Tempi moderni

Film 1936 | Comico, 80 min.

Regia di Charles Chaplin. Un film Da vedere 1936 con Charles Chaplin, Paulette Goddard, Henry Bergman, Tiny Sandford, Lloyd Ingraham. Cast completo Titolo originale: Modern Times. Genere Comico, - USA, 1936, durata 80 minuti. Uscita cinema lunedì 8 dicembre 2014 distribuito da Cineteca di Bologna. - MYmonetro 4,58 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 27 novembre 2024

Charlot lavora in fabbrica. Imbullona dadi a un ritmo vertiginoso. Perde un istante e non riesce più a recuperare, finisce negli ingranaggi. In Italia al Box Office Tempi moderni ha incassato 43,7 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
4,58/5
MYMOVIES 4,75
CRITICA
PUBBLICO 4,41
ASSOLUTAMENTE SÌ
Capolavoro di Chaplin, l'ultimo film in cui compare il personaggio di Charlot.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Charlot lavora in una fabbrica i cui ritmi disumani lo conducono al ricovero in manicomio. Quando esce si trova coinvolto in una manifestazione sindacale e viene arrestato. Dopo aver sventato un'evasione ritorna in libertà e salva una ragazza di strada dall'arresto innamorandosi di lei. La loro vita non sarà facile ma la speranza in un futuro migliore non verrà a mancare.
Chaplin, nonostante l'avvento del sonoro, rimane legato ai tempi e ai ritmi del cinema muto e anche in questo caso si affida all'audio per l'indimenticabile colonna sonora musicale e per i suoni e i rumori ma evita il più possibile le parole (e quando ne fa uso le assemblea con effetti surreali). In un'intervista rilasciata al "New York World" nel febbraio 1931 aveva affermato: "I macchinari che consentono di risparmiare manodopera ed altre invenzioni moderne non sono stati fatti per ricavare profitto ma per assistere l'umanità nella ricerca della felicità. La speranza per il futuro dipende da cambiamenti radicali per far fronte a questa situazione. I benestanti non vogliono che la situazione presente cambi. Non è certo questo il modo di impedire che si affermino idee bolsceviche o comuniste". Cinque anni dopo la luce dei proiettori si accendeva su un operaio vittima dell'automatizzazione e su quel gregge di pecore che si sovrapponeva alle masse.
La catena di montaggio, gli scioperi, la povertà che colpiva chi, in seguito alla Grande Depressione, era finito ai margini del sistema produttivo, tutto questo e molto di più entrava a far parte di uno dei capolavori della storia del cinema. Nessun atteggiamento predicatorio inficia la narrazione. Anzi le gag che si susseguono nella prima parte dedicata alla fabbrica sono perfette nei ritmi e nei tempi di esecuzione (prima tra tutte la scena del pasto 'meccanizzato').
Charlot sta dalla parte degli ultimi sempre, anche quando fa la guardia notturna, e ciò gli procurò accuse di comunismo che ebbero le loro conseguenze anni dopo quando, ai tempi del maccartismo, fu costretto a lasciare gli Stati Uniti. Questo è anche l'ultimo film in cui compare il personaggio di Charlot. Il suo allontanarsi di spalle verso il futuro a fianco della monella è un addio destinato a rimanere per sempre nella memoria.

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Recensione di Stefano Lo Verme

