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Tina Lattanzi

Tina Lattanzi è un'attrice italiana, è nata il 5 dicembre 1897 ad Alatri (Italia) ed è morta il 25 ottobre 1997 all'età di 99 anni a Roma (Italia).

Boccoli bianchi, corpo sinuoso, uno sguardo che seduceva e una voce sospesa fra innocenza e malizia. Questa fu la fulgida Tina Lattanzi, star di secondo piano del cinema fascista, ai tempi in cui Cinecittà era la culla dei migliori registi italiani. In lei, Guido Brignone ha trovato il suo Paradiso, mentre noi, nel suo timbro, abbiamo trovato i primordiali abbozzi infantili di una cattiveria che risiedeva nella fiammante bellezza delle streghe dei cartoni animati della Disney. «Specchio, specchio delle mie brame, dimmi, chi è la più bella del reame?», chiedeva lei in sala di doppiaggio allo specchio incantato, animato nella pellicola. Rispondiamo noi per lui: «La più bella sei tu, ma di regine, Tina, non ce ne son più».
Iniziò a recitare nel 1923 con la compagnia dell'attrice e regista Tatiana Pavlova, grazie all'aiuto di Vittorio De Sica. Successivamente, lavorò per diverse compagnie, fra cui quella di Ruggeri e la Za Bum di Mario Mattoli, affermandosi soprattutto in ruoli di seconda donna. L'esordio cinematografico risale invece al 1930 nella pellicola La straniera di Amleto Palermi e Gaston Ravel, seguita da Cinque a zero (1932) di Mario Bonnard, accanto all'amico De Sica. Poi, l'incontro con il regista Guido Brignone nel Rubacuori (1931), la spinse a lasciare il teatro e a dedicarsi a tempo pieno alla recitazione (diventando una delle sue attrici feticcio) e al doppiaggio.
In quest'ultima arte, fra gli anni Trenta e i Sessanta, Tina Lattanzi presterà la sua voce duttile e suadente ai grandi miti della cinematografia hollywoodiana come Joan Crawford, Rita Hayworth, Marlene Dietrich, ma soprattutto Greta Garbo, che si dice abbia affermato, dopo aver visto la versione italiana del suo Margherita Gauthier (1936), che sarebbe stata un'attrice migliore se avesse avuto la stupenda voce della Lattanzi. Voce che, lo ricordiamo, fu contraddistinta da quello che del gergo tecnico viene definito "birignao", ovvero la pronunzia nasale con un prolungamento delle vocali finali delle parole. Ma non fu solo la voce delle attrici in carne e ossa (doppiò perfino la Magnani), sua fu la voce della perfida e vanitosa Regina di Biancaneve e i sette nani (1938), così come quella della fantastica strega Malefica ne La bella addormentata nel bosco, entrambi della Walt Disney.
Tornò a teatro solo nel 1936, quando recitò in "Carità mondana" di Giannino Antona, seguito da "Il dolce aloe" di Jay Mallory con la compagnia del Teatro di Milano. Per il resto, la sua carriera fu tutta donata al cinema, soprattutto quando a firmarlo è Guido Bignone ne: Passaporto rosso (1935), Ginevra degli Almieri (1936) e Teresa Gonfalonieri (1934), specializzandosi perfettamente nei ruoli di aristocratica. Poi tornò alla regia di Mario Bonnard ne Il conte di Brechard (1938), seguito dalla commedia I mariti (1941) di Camillo Mastrocinque. Carmine Gallone la inserirà nel cast de Le due orfanelle (1942), Raffaele Matarazzo nel suo dramma Giorno di nozze (1942) e il ritrovato Mattoli in Stasera niente di nuovo (1942). Lattuada, Camerini, Riccardo Freda furono solo alcuni dei registi che ebbero la fortuna di dirigerla, benché in piccoli ruoli, nelle loro pellicole, fra i quali emerge perfino un film francese, diretto da Christian-Jaque, La Certosa di Parma (1948). Fenomenale nel ruolo della moglie del sindaco, accanto a Totò in 47 morto che parla (1950) di Carlo Ludovico Bragaglia, ma ancora più stupenda fu accanto a Silvana Mangano in Anna (1951) di Lattuada.
Nel 1953, Mario Monicelli e Steno la vollero nel cast de Le infedeli e lo stesso anno, Matarazzo la dirigerà ancora una volta in Tormento (1953). A cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, continuò a recitare e a essere una presenza riconoscibile nel cinema italiano e non solo: Luigi Zampa, Francesco Maselli, Jean Delannoy, Umberto Lenzi, ma soprattutto Luchino Visconti con il suo Gattopardo (1963) la investirono ancora una volta di quel lato nobile che il suo timbro le conferiva. Negli anni '70 ritornò sporadicamente sulle scene teatrali, sotto la guida di Aldo Trionfo in "Nerone è morto?" (1974) e "Lady Edoardo" (1978), e rivestendo la parte della Regina Madre in "Becket e il suo re" di Jean Anouilh, ma si concentrò principalmente sui suoi ruoli ne La donna della domenica (1976) - dove interpreterà la madre di Jean-Louis Trintignant - e ne Il cuore di mamma (1988) di Gioia Benelli che fu il suo ultimo film, accanto a Ingrid Thulin, Massimo Girotti, Margarert Mazzantini e Lea Padovani.
I suoi personaggi sembravano sempre avere la situazione sotto controllo, vere registe di un mondo edificante, fatto di moralità e virtù, facce signorili e vari vezzi. Lei riverberava bellezza all'ombra della quale molti registi tentavano di rifugiarsi, un po' come dei bambini. Attrice tosta, amante di personaggi duri e, nonostante questo, ugualmente femminile e romantica. La morte l'ha fatta assopire nel 1997, nello stesso sonno eterno in cui aveva condannato la bella addormentata. Sembra quasi di risentirla: «La tua tomba sarà una foresta di rovi , folta e intricata che nessuno la scovi, ora va e porta nella tua spira, l'oscura forza della mia ira!».

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