Days of Being Wild

Film 1991 | Drammatico, 95 min.

Titolo originaleÀ-fei zheng chuang
Anno1991
GenereDrammatico,
ProduzioneHong Kong
Durata95 minuti
Regia diWong Kar-wai
AttoriLeslie Cheung, Andy Lau, Carina Lau, Maggie Cheung, Jacky Cheung, Tony Chiu-Wai Leung .
TagDa vedere 1991
DistribuzioneTucker Film
MYmonetro 3,09 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Wong Kar-wai. Un film Da vedere 1991 con Leslie Cheung, Andy Lau, Carina Lau, Maggie Cheung, Jacky Cheung, Tony Chiu-Wai Leung. Titolo originale: À-fei zheng chuang. Genere Drammatico, - Hong Kong, 1991, durata 95 minuti. distribuito da Tucker Film. - MYmonetro 3,09 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Anni Sessanta. Un ragazzo senza lavoro ciondola da una ragazza all'altra. Poi decide di andare nelle Filippine per trovare una madre a lui sconosciuta In Italia al Box Office Days of Being Wild ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 2 mila euro e 160 mila euro nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,09/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,67
CONSIGLIATO SÌ
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Cinema
Recensione di Emanuele Sacchi
Recensione di Emanuele Sacchi

Hong Kong, 1960. Il giovane dissoluto Yuddy seduce e poi abbandona due ragazze - la cassiera Su Li-Zhen e la cantante Mimi - prima di partire per le Filippine alla ricerca della sua vera madre e delle radici che lo possano ancorare alla vita.
È con Days of Being Wild che Wong Kar-wai diventa l'autore che in seguito il mondo conoscerà e a cui tributerà infiniti elogi. Se As Tears Go By era ancora fortemente legato alle meccaniche dell'industria di Hong Kong e a un certo modo di girare il connubio tra action e melò (ma con tocchi personali che lo rendono comunque un unicum), in Days of Being Wild fanno capolino quelli che saranno i topoi di Wong negli anni a venire. Lo struggimento d'amore e la sua relazione con il tempo, fuggevole e ingannatore, è (ancora e sempre) il tema dominante e l'asse fondante della poetica wongkarwaiana. Per sorreggere la sua estetica, rafforzata dalla prima collaborazione con il direttore della fotografia Christopher Doyle, Wong plasma un cast strepitoso, reinventando Maggie Cheung da giovane modella irraggiungibile a dimessa cassiera - gonne larghe e lunghe, improbabili camicie - di una sala scommesse e plasmando su Leslie Cheung il personaggio del "bello e maledetto" che lo accompagnerà nella sua splendida, ancorché tristemente breve, carriera. Yuddy, così si chiama il personaggio di Leslie, si sente già morto, privo di un'identità e conscio che la spasmodica ricerca della sua vera madre non potrà mai tradursi nell'esito sperato; in virtù di quest'e(ste)tica di vita dissoluta che ne deriva, le donne - tanto la Su Li-zhen di cui sopra quanto l'estroversa cantante Mimi - finiscono per cadere ai suoi piedi e per essere calpestate dalla sua autolesionistica impossibilità di amare e di stabilire delle relazioni. L'inseguimento dell'oggetto d'amore porta a un circolo vizioso di cacciatori e prede, con il premuroso poliziotto Tide vanamente innamorato di Su Li-zhen e il timido Zeb altrettanto di Mimi.
Secondo Wong, tanto più il sentimento d'amore è intenso e tanto meno trova soddisfazione, nel loop di un'eterna incompiutezza che si pone come principale cifra stilistica - oltre che scelta quasi ideologica, del WKW autore e di Days of Being Wild in particolare - scandita dal movimento delle lancette di orologi, onnipresenti quasi quanto il fumo delle mille sigarette consumate.
Il destino del film sarà quello di non incassare a sufficienza per dar luogo al seguito che le ultime sequenze parrebbero prefigurare, salvo poi reincarnarsi, in una sorta di metempsicosi autoriale, nel dittico In the Mood for Love-2046, in cui torneranno musiche (i brani dell'America latina in voga nella Hong Kong dei '60), luoghi e personaggi (Mimi e la stessa Su Li-Zhen, nome che diventerà ossessione ricorrente del protagonista di 2046) di un film sulla schiavitù dell'amore che per Wong sembra non avere mai fine (né inizio). In questo senso vien quasi da pensare alla consapevolezza di un demiurgo quando il regista introduce il personaggio di Tony Leung senza un intento apparente; ipotesi suggestiva quanto improbabile, a cui è bello credere, seguendo il flusso di un'onirica visione propria del cinema di Wong Kar-wai.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 25 luglio 2011
molenga

Meno onirico e meno bello del capolavoro di wong kar-wai,"2046", questo film ha tuttavia il merito di introdurne i personaggi, di accennarne le melodie e di essere compiuto in sé: le ambientazioni sono quelle dell'asia costiera che tanto ama il regista, i vicoli, la pioggia tropicale- Macao(dove non si è mai ma alla quale va il ricordo) Hong Kong, le filippine.

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