| Titolo originale | Man Push Cart |
| Anno | 2005 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 87 minuti |
| Regia di | Ramin Bahrani |
| Attori | Ahmad Razvi, Leticia Dolera, Charles Daniel Sandoval, Ali Reza, Farooq 'Duke' Muhammad Upendran K. Panicker, Ali Reza (II), Farooq 'Duke' Muhammad, Panicker Upendran, Arun Lal, Razia Mujahid, Hassan Razvi, Mustafa Razvi, Altaf Houssein, Bill Lewis (II), Abdelrahma Abdelaziz, Ronak Ricky Patel, Shaana Levy, Bhavna Toor, Adrian Quezada, Atif Muhammad Mirza, Rao Rampilla, Issam Abdelkader, Qamar Bukhari, Asim Mujahid, Mousa Hussein Kraish, Mariam Sologashvili, Thomas Russo, Marc Bonnée, Paul Ross, Darryl Meadows, Linda K. Alexis, Damita Spencer, Katherine Boyle, David Boyle (II), Edward Harper, Ana Brzova, Katharyn Yew, Cynthia Martín, Sybil Prince, Nicholas Elliott. |
| Tag | Da vedere 2005 |
| MYmonetro | 3,38 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 18 settembre 2012
Presentato alle Giornate degli Autori a Venezia 2005, il film è stato poi selezionato al Sundance Film Festival e ha vinto il Fipresci Critic's Award al London Film Festival. Il film è stato premiato a London Film Festival, a Mannheim-Heidelberg, a Ojai, a Riga, a Seattle, ha ottenuto 1 candidatura a Thessaloniki,
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CONSIGLIATO SÌ
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Il film dell'iraniano Ramin Bahrani ci porta fin dentro le strade di New York, a seguire lo sforzo quotidiano di un uomo che per mestiere trasporta, letteralmente e fisicamente, il peso della sua esistenza: un carrello che sposta agli angoli della strade e da cui vende ciambelle e caffè nelle pause pranzo della Grande Mela. Girato interamente a New York il film racconta la vita monotona e ripetitiva di questo giovane pakistano alle prese con un'integrazione difficile. La vita cupa degli immigrati, ridotti a ritagliarsi un metro quadrato di esistenza, a strapparla ai ritmi incalzanti della città. Il chiosco diventa metaforicamente il radicamento essenziale per vivere. Anche un angolo, un metro quadro infatti, consente la possibilità di una vita. Quando non è agli angoli delle strade, Ahmad è rilegato nella sua minuscola stanza in affitto. Unico compagno di vita, un gattino di cui il ragazzo si prende cura. Il film, presentato nel 2005 al festival di Venezia, nelle Giornate degli Autori, si è distinto per intensità stilistica e di interpretazione. Lo stesso anno vince il premio Fipresci al London Film Festival.
La costrizione degli spazi diventa anche costrizione metaforica dell'esistenza. Anche le riprese infatti seguono l'estetica dell'assenza di spazio: primi piani e campi stretti e una macchina da presa che bracca i personaggi non lasciando possibilità di apertura sul fuori campo. Anche la fotografia, a dominante grigia e cupa, sembra assorbire i gas di scarico delle trafficate strade di Manhattan. Il ritmo del film è scandito dal trascinare faticosamente il chiosco, quasi una condanna da trasportare lungo salite (come un Sisifo moderno che porta il peso e l'assurdità della propria esistenza).
Il regista, allievo di Kiarostami, sembra riprenderne e reinterpretarne lo stile quasi documentaristico, dai tempi lunghi ma pregnanti. Per la sua vocazione di "cinema del reale" il film infatti è dedicato al regista Robert Flaherty, padre del documentario cinematografico, e conosciuto soprattutto per avere tracciato un ritratto nitido e realistico della dura esistenza degli abitanti delle isole Aran (L'uomo di Aran, film del 1934, è indubbiamente uno dei capolavori del cinema di tutti i tempi). In questo senso dunque il film è come un omaggio a un padre putativo, a uno stile, ma anche a un'estetica che vuole rendere conto della vita attuale che conducono gli immigrati - a New York come nel mondo intero - al pari di quella piccola comunità isolana che combatteva ogni giorno per la sopravvivenza. Lì la natura aspra e incombente, qui la grande città con le sue difficoltà di integrazione. Durante l'incontro con la stampa Bahrani ha letto una poesia persiana che sembra racchiudere tutto il senso del film, così come la questione esistenzialista per eccellenza: "Dove sono? Dove sto andando? Perché non mi hai mostrato la mia casa?"
"Hanno esistenza i vestiti,colore,forma,progetto / uno spazio profondo nei nostri miti,troppo spazio, / troppi mobili e troppe stanze vi sono nel mondo, / e il mio corpo vive tra (e sotto) tante cose sgomento, / con un pensiero fisso di schiavitù e catene". Questo è un verso della poesia "Ritual of my legs" di Pablo Neruda citata nel film da Noemi,la ragazza dell'edicol [...] Vai alla recensione »
The cart is a mobile New York coffee-and-bagel kiosk; the man pushing is Ahmad (Ahmad Razvi), a new Pakistani immigrant to the Big Apple. In his beautifully measured second feature, Iranian-American Bahrani follows this polite American-accented young man’s day – manhandling the cart through the streets at dawn, taking the A-train after dusk. His conversation is restricted to ‘You got it!’, ‘Cream cheese [...] Vai alla recensione »