L'operaio Charlot, addetto alla catena di montaggio di una fabbrica, a causa dei forsennati ritmi di lavoro perde il controllo e impazzisce; una volta dimesso dall'ospedale va alla ricerca di un nuovo impiego, ma per sbaglio viene scambiato per un sovversivo e finisce in prigione. Tornato in libertà, Charlot si imbatte in una povera ragazza che ruba per sfamare la propria famiglia e la salva dal carcere.
Dopo il commovente melodramma Luci della città, il geniale attore / regista Charlie Chaplin firma un altro immortale capolavoro della sua produzione, Tempi moderni. Uscito nel 1936, Tempi moderni è l'ultimo film muto di Chaplin (in realtà si tratta di un film sonoro, ma quasi completamente non parlato), e segna anche l'ultima apparizione sul grande schermo del leggendario Charlot, il Vagabondo, che dopo tanti anni mette fine alle sue peregrinazioni per andare a lavorare in fabbrica, cercando così di adeguarsi all'incalzante meccanizzazione del nuovo capitalismo occidentale. Realizzato durante la Grande Depressione, nel periodo in cui l'America si trovava in una fase di acuta povertà e di malessere sociale, il film di Chaplin venne accolto da accese polemiche per la sua sarcastica descrizione della civiltà industriale e per l'impietosa demolizione del mito dell'American Dream.
Tema centrale dell'opera di Chaplin è il difficile (forse inconciliabile) rapporto fra l'individuo e la modernità, che nella pellicola assume le forme di macchine da lavoro dai ritmi frenetici e di un "progresso" disumanizzante e spesso feroce, costruito a spese dei più deboli. Ma nel raccontare il dramma della disoccupazione ed il senso di disagio dell'epoca moderna, Chaplin sceglie di adottare i toni della satira, grazie a delle invenzioni a dir poco geniali e a delle sequenze che sono ormai entrate a far parte della storia del cinema. Esilarante la prima parte del film, ambientata all'interno della fabbrica, con Charlot che tenta disperatamente di imbullonare tutti i dadi secondo i tempi della catena di montaggio e finisce letteralmente "fagocitato" dalle macchine, ritrovandosi a scorrere fra una serie di enormi ingranaggi. Imperdibile anche lo sketch in cui il malcapitato protagonista viene ridotto a fare da cavia per un sofisticatissimo congegno che, in nome di una produttività esasperata, dovrebbe dare da mangiare agli operai mentre lavorano (con risultati che si possono ben immaginare).
Attraverso un'irresistibile catena di gag, equivoci e situazioni di strabordante comicità, Chaplin suscita più volte il riso dello spettatore, ma allo stesso tempo riesce a risultare terribilmente incisivo e a regalarci pagine di struggente poesia, con la storia d'amore fra Charlot e la giovane ladra interpretata da Paulette Goddard (partner e moglie del regista). I toni, però, non sono mai quelli dell'invettiva: ancora una volta è il sorriso del Vagabondo, la sua fiducia negli esseri umani, a costituire la risposta ai problemi della società. Fra le scene cult, da ricordare Chaplin che canta la famosa Titina, improvvisando il testo con parole inventate tramite la tecnica del grammelot, ed il malinconico finale, con Charlot e la sua compagna che si allontanano lungo la strada, animati dalla speranza in un futuro migliore. La colonna sonora, composta da Chaplin con Alfred Newman, include l'indimenticabile tema musicale del film, la bellissima Smile, diventata negli anni un vero e proprio classico.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 3 marzo 2011
il cinefilo

Charlot è l'operaio di un gigantesco complesso industriale...proprio in funzione di questo ruolo egli,pultroppo,non è che uno schiavo della modernità...vale a dire,in questo caso specifico,di quel sistema teso alla massimizzazione della produzione che obbliga l'essere umano lavoratore a utilizzare fino allo sfinimento le proprie capacità fisiche e in questo il [...] Vai alla recensione »

Frasi
Lui: Dove abiti.
Lei: Io, un pò ovunque.
Dialogo tra L'operaio (Charles Chaplin) - L'orfana (Paulette Goddard)
dal film Tempi moderni - a cura di Al Direktor
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Gian Piero dell'Acqua

Charlot lavora in una grande fabbrica moderna, alla catena di montaggio. Il padrone, che vorrebbe ottenere tempi più “stretti» di lavorazione sperimenta su Charlot una macchina che dovrebbe consentire agli operai di mangiare senza sospendere il lavoro: ma la macchina si guasta sottoponendo Charlot a ogni sorta di comiche angherie. Un giorno, estenuato dalla fatica, Charlot viene colto da un attacco [...] Vai alla recensione »

NEWS
ACCADDE OGGI
lunedì 5 febbraio 2018
Andrea Chirichelli

Il 5 febbraio 1936 esce nelle sale Tempi Moderni, interpretato, scritto, diretto e prodotto da Charlie Chaplin.

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