The Company

Film 2003 | Drammatico +13 112 min.

Anno2003
GenereDrammatico
ProduzioneUSA
Durata112 minuti
Regia diRobert Altman
AttoriNeve Campbell, Malcolm McDowell, James Franco, Barbara E. Robertson, William Dick Susie Cusack.
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,33 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Robert Altman. Un film con Neve Campbell, Malcolm McDowell, James Franco, Barbara E. Robertson, William Dick. Cast completo Genere Drammatico - USA, 2003, durata 112 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,33 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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I Protagonisti di Altman, questa volta, sono votati a Tersicore:sono i ballerini della prestigiosa Joffrey Ballett Company di Chicago guidati dal drugo Malcom MacDowell, improbabile direttore artistico preposto al culto secolare della danza. In Italia al Box Office The Company ha incassato 1,2 milioni di euro .

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Consigliato nì!
2,33/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA
PUBBLICO 2,67
CONSIGLIATO NÌ
L'insostenibile leggerezza di Altman.
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

La storia è semplice, quasi banale, e allora non la si racconta piuttosto la si danza come ha fatto il regista limitandosi e limitandola a brevi sequenze di raccordo, tra una coreografia e un'altra, decisamente anonime. Alberto Antonelli, un impacciato ed esageratamente virtuoso (della recitazione) Malcom MacDowell, dirige tra mille difficoltà, non ultime quelle economiche, il Joffrey Ballett di cui Ry, Neve Campbell, ne è la stella più promettente. Nonostante le aspettative dello spettatore si stringano presto intorno alla giovane protagonista, Altman ancora una volta confeziona un film corale, dove gli egoismi e gli eccessi di individualismo vengono piegati fin dal titolo a favore del gruppo. Solo che questa volta a supportare le immagini che mutuano la storia non c'è più la partitura di parole carveriana (America Oggi) ma quella di gesti e di passi duncaniana. Isadora Duncan, madre della danza moderna americana, ballerina che scriveva e scrittrice che danzava, come si preferisce. La convinzione profonda della Duncan che l'estetica del balletto accademico si fondasse sulla negazione di ogni spontaneità, la portò a teorizzare nella prima metà del XX secolo, pur nella piena ammirazione dei maggiori esponenti della tradizione classica russa, una nuova forma di danza basata sulla rivalutazione dell'improvvisazione, priva di schemi, scene e costumi. La compagnia del Joffrey Ballett è allora erede legittima di quella "madre", erede di quella "origine moderna" non limitando mai il proprio repertorio al solo momento classico, al solo virtuosismo della danza accademica ma allargando,al contrario, le sue evoluzioni a un'estetica meno unitaria, a una coreografia più radicale e ansiosa nel ripensare l'arte della danza. E Altman, neofita nel coro (e si vede tanto, troppo), si limita a coglierne i diversi registri:la ballettistica accademica, la "danse d'école", con i suoi severi canoni di bellezza, grazia, armonia e l'altrettanto rigorosa e regale verticalità del corpo, da una parte;la gravità, la dissonanza e l'accentuata orizzontalità del corpo, dall'altra. Ci sono storie più difficili da raccontare, senza dubbio, forse perché già interamente iscritte nei corpi di chi le agisce a tal punto che il cinema si limita a doppiare senza aggiungere. E la danza doppiata di Altman interessa ed emoziona poco coi suoi luoghi comuni e i suoi stereotipi imbarazzanti, col suo poco sudore e il suo poco dolore, con la sua ingenuità e la sua benevolenza, con la sua pateticità e i suoi buonismi. La danza è dura e crudele quanto un racconto di Carver e in questo senso pertanto in assoluta armonia con la poetica di Altman. Appuntamento mancato? Forse. Ma perdonato per quella ballerina appesa a una corda appesa in cielo dentro le pieghe vorticanti e cangianti degli ampi drappeggi che la avvolgono, rediviva Loïe Füller -precorritrice della Duncan - sottratta da un fuori campo graffiato da una scarpetta.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 6 maggio 2011
Vincenzo Carboni

 Etereo, inafferrabile, dell’inconsistenza dell’aria… Eppure questo film lascia esaltato lo spettatore proprio nella mancata promessa di un trauma (o trama) intorno al quale si sviluppa il significato di una vita, il principio primo che istituisce la vita come narrazione, con al centro un evento e poi –prima e dopo- lo sviluppo di questo.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Corpi di uomini e di donne attraversano l’inquadratura leggeri, immateriali: figure astratte e assolute, forme in metamorfosi, così come i lunghi nastri che corrono tra di loro, unendoli. Sullo schermo tutto è colore e movimento, tutto è luce. Non c’è altro, nella prima sequenza di The Company (Usa, 2003, 112’). E forse niente altro “vale”, nello splendide film del grande Robert Altman.

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