| Titolo originale | Le Refuge |
| Anno | 2009 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 88 minuti |
| Regia di | François Ozon |
| Attori | Isabelle Carré, Louis-Ronan Choisy, Pierre Louis-Calixte, Melvil Poupaud, Claire Vernet Jean-Pierre Andréani, Marie Rivière, Jérôme Kircher, Nicolas Moreau, Emile Berling, Maurice Antoni, Dominique Jacquet, Tania Dessources, Sylvie Haurie-Aussel, Arnaud Goudal. |
| Uscita | venerdì 27 agosto 2010 |
| Distribuzione | Teodora Film |
| MYmonetro | 2,95 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 18 dicembre 2012
Isabelle Carré interpreta Mousse, giovane eroinomane che scopre di essere rimasta incinta del compagno morto di overdose In Italia al Box Office Il rifugio ha incassato 40,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Louis muore di overdose, lasciando sola la compagna Mousse, eroinomane anch'essa, proprio quando questa ha scoperto di essere incinta. Nonostante i ricchi genitori di Louis le chiedano di abortire, Mousse si rifiuta e si ritira in solitudine in una villa in riva al mare. La visita di Paul, fratello di Louis, altererà i già precari equilibri.
Probabilmente leggendo la trama ma non il nome del regista e cercando di supplire indovinando quest'ultimo, a Ozon si arriverebbe entro tre tentativi al massimo. Il che non rappresenta necessariamente un male, la stessa cosa potrebbe succedere anche con Lynch o Chabrol; affezionarsi alla propria poetica, accettare l'idea di doversi confrontare con i propri demoni anziché simulare un eclettismo forzato può essere una pratica sana nel cinema.
Ozon, anche se talora esagera e talaltra esce proprio di strada, ha nelle sue corde questa maestria, la capacità di scavare in profondità nel non detto di situazioni in cui i sentimenti agiscono sottopelle e in cui quel che appare differisce assai da quel che è. Come la vicenda di Paul e Mousse, che si cercano e si guardano con in mente intenti differenti ma con un legame profondo che, consapevolmente o meno, tra i due si instaura sin dal primo sguardo.
Due diversi, in qualche modo due reietti, che si spiano, si proteggono l'un l'altro: lui cerca una figura materna e lei, che madre è o comunque sarà a breve, cerca un'ancora che fermi l'entropica tendenza del suo animo ad andare alla deriva.
È innegabile che quello del gay con insopprimibile desiderio di paternità sia un cliché difficile da digerire, ma l'amore con cui la cinepresa di Ozon accarezza i gesti dei due splendidi protagonisti, soffermandosi sulle minime sfumature delle loro espressioni, riesce a far dimenticare anche questi potenziali scivoloni.
Due giovani parigini, Mousse e Louis si amano da tempo e da tempo si drogano, senza troppe difficoltà, perché, essendo ricchi, non sono costretti a rubare o a prostituirsi. I loro privilegi sociali, però, non li rendono invulnerabili: dopo l'ennesima assunzione di eroina il fisico di Louis non regge. Si salverà, con difficoltà, Mousse, che all'ospedale apprenderà di essere incinta.
Pour la deuxième fois, François Ozon met un enfant au centre de son film. Mais le bébé du Refuge est moins spectaculaire que l'angelot ailé de Ricky. Il est absent de l'image et pourtant dans le champ, porté par sa mère, Mousse, qui attend de le mettre au monde dans une villa de la côte basque. Mousse, c'est Isabelle Carré. On la découvre en enfant perdue, au milieu d'un grand appartement pas très [...] Vai alla recensione »