| Titolo originale | The Magnificent Seven |
| Anno | 1960 |
| Genere | Western |
| Produzione | USA |
| Durata | 126 minuti |
| Regia di | John Sturges |
| Attori | Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles Bronson, Robert Vaughn Brad Dexter, James Coburn, Horst Buchholz, Rosenda Monteros, Vladimir Sokoloff, Jorge Martínez de Hoyos, Rico Alaniz. |
| Tag | Da vedere 1960 |
| MYmonetro | 4,37 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 27 maggio 2022
Un gruppo di cowboys viene assoldato per difendere un villaggio messicano dalle scorrerie del bandito Calvera e della sua banda. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar,
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Un gruppo di cowboys viene assoldato per difendere un villaggio messicano dalle scorrerie del bandito Calvera e della sua banda. Gli uomini, sette in tutto, compiono il loro mandato, sconfiggendo la banda dopo varie vicende e cruenti scontri. Quattro mercenari perdono la vita. Un sacrificio che vale la libertà di una intera comunità.
Remake del magistrale I sette samurai, questo anomalo western è un parente non indegno del film di Kurosawa. La trama, quasi identica nella scansione degli episodi, ha una plausibile ambientazione e il villaggio messicano non è dissimile da quello del Giappone medievale rappresentato nel capostipite. Se nel film originale i caratteri e l'ambiente traevano giovamento dalla sorpresa causata dall'emergente cinema giapponese con tutto l'armamentario culturale imperniato sulla ritualità e l'impeto belluino dei personaggi, nel film di Sturges vengono riproposti gli archetipi di comportamento della liturgia western e non. Ma con un elemento innovativo: la coscienza di una sconfitta morale da parte dei mercenari. Un finale affatto consolatorio è la conferma di questa intenzione.
Western adulto quindi, ma senza ombra di snobismo. Lo spirito di avventura che anima la pellicola è a tratti entusiasmante, come la miscela di attori, quasi tutti in odore di divismo, a parte il già affermato Yul Brynner. Sturges è per molti versi assimilabile nelle intenzioni a Raoul Walsh, con una tenuta tecnica forse superiore e una minore disinvoltura. Un regista dotato e sottovalutato, specie per la sua capacità di rendere giustizia al pubblico con prodotti ineccepibili sul piano dell'intrattenimento. Colpa gravissima negli anni in cui imperversava in Europa la cultura criptomarxista. I magnifici 7viene talvolta riproposto in televisione nell'aberrante versione "scannata", cioè a tutto schermo e con il taglio dei due lati del fotogramma.
Negli annali dei cinema hollywoodiano, I magnifici sette è un film per molti versi memorabile, al di là dell'enorme successo di pubblico da cui venne premiato. Innanzi tutto perché siede con intelligenza sulle spalle di un capolavoro: è il remake dei Sette samurai firmato Akira Kurosawa, 1954. Storia di orgogliosi uomini d'arme senza padrone, che si giocano tutto per un pugno di riso; che in nome del loro codice d'onore si sacrificano per salvaguardare le piccole esistenze dei deboli in una società spietata. Il loro "eroismo" non scaturisce tanto dal riconoscere la nobiltà di uno scopo, di una causa, quanto dall'essere intrappolati nella lealtà a se stessi, alla parola data, alla pura e semplice necessità psicologica di morire come si è vissuti. L'assurdità apparente della vicenda è uno dei tratti distintivi del film. li pagamento dei servizi dei "magnifici" non è niente più che un orologio e qualche ninnolo, quanto di più prezioso posseduto dai paesani. E gli eroi del film sono, in fondo, degli originali, personaggi che agiscono senza apparenti motivazioni. Chris, nonostante si renda perfettamente conto dell'inconsistenza del pagamento, accetta un incarico assurdo; O'Reaily, una faccia di pietra, ma con un debole per i bambini, lo segue senza motivo; Harry Luck, fino al termine del film, non riuscirà a convincersi che Chris abbia accettato questa causa persa senza il miraggio di un qualche tesoro nascosto, ma poi si batterà a fianco del capo; Lee, pistolero ancora temibile, ma col sistema nervoso rovinato da troppi anni di pericolosa professione, vive in un suo mondo tutto personale. Il risultato dell'assurdità della vicenda è una pellicola che ottiene un grande successo, lancia attori fino a quel momento poco conosciuti, e soprattutto contribuisce a rinnovare il genere, di cui costituisce un importante momento di svolta. I magnifici sette si pone, infatti, in un ideale punto d'equilibrio tra il western classico e quella che di lì a poco sarà la sua radicale revisione, in più direzioni: sguardo disincantato sui miti della frontiera, incrudelimento dei caratteri e delle situazioni, perdita dei punti di riferimento morali - o presunti tali, I good-bad men (uomini nello stesso tempo buoni e cattivi) del film, comunque, risultano ben più "politicamente corretti" di quanto una decina d'anni dopo saranno, per esempio, i fuorilegge del Mucchio selvaggio di Peckinpah Nella loro vicenda I antirazzismo è una parola d'ordine primaria. Eloquente fin dalla prima sequenza notevole del film, nella quale Chris e Vin vengono presentati: due pistoleri vagabondi che trasportano il cadavere di un indiano a riposare nel cimitero di una cittadina texana, contro la volontà dei cittadini bianchi che vorrebbero tenere la loro comunità "pulita" da contaminazioni etniche. Il film ha uno script assai elaborato e carico di buone intenzioni, che riesce ad alleggerire con una certa dose di humour la sua "lezione morale" ("chi combatte e se ne va vive per tornare a combattere"); una regia accorta, a cominciare dal felice assortimento di volti e caratteri del cast; una delle colonne sonore più avvincenti che siano state prodotte per una pellicola western. E davvero non sono pochi i momenti che restano nella memoria: il combattimento al coltello di Coburn, Vaughn uccisore di mosche, le battute ciniche di McQueen... Un grande successo che ebbe tre sequel, senza infamia e senza lode. Il ritorno dei magnifici sette (1966) conserva ancora chiari riferimenti ai Sette samurai e alla vicenda di fondo, resa solo apparentemente più "dinamica" da un mistero da risolvere. Dei sette originali è rimasto solo Brynner, e l'affiatamento con i suoi compagni di gesta è ben più fiacco. Il ruolo del leader, nei seguenti e ancor più stanchi Le pistole dei magnifici sette (1969) e l magnifici sette cavalcano ancora (1972), verrà interpretato rispettivamente da George Kennedy e Lee Van Cleef.
Calvera ed i suoi uomini terrorrizzano un villaggio di contadini da molto tempo;questi decidono di trovare degli uomini disposti ad aiutarli a cacciare i banditi.Trovano così Chris,un pistolero che raduna altri sei compagni per il lavoro.Per un sedicenne,vedere un film così all'antica potrebbe rivelarsi noioso,ma non per il sottoscritto:gli attori che interpretano i pistoleri (compreso [...] Vai alla recensione »