| Titolo originale | 8 Femmes |
| Anno | 2002 |
| Genere | Giallo, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 101 minuti |
| Regia di | François Ozon |
| Attori | Catherine Deneuve, Isabelle Huppert, Emmanuelle Béart, Fanny Ardant, Virginie Ledoyen Danielle Darrieux, Ludivine Sagnier, Firmine Richard. |
| Tag | Da vedere 2002 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 3,62 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento venerdì 30 dicembre 2011
Una agguerrita pattuglia di star d'oltralpe per un film destinato a divertire e a mettere d'áccordo pubblico e critica. In Italia al Box Office Otto donne e un mistero ha incassato 2,2 milioni di euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Una villa isolata nella campagna francese. Una famiglia si riunisce per le vacanze, ma non si tratterà di un'occasione lieta. Il capofamiglia, come si scoprirà in breve tempo, è stato assassinato. L'omicidio puo'essere stato compiuto solo da una delle 8 donne presenti nella casa (compresa la sorella giunta in modo inaspettato). Se le donne rispondono al nome di Catherine Deneuve, Fanny Ardant, Isabelle Huppert, Emmanuelle Beart, Virginie Ledoyen ecc... si può facilmente immaginare quanto il gioco di rivalità (tra i personaggi ma anche tra le personalià attoriali) sia ad alto voltaggio. Anche di comicità perché il testo utilizzato ha un'origine teatrale che dosa con grande abilità commedia, satira e giallo. Ozon, dopo l'intimista e funebre Sotto la sabbia, spiazza tutti divertendosi a tenere a bada 8 caratterini non facili. Ci riesce con apparente nonchalance. Ma non tutto deve essere stato facile come appare. Per i posteri va ricordato il bacio lesbico tra la Deneuve e la Ardant (Buñuel e Truffaut sorridono sornioni dall'aldilà).
In una villa di campagna isolata dalla neve si riuniscono per il Natale otto donne; ma il padrone di casa, Marcel, giace nella propria camera con un coltello conficcato nella schiena. Tutte le presenti sono sospettate; ciascuna di loro aveva un valido motivo per desiderare la morte di Marcel: la moglie Gaby, le due figlie, l'anziana suocera, la cognata Augustine, la sorella Pierrette e le due domestiche. Solo una di loro è colpevole: quale?
L'ambientazione è la Francia degli anni '50, in una dimora alto-borghese fotografata in un artificioso technicolor che sembra voler imitare gli sfondi e le scenografie del cinema hollywoodiano di Vincente Minnelli e Douglas Sirk. Gli ingredienti sono quelli di un tipico giallo alla Agatha Christie: un cadavere che giace in una stanza chiusa a chiave e un gruppo di possibili colpevoli fra i quali si cela l'assassino (anzi, l'assassina). Otto donne sono presenti sul luogo del delitto: tutte sono sospettate; tutte hanno qualche segreto da nascondere. Il regista François Ozon adatta insieme a Martina de Van una pièce di Robert Thomas, rivisitandola in chiave postmoderna e riunendo per l'occasione il fior fiore del cinema d'oltrealpe. Il risultato è 8 donne e un mistero, presentato al Festival di Berlino del 2003: un raffinatissimo e gustoso divertissement che ha ottenuto uno strepitoso successo di critica e di pubblico in patria (oltre tre milioni e mezzo di spettatori in Francia) ed incassi ragguardevoli anche nel resto del mondo.
Ma 8 femmes non è soltanto un semplice murder-mystery, quanto piuttosto un formidabile meccanismo teatrale che, attraverso una trama-pretesto infarcita di sorprese, eventi inaspettati e sconvolgenti rivelazioni, si diverte a mettere alla berlina le piccole ipocrisie della società borghese tradizionale, con un sarcasmo degno di Buñuel. Dal canto suo, Ozon accumula le citazioni cinefile (senza mai prendersi troppo sul serio) e si rivela abilissimo nel miscelare i vari generi: il giallo classico, la commedia grottesca, il melodramma, il noir e addirittura il musical. Il tutto sotto il segno dell'ironia, con una narrazione costantemente sopra le righe dietro la quale, però, si profila un feroce gioco al massacro che vedrà le otto protagoniste del film fronteggiarsi a colpi di accuse, recriminazioni e frasi al vetriolo; e tutte quante, una dopo l'altra, finiranno prima o poi per tirare fuori i propri scheletri nell'armadio (tradimenti, passioni illecite, inganni e avvelenamenti).
E in questa sottile gara di intrighi e di menzogne nella quale nulla è ciò che sembra, Ozon fa scendere in campo una sensazionale squadra di attrici, che comprende un poker di regine del grande schermo: Catherine Deneuve è Gaby, madre di famiglia snob e classista; Fanny Ardant è la trasgressiva Pierrette, donna affascinante e dedita al vizio; Isabelle Huppert è zia Augustine, zitella bigotta e repressa; ed Emmanuelle Béart è Louise, la sensuale cameriera della villa. Senza dimenticare l'impagabile Danielle Darrieux nella parte della bizzarra vecchietta Mamy, alla quale è affidato l'amaro messaggio conclusivo della pellicola (non c'è amore senza sofferenza). Eccellente l'uso simbolico dei colori per sottolineare i diversi caratteri dei personaggi, a ciascuno dei quali è assegnato un determinato numero musicale, con una canzone tratta dal repertorio popolare francese che serve alle varie protagoniste per raccontare se stesse. Fra battute taglienti come lame, tensioni omoerotiche e torbidi segreti familiari, Ozon si concede perfino una violenta zuffa fra la Deneuve e l'Ardant, che si rotolano sul pavimento per poi scambiarsi effusioni saffiche in una delle scene più spassose del film. E il finale ci regala un insospettabile colpo di scena che, per una volta, lascia davvero a bocca aperta.
Seducono, colpiscono, odiano e amano le otto donne di François Ozon. Dopo la morte di un padre in "Sitcom" e la scomparsa di un marito in "Sotto la sabbia", il giovane regista francese prosegue nella sua smania di 'eliminare' i protagonisti maschili dai propri film, sebbene in questo caso cambi decisamente registro affrontando la commedia musicale, e non solo.
Il conclamato bacio lesbico tra Cathenirne Deneuve e Fanny Ardano non è occasione di turbamenti ma di una sonora risata: una delle tante che il Palast ha tributato alla divertentissima commedia di Francois Ozon. Se Otto donne strizza l'occhio a un repertorio eclettico - dalla pochade di Feydeau all'Hitchcock della Congiura degli innocenti - gli innesti funzionano a meraviglia, grazie soprattutto a [...] Vai alla recensione »