| Titolo originale | Yi ge dou bu neng shao |
| Anno | 1999 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Cina |
| Regia di | Zhang Yimou |
| Attori | Minzhi Wei, Huike Zhang, Zhenda Tian, Enman Gao . |
| Tag | Da vedere 1999 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,13 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 20 novembre 2009
Una maestrina (con o senza la penna rossa) va in cerca della pecorella smarrita, lo scolaretto scomparso dalla sua classe. Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office Non uno di meno ha incassato 829 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Una maestrina (con o senza la penna rossa) va in cerca della pecorella smarrita, lo scolaretto scomparso dalla sua classe. La classe di Yimou non è acqua, anche con un soggetto deamicisiano. Uno di quei film fatti apposta per vincere il Leone a Venezia. Cosa che si è puntualmente verificata. Dalle opere in costume, Lanterne rosse, ai soggetti contemporanei, lo stile perde un po'.
Non uno di meno può essere letto come esemplificazione di alcuni aspetti della pedagogia di John Dewey, filosofo ed educatore. La pedagogia di Dewey è pragmatica, funzionale e sociale: funzionale in quanto vede i processi educativi non come fini a se stessi, astratti, meccanici, ma come strumenti funzionali alla vita concreta; sociale in quanto vede i processi educativi come miranti a far divenire l’individuo elemento attivo della società, vede la scuola come embrione della comunità, avvio al senso di unità sociale. Dewey si oppone alla ricettività passiva del bambino: l’educazione deve dare al bambino la possibilità di «realizzarsi e realizzare», di attivare le proprie potenzialità e di svilupparle verso scopi sani sia sul piano individuale che su quello sociale. Tutte queste idee di Dewey si ritrovano nel film. All’inizio Wei Minzhi si limita a trascrivere alla lavagna testi che gli alunni devono copiare, impronta l’istruzione su un’attività di copiatura che non stimola gli alunni: siamo sul piano di un’educazione meccanica, passiva. Poi Wei Minzhi, per obbedire alla necessità etica di trovare Zhang Huike e riportarlo a scuola, deve raccogliere soldi e chiede aiuto agli alunni che imparano così a far di conto: si sentono coinvolti nell’educazione, che assume una funzionalità pratica, legata alla vita concreta, attivano e sviluppano le proprie potenzialità verso scopi sani sia per se stessi (l’apprendimento) sia per l’interesse verso l’altro (riportare Zhang Huike a scuola), passano dall’individualismo al senso della collettività grazie a una pedagogia sociale. Dewey applica il pragmatismo alle sue idee e alla loro esposizione nei suoi testi: non si ferma al piano astratto, ma espone un’idea e passa subito all’applicazione pratica, ai fatti, alle cose. Questo approccio di Dewey si riflette nel film: il regista, favorito dal mezzo che usa, il cinema, visto come strumento pedagogico, sociale, etico, adotta un approccio e uno stile fondati sulla concretezza, sulla materialità, ricorre ad ambienti veri, ad attori non-professionisti che non interpretano ma vivono il loro personaggio. Leone d’oro 1999.
Fantastico affresco della Cina rurale per il talentuoso Zhang Yimou. La prima parte girata in una sgangherata scuola di uno sperduto villaggio cinese è una vera perla; ogni dettaglio è apprezzabile ( dall'alzabandiera con inno del lunedì, alla parsimonia dei bambini costretti a una vita di miseria) e le ambientazioni, soprattutto gli interni, sono eccelse.
Intimidita, ma salda nel suo piccolo coraggio: così fronteggia la sguardo della televisione la maestra Wei (Wei Minzhi). Il suo volto si riga di pianto. Poi, in controcampo e in primo piano, Zhang Yimou inquadra l'obbiettivo della telecamera. A quest’occhio mostruoso la ragazzina ora chiede aiuto. A questo interlocutore muto, che la scruta minaccioso, la supplente del maestro Gao (Gao Enman) affida [...] Vai alla recensione »