Cargo 200

Film 2007 | Drammatico 89 min.

Anno2007
GenereDrammatico
ProduzioneRussia
Durata89 minuti
Regia diAleksej Balabanov
AttoriAgniya Kuznetsova, Aleksey Poluyan, Alexey Serebryakov, Leonid Bichevin, Yuri Stepanov, Natalya Akimova, Mikhail Skryabin, Leonid Gromov .
Uscitavenerdì 9 maggio 2008
TagDa vedere 2007
DistribuzioneArchibald Enterprise Film
MYmonetro 3,47 su 34 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Aleksej Balabanov. Un film Da vedere 2007 con Agniya Kuznetsova, Aleksey Poluyan, Alexey Serebryakov, Leonid Bichevin, Yuri Stepanov, Natalya Akimova, Mikhail Skryabin, Leonid Gromov. Genere Drammatico - Russia, 2007, durata 89 minuti. Uscita cinema venerdì 9 maggio 2008 distribuito da Archibald Enterprise Film. - MYmonetro 3,47 su 34 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il capitano di polizia Zhurov si ritrova a indagare sulla scomparsa della figlia di un segretario distrettuale dl Partito Comunista e su un brutale assassinio. In Italia al Box Office Cargo 200 ha incassato 5,1 mila euro .

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Consigliato sì!
3,47/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,96
PUBBLICO 3,08
CONSIGLIATO SÌ
Un film organico privo di tentativi di apertura al pubblico, a cui chiede un buon "carico" di coraggio..
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 29 agosto 2007
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 29 agosto 2007

URSS, 1984. Mentre il regime sovietico è agonizzante e pesanti aerei da carico riconducono in patria le salme dei soldati sacrificati in Afghanistan, un professore di ateismo scientifico, in viaggio verso la casa materna, è costretto da un guasto alla macchina a chiedere asilo e aiuto a un ex galeotto che crede nell'anima e sogna La città del sole. Nella baracca convergeranno vite e miserie di un giovane trafficante di vodka, della sprovveduta figlia di un segretario distrettuale del partito comunista, di un meccanico vietnamita e di un capitano di polizia violento e delirante. Madri folli di figli impotenti e padri colpevoli di figli innocenti guardano alla televisione il futuro in bianco e nero della nazione.
Dopo il dittico dei "brothers" (Brother e Brother 2), ambientati (il primo e parte del secondo) nella Russia postcomunista che corre verso il dollaro e la globalizzazione, Alexey Balabanov gira un film duro e "materiale", che attinge alla cronaca e all'esperienza personale. L'invenzione autoriale interviene sulla realtà per raccontare il declino irreversibile del sistema comunista, cancellato dai nuovi processi economici e politici. Come la "Città del sole" di Tommaso Campanella, vagheggiata e introdotta da un ex galeotto, il film di Balabanov è imperniato sul dialogo sempre ubriaco (di vodka, chiacchiere o follia) tra due fratelli, tra un malvivente e un docente universitario, tra un capitano di polizia carnefice e la sua giovane vittima.
Superando le note realistiche sulla vita dei suoi personaggi nell'Unione Sovietica e calcando il cinismo e la disperazione che caratterizzano i loro comportamenti, Cargo 200 espone con lucida ma anche orrorifica essenzialità la mancanza del conflitto morale. Individuo e sistema viaggiano insieme, su una Simca o su un sidecar. Un omicidio e uno stupro non fanno appello al senso di giustizia, non indignano ma si perpetrano incessantemente. Perché nel macabro guignol di Balabanov latitano gli esseri umani e dominano gli zombi in divisa scaricati da enormi aerei da carico. I militari in decomposizione errano senza pace, contaminando i vivi: gli ateisti convertiti dal battesimo e i giovani (in t-shirt) arricchiti alle porte della Perestrojka. Un film organico, privo di ammorbidimenti e di tentativi di apertura al pubblico, a cui chiede un buon "carico" di coraggio.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

È il film più cupo e pessimista (o nichilista?) realizzato in Russia dopo il crollo dell'impero sovietico ed esportato in Occidente (a Venezia 2007 nelle Giornate degli Autori). Alcune citazioni della stampa russa: esempio dell'estetica fascista; film geniale, terribile come la morte; film non per chi comprende ma per chi ricorda; terribile rétro. 1984 a Leninsk, mentre gli aerei sovietici da carico riportano in patria le salme dei soldati morti in Afghanistan, la polizia indaga su un omicidio e sulla scomparsa di una ragazza violentata. Le indagini sui due crimini sono affidate al capo della polizia Zurov che li ha commessi. Eventi realmente accaduti, registrati dal regista/sceneggiatore che nel 1984 aveva 25 anni. Nella colonna brani musicali di gruppi rock che allora cominciavano ad affermarsi.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 17 luglio 2010
karlettinos

