|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento venerdì 4 febbraio 2022
Diretto da Jia Zhangke, Tian Zhu Ding è stato presentato in concorso alla 66. edizione del Festival di Cannes. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office Il tocco del peccato ha incassato 24,3 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Nella desertica provincia dello Shanxi (luogo natale di Jia Zhangke) un uomo noto per la sua opposizione alla corruzione, non resiste al senso di impotenza e, fucile in mano, decide di eliminare i problemi alla radice. In un centro rurale del sudovest, un lavoratore ritorna a casa dalla sua famiglia dopo diverso tempo ma non regge più ritmi e consuetudini di una vita sedentaria. In una città della Cina centrale una receptionist di una sauna cerca di cambiare vita senza successo e, ritornata a quella precedente, viene aggredita dai clienti. Infine nella città industriale Dongguan un ragazzo lascia e riprende diversi lavori tra cui uno come cameriere in uno dei molti bordelli locali travestiti da attività rispettabili.
I quattro segmenti dividono matematicamente il film in 4 tronconi da 30 minuti l'uno, quattro storie a cui il regista dà egual importanza e che raccontano tutte la medesima dinamica, blandamente legate da alcuni incroci che fanno da passaggi di testimone. Nella Cina in cui i lavori si moltiplicano, le possibilità non mancano e tutto pare a portata di mano, tuttavia esiste una tensione sotterranea causata dallo sviluppo eccessivamente rapido che è come una bomba pronta ad esplodere. Quest'esplosione in A touch of sin prende la più classica forma della violenza volutamente calmorosa, improvvisa, efferata e impressionante, proprio perchè frutto di sensazioni insopprimibili. Ma non è la violenza reale, quella dei fatti di cronaca, l'obiettivo di Jia Zhangke, i suoi cittadini impazziti che uccidono come preda di un raptus sono figure paradigmatiche che hanno poco del tragicamente ordinario.
Contrariamente al suo solito il regista cinese non distoglie mai lo sguardo, anzi indugia con ferma volontà sul massacro esteriore, sui tagli, gli spari i voli giù dalla finestra e le teste fracassate, mostra moltissimo sangue e tanta devastazione operata da personaggi che non sono mai killer di lavoro ma occasionali omicidi, uomini e donne esasperati di un paese in cui i ragazzi definiscono il resto del mondo "in bancarotta".
Il suo A touch of sin (titolo che non può non far pensare a A touch of zen, il primo film ad uscire dalla Cina per approdare al festival di Cannes nel 1971) è abbastanza lontano dai toni e ritmi compassati delle opere precedenti come Still Life e The World, vira verso lidi più commerciali, non disprezza l'uso di un po' di umorismo e prende di petto un'idea unica da perseguire fino alla fine, anche a discapito della sua usuale capacità di mettere in scena un piccolo mondo colmo di sensazioni complesse. Molto di ciò è dovuto alle interpretazioni degli attori, più macchiettistiche e inclini all'ammiccamento, specie Jiang Wu e Zhao Tao (moglie del regista e nota al pubblico italiano per aver preso parte a Io sono Li).
A guadagnarci è la leggerezza e non è detto che sia un passo indietro. Sacrificando un po' di rarefazione per un pugno di ritmo Jia Zhangke riesce a dire qualcosa forse ad un pubblico più ampio e con una potenza semplice e diretta che comunque rimane prerogativa del cinema migliore.
La Cina contemporanea e un universo narrativo ancora sconosciuto e misterioso, come il futuro verso il quale sta andando. Sono pochi, vista la di mensione dell'evento, i film che ci hanno fatto fare esperienza della grande trasformazione sociale, economica e culturale che la Cina ha impresso alla sua recente storia. Alcuni registi stanno provando a tracciare questa parabola, talvolta partendo da lontano, talaltra arrivando al centro del sisma. Uno di questi è sicuramente il maestro Jia Zhangke, autore di grandi film a soggetto, tra cui Platform (che lo aveva rivelato nell'edizione veneziana del 2000) e Still Life (con il quale vinse il Leone d'Oro) e regista di imponenti documentari con i quali è riuscito a penetrare ancor di più nelle dinamiche della società cinese.
Arriva in Italia quello che forse è uno dei suoi film più belli, premiato nell'ultima edizione di Cannes con la miglior sceneggiatura. Fin dal titolo, A Touch of Sin (che richiama il più famoso A Touch of zen del maestro King Hu, chiaramente omaggiato) è un film imponente e maestoso, capace di calarsi nel ventre della Cina contemporanea e delle sue contraddizioni. Un viaggio doloroso ed epico che incrocia le vicende di quattro personaggi costretti alla violenza come forma di ribellione e di recupero della dignità. Le storie si ispirano a fatti di cronaca accaduti in quattro diverse regioni. La prima è la storia di Dahai che fucile alla mano si vendica dell'ingiustizia sociale che ha colpito la miniera dove da sempre ha lavorato, sita nello Shanxi, provincia agricola della Cina del nord. La seconda storia segue un emigrante irrequieto che torna a casa a Chongquin (città vicina alle famose Tre Gole) per il Capodanno e per i 70 anni della madre. La terza s'ambienta a Hubei nella Cina centrale, dove una receptionist di una sauna subisce l'umiliazione sessuale di un boss locale e si vendica. La quarta segue la vicenda di un operaio che infortunatosi sul lavoro, e senza garanzie, è costretto a cambiare strada, a Dongguari nella zona della cosiddetta «libera impresa» sulla costa della Cina del Sud.
Jia Zhangke traduce, a modo suo e con grande coerenza, la tradizione del film d'arti marziali (cui si ispira) e la usa come sfondo estetico per raccontare le contraddizioni della Cina contemporanea. Meraviglioso e inquietante.
Da L'Unità, 21 novembre 2013
Il film rappresenta una inesorabile discesa negli inferi nella società cinese. La discesa avviene attraverso un meccanismo di degradazione che riguarda sia la consapevolezza dei personaggi che diventano killer spietati, sia la "potenza" delle armi di cui si servono. Il primo personaggio è quello che potremmo definire l' "eroe proletario" che, non solo è consapevole del torto subito dal capitalista [...] Vai alla recensione »
Così come la racconta il cinese Jia Zhangke, la Cina, adorata giustamente dai nostri stilisti e industriali per la quantità di milionari spendaccioni avidi di lusso europeo, è, oltretutto nella sua immensità, uno dei paesi più disperati e violenti del mondo. A touch of sin, ma in originale il titolo è, certo beffardamente, Paradiso, è più sanguinoso persino dei famosi pulp del maestro del ramo Tarantino. [...] Vai alla recensione »