The Kid Reporter

Un film di Alfred J. Goulding. Con Baby Peggy, Blanche Payson, Albert Willis, James T. Kelley, Buddy Williams Muto, durata 19' min. - USA 1923.
Consigliato assolutamente no!
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Le giornate del cinema muto

Come nel caso di molti due rulli della Century con Baby Peggy, la trama di The Kid Reporter venne presa di sana pianta da un lungometraggio girato da una casa indipendente ed uscito in quello stesso anno, il 1923. Il titolo era The Cub Reporter (Bambù reporter), e vi recitava un nuovo prim’attore, Richard Talmadge, già controfigura di Douglas Fairbanks. I due soggetti, quello dell’originale e quello dell’imitazione, erano quasi identiche: un giovane reporter intravede una possibilità di promozione quando una dama dell’alta società, vittima di una rapina, arriva al giornale per mettere un annuncio in cui segnala la perdita di una preziosa collana di perle. Dopo svariate avventure all’inseguimento del presunto colpevole, l’eroe trova le perle rubate, denuncia il ladro e viene doverosamente promosso dal capo.Nella versione di Peggy, rielaborata dal fantasioso Alf Goulding, l’eroe diventa la segretaria poco apprezzata di un bisbetico direttore di giornale che non perde occasione per tormentarla. Dal momento in cui la treenne Peggy fa la sua regale comparsa sullo schermo è chiaro che Goulding aveva delle precise mire e che la bambina non funge solo da protagonista comica, ma da simbolo implicito e modello di comportamento per la crescente forza lavoro femminile (pensate che siamo nel 1920!) che stava iniziando ad invadere il mondo degli affari americano, bastione tradizionalmente invincibile di strapotere ed orgoglio maschile.Peggy è l’unica femmina in uno staff tutto al maschile. Vediamo il suo irascibile capo che schiaffeggia crudelmente il suo inesperto fattorino ed esprime grande irritazione per quelli che considera i tipici difetti femminili della sua segretaria: la pigrizia, l’assentarsi misteriosamente dal lavoro e il masticare gomma mentre le si detta qualcosa!Ma ecco che arriva la ricca signora cui è stata rubato la collana e di colpo il rude direttore si trasforma in un perfetto gentiluomo. Convoca il suo staff composto di soli uomini e promette di promuovere redattore capo chi di loro riuscirà a trovare le perle scomparse. Peggy sente per caso questa conversazione e vuole cimentarsi anche lei, ma dalla sua espressione si capisce che è certa di una cosa: il capo non permetterà ad una “semplice donna” come lei di competere. Così trova un modo per metterlo nel sacco: si traveste da uomo.Di lì a poco rientra mascherata da reporter sportivo, con tanto di baffi e monocolo, abbigliata in un completo a quadretti con berretto assortito, con un elegante bastone di bambù e scarpe Spectator. (Quando il capo la vede sviene.) Immediatamente si passa all’inseguimento, che si spiega da sé. Nel corso delle sue avventure, incontra due uomini impegnati in un numero comico che ci ricorda da vicino Stanlio ed Ollio. Ciò non deve sorprendere, visto che il regista Goulding avrebbe in seguito diretto alcuni dei loro primi cortometraggi muti. Egli dichiarò poi di essere stato lui a formare la celebre coppia, ma è un’attribuzione che è stata contestata.Nella sua ricerca del sospettato, Peggy ruba una macchina e si mette al volante. Una volta di più si comporta da donna all’avanguardia, guidando in un’epoca in cui alla gran parte delle mogli ciò non era permesso dai loro: sarebbero state pericolosamente indipendenti. (Più oltre nel film Peggy scappa anche in motoscafo, un’altra libertà off-limits concessa solo agli uomini.) Sospettando il maggiordomo della ricca signora, Peggy lo affronta con coraggio, ma questi getta violentemente l’intrepida reporter da una finestra al secondo piano della dimora. Ostinata, lei si ripresenta, stavolta travestita da vecchio saggio cinese, con un lungo spolverino grigio, nascosta dietro una barba bianca posticcia. Riaccolta in casa dalla padrona, Peggy finge di essere il decrepito nonno del maggiordomo e chiede “di vedere mio nipote”! Un