Crudo, sporco, malato, greve, violento, sadico, ultradecadente. Molto di tutto ciò per descrivere il film. Non per tutti, ma per quelli che possono guardarlo è un film eccellente con buon ritmo narrativo e ottime interpretazioni. Certamente fuori dal comune, ma attenzione perchè per qualcuno potrebbe essere di difficile digestione.

venerdì 4 novembre 2011
Numenoreano

 Cosa è stato il comunismo in Russia? Prova a spiegarlo un professore universitario con parole tanto utopiche quanto inefficaci, provano a spiegarlo anche i fatti con immagini più che efficaci. Figli impotenti, madri folli, contrabbandieri ricchi alla faccia di lavoratori poveri. E l'immancabile bicchiere di Vodka per trovare il coraggio di rifugiarsi nel sogno di qualcosa di [...] Vai alla recensione »

sabato 2 aprile 2011
Dandy

Tratto,si dice,da una storia realmente accaduta,un film sgradevole e spietato sull'URSS pre-glasnost,dove i rappresentanti del potere sono come marionette ridicole o impotenti e la follia dilaga contagiando chiunque e ogni cosa.La violenza è improvvisa e il realismo impressionante,ma alla fine aldilà dei fatti mostrati nella loro verità e crudezza non c'è mai approfondime [...] Vai alla recensione »

sabato 6 maggio 2017
stefano capasso

Sono I primi anni ’80, nei pressi di Leningrado si incrociano le storie di diverse persone. Nella baracca di un ex galeotto si incontreranno un intellettuale comunista, un poliziotto corrotto e due giovani ragazzi che daranno il via ad una serie di eventi tragici. Mi è piaciuto molto questo film di Balabanov, che racconta il decadimento dell’impero sovietico.

venerdì 26 dicembre 2014
angelodemarco

Profondamente ingiusto nei confronti dello Stato sovietico il quale appare come la realizzazione del regno do baal sul pianeta Terra. Quello che in realtà viene ben rappresentato sono le istruzioni di uno Stato che sta soccombendo in una guerra e si avvia velocemente verso il disfacimento. Anche altre forme istituzionali avrebbero affrontato destini simili se sconfitte in una guerra totale. Vai alla recensione »

domenica 20 luglio 2014
davide chiappetta

Grandissimo film del regista russo Balabanov, recentemente e precocemente scomparso. Opera sporca e sadica quanto basta e col giusto contrappeso grottesco. Commedia nera che sottolinea bene il senso di forte decadenza e di disfacimento morale e getta uno sguardo inquietante sulla Russia poco prima della Perestroika, che sostiene di essere basato su eventi reali.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Francesco Alò
Il Messaggero

"Quando non ci sarà più posto all'inferno, i morti cammineranno sulla terra" recitava La notte dei morti viventi. E magari calpesteranno il suolo del nostro pianeta con delle scarpe da ginnastica. Anche se sono dei soldati. Un milite non ignoto torna cadavere dalla guerra in Afghanistan del 1984 in un'Unione Sovietica decisamente ignobile. Quando lo tirano fuori dalla bara (e non vi diciamo perché) [...] Vai alla recensione »

Piera Detassis
Ciak

Unione Sovietica, anno 1984 (simbolico e fatidico dunque). Alexey Balabanov (autore di Mosca cieca nel 1992 e nel 1997 di Brother, campione di incassi e fenomeno di culto in Russia) ricorda lo squallore (soprattutto morale) in cui la società russa si sfibrava, con la perestrojka ancora alle porte. Gli adulti - tra cui spicca un incredibile e patetico docente in ateismo scientifico - non capiscono i [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Il 1984 della provincia russa, alla fine dei brevi eredi (Andropov, Cernenko) di Breznev e prima dell'avvento di Gorbaciov. Ecco lo sfondo di Cargo 200 di Andrei Balabanov. Il titolo allude alla bara di un caduto in Afghanistan, che torna in patria e ritroverà in modo inatteso la fidanzata, in un'atmosfera di disfacimento, fra omicidi seriali che hanno per matrice l'impotenza e per sbocco la necrofilia. [...] Vai alla recensione »

Paolo D'Agostini
La Repubblica

In realtà Cargo 200 non spiega niente. Non informa esplicitamente sul fatto che questa mostruosa periferia o provincia russo-sovietica è colta sullo sfondo della metà degli anni 80, sull'orlo della Perestrojka di Gorbaciov e quindi del tracollo del potere comunista. Si vede il nuovo leader in tv, si usa l'espressione che dà il titolo per indicare i "carichi" provenienti dal fronte afghano.

