carnera - The Walking Mountain ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 260 mila euro e 138 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato no!
1,99/5
MYMOVIES 1,50
CRITICA 1,93
PUBBLICO 2,79
CONSIGLIATO NÌ
Il Carnera di Martinelli racconta con propensione retorica l'ascesa e la caduta del campione gigante del ventennio fascista.
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 10 maggio 2008
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 10 maggio 2008

Primo Carnera pesa alla nascita otto chili e a dieci anni il banco di scuola è già troppo piccolo per contenere la mole e le proporzioni del campione che sarebbe diventato nel Nuovo Mondo. Nato sulle montagne del Friuli, Primo conosce la fame ed è costretto ad emigrare in Francia per sopravvivere. Approdata sulla pista polverosa di un circo, l'imponenza fisica del gigante friulano, due metri per centoventi chili, colpisce l'immaginazione dell'ex campione di pesi massimi Paul Journèe. Costruita una vincente carriera da professionista, Primo Carnera attraversa in prima classe l'oceano e si guadagna il titolo di campione del mondo dei pesi massimi contro Jack Sharkey nell'arena del Madison Square Garden gremita di italiani esultanti. Era il 1933 e il regime fascista si impadronì del mito, esibendone le virtù fisiche e morali e sollecitando l'orgoglio patriottico.
Con Primo Carnera l'Italia fece la vera scoperta di massa del pugilato ad altissimo livello. Correvano gli anni '30 quando l'imponente fenomeno friulano, affamato e squattrinato, conquistò a suon di pugni il Sogno Americano offrendo una speranza al suo pubblico prevalentemente italiano. Dopo il Mercante di pietre e la rivendicazione dei valori cristiani dell'Occidente davanti al mondo islamico, Renzo Martinelli vorrebbe, ma non può, tratteggiare il profilo di un'epoca attraverso la storia di un singolo. Vorrebbe, ma non può, narrare l'ascesa, la caduta e la seconda opportunità di un pugile italiano attraverso un racconto morale all'ombra nera dell'era fascista.
Totalmente alieno al mondo dello sport e del pugilato in particolare, Martinelli gira un prodotto televisivo artificioso e retorico con una propensione moralista e consolatoria, raccontando con ipocrisia e facili sentimentalismi l'Italia del primo ventennio fascista. Carnera non brilla nemmeno per originalità narrativa e visionaria novità, possiede piuttosto una disonestà di fondo, che inganna e ricatta lo spettatore ricorrendo a facili scorciatoie melodrammatiche. Al Carnera di Martinelli non riesce neppure l'indagine sociologica di una nazione obnubilata dalle "spacconate" di regime e non c'è traccia, se non in qualche graffiata e veloce inserzione di repertorio, dei nostri emigranti e dell'umiliante trafila a cui venivano sottoposti al loro arrivo.
Martinelli, che si dichiara da sempre alla stampa ultimo baluardo della cultura europea contro quella onnivora e fagocitante degli States, finisce per girare un film dagli evidenti risvolti nazionalistici e tutto sommato "americano", non tanto per l'ambientazione quanto per il suo iscriversi nell'universo codificato del film pugilistico hollywoodiano. Il risultato è un apologo della virtù che persevera e non si arrende, dalla caduta all'happy end con giro di valzer: il pugilato come occasione di riscatto sociale, il ritiro e la rentrée dell'eroe nel recinto quadrato, la rivelazione casuale del suo talento, la carriera pugilistica sintetizzata col montaggio di titoli e foto sui giornali, il pathos delle scene madri davanti agli affetti familiari, le mogli fabbriche di eroi relegate oltre le corde del ring e dentro le camere d'albergo.
L'unica stella è per Primo Carnera, fenomeno fisico e pugile genuino che il cinema di Alessandro Blasetti e di Carmine Gallone, tra gli altri, immortalò facendolo esordire corpo-attore nel film di genere. I campioni come Carnera sapevano battersi con umiltà e incassare con eleganza. Come diceva Artaud, il pugile è un "atleta del cuore".

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

"Non è un film sulla boxe" dice con orgoglio l'autore/produttore. È vero. È una biografia del friulano Primo Carnera (1906-67) che a New York nel giugno 1933 divenne campione mondiale dei pesi massimi contro Jack Sharkey e perse il titolo nel 1934 per KO tecnico, dopo essere andato al tappeto 10 volte, abbattuto da Max Baer. Basterebbe quel match che fa di Baer un odioso (perché ebreo?) precursore di un Materazzi, ma coi guantoni per squalificare questo film inattendibile e agiografico. Quasi sopportabile nella 1ª ora nel raccontarlo come "la montagna che cammina", gigante buono, onesto e un po' stupido, sprofonda poi nel melodramma più bieco (il tentato suicidio) sull'orlo del ridicolo. Girato a Bucarest. Lungo lavoro di postproduzione per gli effetti speciali nelle brevi sequenze in BN. All'attivo la fotografia di Saverio Guarna, la scelta di Iaia protagonista e alcune dolenti immagini del moribondo Ernie Schaaf (1908-1933).