gatto le strappa però la barba e così viene ributtata fuori. Dopo tutta una serie di vicissitudini, Peggy alla fine trova le perle, le porta alla polizia e dimostra che il ladro è il maggiordomo. Di nuovo in ufficio, al giornale, solleva le perle e proclama (in inglese): “Ho trovato la collana ed ho catturato il ladro, anche se sono solo una donna!”Nelle riprese finali Peggy appare al comando, seduta alla sua nuova scrivania, con l’ex-capo ridotto a umile schiavo, cui ordina di portarle un bicchiere di latte. Mentre lui è via, questa navigata femminista mormora sbadigliando: “È stato il giorno più noioso della mia vita.” Quando il latte arriva lo beve e, sicura di avere dalla sua parte tutte le donne del pubblico, condivide con loro una genuina, trionfale risata.Se non ricordo di aver girato tutti i cento – o giù di lì – film a due rulli di Baby Peggy, ce ne sono alcuni che mi sono rimasti impressi per una serie di memorabili difficoltà. Questo è rimasto al riguardo indimenticabile. Il primo problema fu quello di dover imparare a portare il monocolo. Alf Goulding veniva dall’Australia, dove gli anziani signori portavano ancora simili anticaglie, e fu lui ad insegnarmi personalmente che c’era una tecnica speciale per tenerlo saldamente a posto. Siccome dovevo venire maltrattata durante l’inseguimento, tenuta a testa in giù e perfino buttata da una finestra, dovevo imparare il trucco. C’è un osso poco sopra l’occhio, ed un altro poco sotto, e si deve fissare la lente proprio a metà strada tra i due. Goulding mi insegnò addirittura a strizzare l’altro occhio senza che il monocolo andasse fuori posto! Quest’addestramento ci costò diverse ore di duro lavoro.L’altra cosa per me memorabile era lo stimolante odore della gomma arabica in etere che veniva applicata ogni mattina per tenere a posto i miei baffetti alla Hitler. Poi, ogni giorno alle cinque, quando finivamo di lavorare, Goulding o mio padre mi dicevano di tenermi forte e mi sottoponevano alla mia tortura quotidiana, strappandomi i baffi dal labbro superiore. Mi sembrava sempre che se andasse via anche la pelle. La gomma arabica attacca DAVVERO, ed era un’operazione dolorosissima che tuttora non ho dimenticato!Interessanti sono anche il luoghi delle riprese. Benché io non avessi mai visto sullo schermo questa commedia fino alla sua riscoperta, avvenuta meno di dieci anni fa, ricordo bene i posti. La dimora era la casa del famoso regista del muto Frank Borzage, che la prestò gratis alla Century per via della sua amicizia con Goulding. Le scene dove Peggy ed il fattorino rubano il motoscafo e vanno in mare aperto verso le grandi navi fu filmata alla baia di San Pedro, a sud di Los Angeles. Le altre scene d’acqua con tutte le barche a remi, in cui si vede la poliziotta Blanche Payson salire a bordo durante l’inseguimento, furono girate a Echo Park, Los Angeles. Ci lavorammo molte volte nei quasi due anni che passai alla Century, così lo conoscevo bene.Blanche Payson era alta più di un metro e novanta, e la Century l’aveva scritturata perché io sembrassi ancora più piccola di quanto potessi essere a due-tre anni d’età. La Payson, che aveva veramente lavorato per alcuni anni come poliziotta, in forza a Los Angeles, in questa commedia indossava la stessa uniforme ufficiale (e assai attraente) che le era stata assegnata. Era stata strappata a quel lavoro da Mack Sennett, che l’aveva assunta come guardia del corpo e chaperon delle famose Bellezze al Bagno del suo studio. Lasciò presto quest’incarico perché capì che cercare di proteggere la virtù di un mucchio di scervellate da decine di maschi in caccia era una battaglia persa in partenza. Una sera tardi Sennett arrivò alla porta e, dovendo parlare ad una delle ragazze, chiese di essere ammesso nel sancta sanctorum delle sue Bellezze. La Payson si rifiutò di farlo passare. “Ma Blanche”, gridò lui rabbioso, “per amor del cielo, donna! Sono Mack Sennett! Lo studio è mio!” “È quello che dicono tutti!” fu la cinica risposta di lei. – BABY PEGGY: DIANA SERRA CARY, 2005

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