Jeannette Catsoulis
The New York Times

Art house meets grind house in “Cargo 200,” Alexey Balabanov’s morbidly compelling thriller set in the Soviet Union. It is 1984, the economy and the party are collapsing, and the bodies of slain Soviet soldiers — code-named Cargo 200 — arrive regularly from the war in Afghanistan. Seeking distraction, a number of loosely related characters stray into the countryside, where dancing, drinking and unreliable [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Nato nel 1959 a Sverdlovsk (attuale Ekaterinburg), il regista Alexj Balabanov ha vissuto i suoi primi trenta anni in una Russia ancora sovietica, la cui morte annunciata oggi rievoca a fosche tinte in Cargo 200. E' l'autunno del 1984 - Chernenko già assai malato è appena succeduto ad Andropov - e nella plumbea cittadina industriale di Leninsk accadono cose terribili.

Mauro Gervasini
Film TV

Il capitano Zhurov pare il corrispettivo sovietico del poliziotto "nazista" di Fatherland di Harris. Ma questa volta sono gli ultimi giorni dell'impero, perché nel 1984, alla vigilia della Perestrojka, il socialismo di reale comincia ad avere soprattutto i sintomi della dissoluzione. Zhurov indaga sul rapimento della figlia di un pezzo grosso del Pcus distrettuale, ma subito la trama si capovolge in [...] Vai alla recensione »

Claudio G. Fava
Emme - Modena Mondo

Non so se Angelica Balabanoff, o Balabanov, e Aleksei Balabanov sono in qualche modo parenti o se si tratta di un’omonimia (con il russo esiste sempre un potenziale problema di traslitterazione). Nel primo caso il percorso di entrambi diventerebbe una sorta di parabola ammonitrice. Angelica, nata nel 1870 a Kiev da famiglia molto ricca, aveva studiato in scuole eleganti ed era andata a Bruxelles per [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Il 1984 immaginato da George Orwell nel 1948 (per fissare la data dell'incubo aveva scambiato le due cifre) non era un gran posto dove vivere. Nulla di paragonabile però all'Unione Sovietica del 1984, così come la descrive Balabanov – tanto bravo da far venire voglia di una retrospettiva, per vedere come si passa da Kafka al fumetto ai pionieri della pornografia russa – nel suo undicesimo film, basandosi [...] Vai alla recensione »

Alissa Simon
Variety

Nell'Unione Sovietica che si avvia alla perestrojika, un poliziotto sadico che si diverte ad abusare del suo potere incrocia il suo destino con un professore comunista e ateo, che sta vivendo una crisi mistica. Cargo 200 non riesce a catturare gli umori popolari della Russia, come i precedenti film di Balabanov, Brother e War. Ma indubbiamente il regista russo sa come raccontare il suo paese.

Boris Sollazzo
DNews

Il comunismo è crollato, imploso, morto e sepolto. Purtroppo o per fortuna, è successo, anche se Berlusconi fa finta di niente. Cargo 200 non è altro che la fotografia del terremoto che lo ha cancellato e un viaggio in mezzo alle sue macerie. Un gioiello di quel cinema dell'est che è rinato dalle ceneri di un impero che l'ha lasciato orfano e molto arrabbiato, col terribile dubbio che si stava meglio [...] Vai alla recensione »

Cristina Piccino
Il Manifesto

Dalle conversazioni in sala capiamo che Cargo 200, film d'apertura delle Giornate degli autori, è piaciuto molto. E è già un piccolo evento, quasi come lo divenne il terribile (almeno per me) Incubo di Darwin di Hubert Sauper (era sempre nelle Giornate). Viene a questo punto il panico di non capire più nulla, almeno ciò che «funziona» e ciò che no (il dilemma del buon Takeshi Kitano.

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