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 1 ottobre 2015
Luca Scialo

Quando c'è di mezzo la televisione, ogni racconto finisce per prendere le sembianze di una fiction, sempliciotta e superficiale. Il cast va da Roshan Seth ad Anna Valle dice già tanto. Anche il grande Primo Carnera finisce dunque in questo tritacarne, subendo un affresco dai colori grotteschi. Certo, lui era un gigante goffo e talvolta tonto, ma ciò era conseguenza dell'infanzia [...] Vai alla recensione »

domenica 13 maggio 2012
Gabri

Marzia Gandolfi forse non ha visto il film oppure non lo apprezza perchè non è affine alle sue idee politiche. Definisce Carnera campione gigante del ventennio fascista. Primo è morto nel 1967 e fino ad allora ha continuato a lavorare, forse questo la Signora non lo sa....Il film di Martinelli sfiora soltanto quel periodo e racconta con molto sentimento la storia di un uomo con [...] Vai alla recensione »

domenica 17 aprile 2011
toty bottalla

Dopo l'incontro con BAER, CARNERA avrebbe voluto la rivincita, ma nel film la verità viene capovilta, cosicchè è CARNERA che non la vuole, questa e altre incongruenze in un film approssimativo, protagonista senza espressioni emozionanti, le riprese degli incontri sono ridicole, brava però la VALLE. A chi leggesse il mio parere vorrei consigliare di vedere: "IL [...] Vai alla recensione »

giovedì 8 aprile 2010
don64

Film drammatico interpretato in modo ottimale da attori italiani e non. La trama molto toccante, avvincente, interessante, prende il pubblico per trasportarlo fino alla fine del film che e' molto drammatica.Nel complesso un film molto bello, magari adatto al cinema tv ma da vedere.Voto 8+

venerdì 6 maggio 2011
Alex_23

Storia molto bella riprodotta fedelmente fino a pochi minuti dal termine. I presupposti per creare un'ottima pellicola c'erano, ma tutto affonda quando si vedono le interpretazione dei protagonisti. La più brava è la Valle (ed è tutto un dire!) il protagonista è monofacciale, mai un emozione, mai un guizzo.. Seganti se la cava ma ha un ruolo abbastanza marginale. [...] Vai alla recensione »

Frasi
"La vita è merda, pugni e sangue. Nessuno ti regala niente!"
Una frase di Primo Carnera (Andrea Iaia)
dal film Carnera - The Walking Mountain
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Marco Cicala
Il Venerdì di Repubblica

Il regista Renzo Martinelli racconta le imprese dei gigante italiano (due metri per 126 chili) amato da Mussolini. Che divenne campione dei mondo anche grazie agli incontri combinati dalla malavita, ma che sul ring dava tutto. Fu il primo gigante dell'Italia. Nacque che pesava dieci chili, a Sequals, quaranta chilometri da Udine, e non smise mai di crescere: 2,05 metri di altezza, 126 chili dì peso, [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Di Primo Camera, finora, si era occupato soprattutto il cinema americano, direttamente o indirettamente, con un film interpretato da Humprey Bogart nel '56, «Il colosso d'argilla», e con un altro nel '62, «Una faccia piena di pugni», interpretato da Anthony Quinn. Adesso è la volta del cinema italiano, un occhio alla televisione perché, dei film di oggi, realizzato da Renzo Martinelli, si prevede [...] Vai alla recensione »

Cinzia Romani
Il Giornale

In piena globalizzazione, spunta il mito nostrano di Primo Carnera, campione dei pesi massimi nel 1933, descritto (con licenza) in questa cinebiografia kolossal. Andrea Iaia, due metri d'altezza come il boxeur friulano, funziona come ingenuo eroe, che recita Dante a memoria e conosce l'opera. Svelando il senso d'appartenenza al proprio paese, che trasformò Carnera in un simbolo, il regista conduce [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

L'ammirevole tema del film è senz'altro la sfida: quella pura e dura della fiction che si consuma tra le quattro corde del ring e quella produttiva che vede il nostro cinema competere sul suo terreno col gigante Usa. «Carnera - The Walking Mountain» rievoca infatti con il piglio del kolossal la veritiera mitografia di un eroe sportivo della storia italiana, quel Primo Carnera che da patetica attrazione [...] Vai alla recensione »

Antonello Catacchio
Il Manifesto

L'anteprima italiana di Carnera, the Walking Mountain, è iniziata da circa mezz'ora quando dal fondo della sala si intravede un turbinio di luci in movimento, un brusio indistinto. In un primo momento sembra un happening, un'iniziativa del marketing per creare l'evento. Il gruppo luminoso avanza tra le file di sedie, un po' alla volta si distingue di cosa si tratti: telecamere con faretto che si muovono [...] Vai alla recensione »

Andrea Giorgi
Film TV

Ma quanto somiglia a Rocky questo Primo Carnera che si sveglia alle 5 e si allena spaccando la legna, che fa le flessioni a ritmo di videoclip e può contare persino su Burt Young a bordo ring. Tanta roba, insomma, tripudio di effetti digitali per amplificare oltre misura i bagni di folla dell'eroe e le bandiere tricolori con stemma sabaudo. Tanta retorica, anche, tanto sentimentalismo, l'amore, la [...] Vai alla recensione »

Filippo Mazzarella
ViviMilano

Perché un sottotitolo inglese per la biografia del gigante boxeur? Perché le ambizioni guardano agli Usa. Ma il risultato è sempre semi (neo) berlusconiano, in senso tv (finirà sul piccolo schermo). Come al solito, l'impunito regista di «Porzus» e «Vajont» crede di essere il Cinema. Ma lo imita e basta. MEDIOCRE ½ - PER COPISTI Da VIviMilano, maggio 2008

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mercoledì 23 aprile 2008
Chiara Renda

Azione, fumetto e horror A metà maggio, dopo l'uscita di un blockbuster come Iron Man e in attesa del nuovo Indiana Jones e dell'incredibile Hulk, gli appassionati dell'action non resteranno certo a bocca asciutta.

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