|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento giovedì 6 giugno 2024
Argomenti: I film e le serie ispirate a Il gattopardo
Il romanzo originario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa diventa per il regista l'occasione di sviluppare la sua personalissima versione della recherche proustiana. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha vinto 3 Nastri d'Argento, ha vinto un premio ai David di Donatello, In Italia al Box Office Il gattopardo ha incassato 93,4 mila euro .
|
ASSOLUTAMENTE SÌ
|
Dall'alto della propria villa, la famiglia nobiliare dei Corbera accoglie con preoccupazione la notizia dello sbarco delle truppe garibaldine in Sicilia per rovesciare il regno borbonico e avviare il processo di unificazione dell'Italia. Il capofamiglia Fabrizio, principe di Salina, sfruttando la propria intelligenza politica e l'attivismo dell'ambizioso nipote Tancredi Falconeri fra le file delle camicie rosse, comprende che i tempi stanno cambiando e che il potere politico e istituzionale è ormai in mano ad una nuova classe di ricchi borghesi. Per adattarsi al tramonto dell'aristocrazia e difendere il prestigio della propria casata, il principe decide così di attendere la presa di Palermo da parte dei garibaldini, appoggiare apertamente l'annessione all'Italia ed accettare le nozze fra l'adorato Tancredi e la bella figlia di un sindaco ricco e incolto, perché "affinché niente cambi, bisogna che tutto cambi".
Memoria e realismo solitamente parlano due tempi differenti: la prima si esprime al passato dei ricordi e dei racconti, il secondo al presente del resoconto e della cronaca.
I percorsi paralleli dell'eco e della parola, della nostalgia e della testimonianza, di Proust e di Verga, tendono invece a incrociarsi sistematicamente nel cinema di Luchino Visconti. Nella ricercatezza delle sue immagini si fondono più arti e linguaggi, storie e discorsi di varie epoche e diversi contesti, che trovano ogni volta una temporalità specifica nel presente continuo del cinema.
Rispetto alle più libere trasposizioni di Verga (La terra trema), Dostoevskij (Le notti bianche) e Camillo Boito (Senso), con Il Gattopardo il progetto culturale e cinematografico di Visconti si modella perfettamente su quello storico-letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: raccontare il passato al presente, riportare la memoria del passato ad una dimensione esistente e visibile per potervi leggere all'interno il tempo del "sempre umano", ovvero quegli uno o due secoli di passaggio allo stato sociale di cui il principe di Salina si fa portavoce.
Ispirandosi più ai principi del realismo letterario che a quelli del (neo)realismo cinematografico, Visconti consacra la messa in scena alla raffinatezza del dettaglio, alla ricchezza dell'ornamento e alla profondità della descrizione, per riportare la Sicilia moderna a quella dei tempi dell'Unità d'Italia. Le due dimensioni temporali del film convivono in una rappresentazione tanto complessa quanto necessaria, nelle intenzioni del nobile regista milanese, ai fini di creare quell'esatta "nuova vecchia Sicilia" vista attraverso gli occhi e l'ideologia del principe Fabrizio.
È raro vedere un "film in costume" affrontare le questioni realmente politiche del tempo raccontato. Ancor più raro è fare della minuziosità scenografica e dell'eleganza estetica il principio per veicolare in modo ancor più preciso e dettagliato la filosofia socio-politica del protagonista. Alla fine, il film non propone che una soggettiva di Salina (quella in cui mostra gli affreschi della villa al Generale di Garibaldi), peraltro inserita nella cornice del ricordo e marcata dagli sguardi in macchina degli attori. Ma è l'intero sguardo sul film, più che quello nel film, a raccontare un passaggio epocale sotto ad una prospettiva politica. Un'ideologia conservatrice quando non addirittura reazionaria, ma che fra i drappi e le tappezzerie delle ville barocche del palermitano fa aleggiare continuamente sensazioni di morte e di decadenza, tanto per la deriva culturale della classe borghese, ecclesiastica e militare, che per il passatismo di certa aristocrazia nobiliare.
Il sogno ottocentesco di Visconti non auspica un vero ritorno dal "tempo degli sciacalli e delle iene" al "tempo dei gattopardi e dei leoni", ma è in fondo quello di un meticoloso restauratore: far rivivere il passato in un presente artefatto, cambiare tutto affinché niente cambi.
"Dobbiamo cambiare tutto affinchè non cambi niente"è la frase storica,e vagamente"eccessiva",che Tancredi(Alain Delon)pronuncia davanti a suo zio il principe di Salina(un grandissimo Burt Lancaster)e già queste parole,in sè,rappresentano(insieme,soprattutto,anche al bellissimo dialogo tra don Fabrizio e il funzionario Chevalier sul"sonno"dei [...] Vai alla recensione »
A che cosa serve un restauro? Nell'epoca del digitale, dove potremmo convincerci di avere praticamente tutti i film a nostra disposizione, perché recarsi in sala a vedere un film conservato e riproposto secondo criteri di accuratezza storica? Scavalcando d'un balzo l'abusato tema della pellicola contro il digitale, o dell'originale contro la copia, o ancora dell'esperienza in sala contro quella casalinga, si dovrebbe - almeno per il cinema italiano - inforcare altri occhiali.
Discusso, discutibile ma certamente non privo di belle immagini e di intensi valori emotivi, ecco Il Gattopardo, il film che Luchino Visconti ha tratto dal romanzo omonimo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Al suo centro, come nel libro, c’è un personaggio che domina su tutti gli altri, quello del principe palermitano Fabrizio di Salma, travagliato da una crisi personale che è anche la crisi del suo [...] Vai alla recensione »