| Titolo originale | The Apartment |
| Anno | 1960 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | USA |
| Durata | 125 minuti |
| Regia di | Billy Wilder |
| Attori | Shirley MacLaine, Jack Lemmon, Fred MacMurray, Ray Walston, Jack Kruschen Hal Smith, Benny Burt, David Lewis, Hope Holiday, Joan Shawlee, Naomi Stevens, Johnny Seven, Joyce Jameson, Willard Waterman, David White. |
| Uscita | lunedì 3 dicembre 2018 |
| Tag | Da vedere 1960 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,20 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 7 novembre 2023
L'impiegato di una grande compagnia d'assicurazioni fa carriera prestando il suo appartamento da scapolo ai dirigenti per le loro avventure galanti. Il film ha ottenuto 10 candidature e vinto 5 Premi Oscar, Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office L'appartamento ha incassato 72,7 mila euro .
Passaggio in TV
il film è stato trasmesso venerdì 13 marzo 2026 ore 2,25 su LA7CINEMA
L'appartamento è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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e in DVD
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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C.C. Baxter è contabile presso una grande compagnia di assicurazioni, a New York. Per tentare di fare carriera, affitta il suo appartamento ai dirigenti per i loro incontri extraconiugali, nonostante in questo modo, tra ritardi e imprevisti, non riesca quasi a vivere a casa propria. Le cose per lui si complicano terribilmente quando si innamora di Fran Kubelik, ascensorista della compagnia, amante del capo del personale, a sua volta interessato all'utilizzo dell'appartamento di Baxter.
Con L'appartamento Billy Wilder raggiunge il suo vertice creativo e, per sua stessa ammissione, non ritroverà più le stesse altezze.
L'allievo di Lubitsch, in questo film, arriva a far combaciare un meccanismo comico a dir poco sofisticato e impeccabile (a tutt'oggi un esempio insuperato) con l'umorismo berlinese delle sue origini, sfumato di coraggiosa e insindacabile amarezza. Cinismo e patetismo vanno di pari passo con un romanticismo sincero, in questa commedia in cui la massima aspirazione di un uomo è rappresentata dalla chiave della toilette dei dirigenti, si tenta il suicidio per amore e le feste non sono meno tristi di un funerale (del sogno d'amore).
Wilder incrina dall'interno i cardini del prodotto classico hollywoodiano in sede di scrittura e tematiche, e allo stesso tempo realizza un film che parla per immagini indimenticabili: impossibile non ricordare a vita la solitudine dell'impiegato C. C. Baxter nella stanza delle scrivanie infinite, impossibile non avvertire un colpo al cuore, insieme a lui, quando si riflette nello specchio rotto, o raccontare la luce che irradia Shirley MacLaine nella sua corsa finale, verso il vecchio appartamento ma con una nuova coscienza delle cose.
Ed è anche nella scelta del bianco e nero che si annidano i segreti del successo del film: in quella fotografia di contrasti, così più difficile da gestire rispetto al colore, che ha fermato il film nel tempo, rendendolo immortale. E poi gli interpreti: Jack Lemmon, il bruttino che si prende la rivincita sulle spietate regole di società, e Shirley MacLaine, così fresca e moderna da togliere la parte niente meno che a Marilyn Monroe (in realtà Wilder non considerò mai veramente la Monroe per il ruolo, nonostante l'interessamento di lei, perché giudicava che non sarebbe stata credibile). Il loro amore tra disadattati non convinse subito la critica, almeno non tutta, ma conquistò immediatamente il pubblico e vinse tre Oscar (Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Sceneggiatura). Il fatto che Lemmon e MacLaine non siano stati premiati dall'Academy per questo film è ai primi posti nelle peggiori ingiustizie della storia del cinema.
C.C. Baxter è un impiegato come tanti altri, in una grande compagnia di assicurazioni. Riesce ad ottenere una promozione dopo l'altra concedendo il suo appartamento ai suoi superiori, in cerca di avventure extra-coniugali. Un giorno però scopre che l'amante del suo capo, assiduo frequentatore del suo appartamento, è la ragazza dell'ascensore, della quale è da [...] Vai alla recensione »
Il 3 dicembre torna nelle sale, restaurato, L'appartamento di Billy Wilder. In precedenza il soggetto era Ingmar Bergman. Dunque gente decisamente importante, senza quei due il cinema ...non sarebbe il cinema. Wilder induce a un racconto intenso e allargato. È la storia di un galiziano, (la Galizia, oggi parte della Polonia, lo era allora, 1906, dell'impero Austro Ungarico) di lingua tedesca, formatosi a Vienna, emigrato in California. Americano di adozione, da esterno ha saputo leggere e trasmettere civiltà e cultura di quel Paese meglio degli autoctoni.
Nel 1996, collaborando a Sorrisi e Canzoni, pensammo a un evento per i 90 anni del regista. Lo invitammo a Milano. Rispose al telefono che aveva l'influenza e non se la sentiva di muoversi. "Facciamo così, vengo fra dieci anni, quando ne compio cento." Parole "alla Wilder" Non gli è mancato molto per mantenere la promessa, solo quattro anni.
Nel 2004 ero in una commissione a Venezia quando venne attribuito il Leone alla carriera a Stanley Donen, altro fuoriclasse, quello di Cantando sotto la pioggia e 7 spose per 7 fratelli. Ebbi il piacere di intrattenerlo a cena. Davvero un privilegio parlare di cinema con uno così. A una domanda...assoluta, ci pensò un momento poi disse: "Billy Wilder è il più grande di tutti, senza dimenticare quei signori di lingua tedesca scappati dal nazismo. La grande Hollywood l'hanno fatta loro."
Somewhere between the inevitable “It’s a Wonderful Life” and the creepily campy “Ernest Saves Christmas” there is a perfect holiday movie for the whole family — one that will keep both the smirk on your teenager’s face and the tears flowing from your in-laws’ eyes. That movie is Billy Wilder’s 1960 masterpiece, “The Apartment.” Not a classic Christmas movie, you say? Look again.