| Anno | 1973 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | USA |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | George Lucas |
| Attori | Richard Dreyfuss, Ron Howard, Paul Le Mat, Charles Martin Smith, Cindy Williams Candy Clark, Mackenzie Phillips, Wolfman Jack, Bo Hopkins, Manuel Padilla jr, Beau Gentry, Harrison Ford, Jim Bohan, Jana Bellan, Deby Celiz. |
| Tag | Da vedere 1973 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,71 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 31 luglio 2013
Estate 1962. California. Una molteplicità di personaggi (tra cui emergono quattro caratteri) si incrocia nel corso di una notte alla ricerca di una felicità che sembra sempre sul punto di esser colta e che sfugge continuamente di mano. Il film ha ottenuto 5 candidature a Premi Oscar, 3 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, In Italia al Box Office American Graffiti ha incassato 2,4 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Estate 1962. California. Una molteplicità di personaggi (tra cui emergono quattro caratteri) si incrocia nel corso di una notte alla ricerca di una felicità che sembra sempre sul punto di esser colta e che sfugge continuamente di mano. Dei quattro, alla fine, ci è dato di conoscere il futuro: uno morirà in un incidente stradale, uno diventerà scrittore, un altro sarà dato per disperso in Vietnam mentre il quarto farà l'assicuratore. Nel 1973 Hollywood scopre il bisogno di mostrare alla generazione della contestazione nei Campus l'immagine della gioventù dei fratelli maggiori. Lo fa con un film che sfugge alla retorica pur non rinunciando alla nostalgia. Questa emerge, in particolare, dalla colonna sonora selezionata da Walter Murch che ripercorre, con il pretesto di una radio locale su cui tutti si sintonizzano, gli ultimi anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta attraverso le top-hit più famose. Imitato a più riprese, il film di Lucas rimane inviolato e insuperato. Le storie dei protagonisti sono legate a un profondo senso di insicurezza proprio del trapasso dall'adolescenza all'età adulta, ma non manca la profonda consapevolezza del raggiungimento di un punto di non ritorno collettivo che modificherà dalle fondamenta la vita sociale. Si è scritto più volte, anche su testi autorevoli, che l'assassinio di Kennedy non si è limitato a mutare il contesto politico degli Usa, ma che ha scavato molto più in profondità nella coscienza collettiva. Il cinema, sensore privilegiato dei cambiamenti, ha registrato questi sconvolgimenti proponendone una sua lettura. I consigli di Lupo Solitario, la bionda sconosciuta che ti dice "I love you" di là dai vetri di un'auto, i Pharaons, con la loro tracotanza da banda ormai vicina all'estinzione, le corse notturne alla James Dean stanno per scomparire in una dissolvenza non incrociata. Lucas rilegge, in meno di due ore, una generazione con l'immediatezza negata a un saggio e con una penetrazione infinitamente più capillare. Film di culto dalle numerose nominations e (come spesso accade) da nessun Oscar, American Graffiti è, come recita il suo titolo opportunamente lasciato inalterato, una ricerca su incisioni che hanno scalfito la superficie di una società che non è però riuscita a cancellarle. È un "come eravamo" finalizzato alla comprensione del presente, costantemente in bilico sul filo di una memoria che si fa, a distanza di pochi anni, storia di un tempo apparentemente remoto con cui ci si deve confrontare.
American Graffiti è un film sulla perdita dell’innocenza che riguarda i quattro protagonisti e un’intera nazione. È una nostalgica rievocazione dell’adolescenza e dei primi anni ’60. I personaggi vivono l’età in cui si è posti dinanzi a scelte e cambiamenti determinanti, affrontano la paura e l’inevitabilità del crescere. I loro tragitti notturni sono altrettanti percorsi iniziatici verso la maturità. Il percorso centrale è quello di Curt, alla ricerca dell’identità, della forza di separarsi dalle origini e dalla provincia, che tiene legati i suoi figli come una chioccia gelosa e protettiva. Quando questi figli giungono alla maturità, sono spinti a cogliere la necessità di abbandonare la terra in cui si è nati per costruirsi una vita e un’identità autonome. Alcuni, come Curt, partono; altri restano, per scelta, come Steve, o perché, per cause socio-economiche, non hanno altra scelta, come John e Terry. Filo conduttore è il dj Lupo Solitario, voce-guida, regista delle varie storie, incarnazione del mito, dell’inconscio, della figura del Padre. Nel film i padri sono assenti, i ragazzi sono soli davanti al momento della maturazione, della separazione dai modelli. Prima di partire, Curt si confronta con Lupo Solitario, si stacca dal mito del Padre, e va avanti da solo, senza figure e voci che lo guidino. Le didascalie sul futuro dei ragazzi svelano l’incombere della finitudine. Il film si svolge nel 1962, in un’epoca di serenità che precede di poco l’assassinio di Kennedy, la guerra in Vietnam, la fine del sogno americano: ombre minacciose funestano sia le vite dei protagonisti, sia la Storia degli Usa. Il film combina la frammentarietà dell’azione, che nasce dal seguire quattro diversi percorsi narrativi, e l’unità di tempo (una notte) e di luogo (la città). La pluralità di personaggi e percorsi si accompagna alla compattezza data dal rispetto di due delle tre unità aristoteliche e dalla colonna musicale quasi ininterrotta, come in un videoclip, con canzoni dell’epoca che contrappuntano emotivamente e contestualizzano storicamente la narrazione (solo il brano finale, All Summer Long dei Beach Boys, è fuori tempo, posteriore al ’62, e si lega infatti alle didascalie sul futuro).
Nella California dei primi anni ’60, quattro amici decidono di vedersi una sera, per l’ultima volta, prima che due di loro, Curt e Steve, partano per il college. Con questa pellicola George Lucas dà inizio alla sua carriera, mostrando di essere in grado di rappresentare - attraverso musiche, ambientazioni e carismatici personaggi - una delle rumorose notti brave americane [...] Vai alla recensione »