Un angelo alla mia tavola

Un film di Jane Campion. Con Kerry Fox, Alexia Keogh, Karen Fergusson Titolo originale An Angel at my Table. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 158 min. - Nuova Zelanda 1990.
Consigliato assolutamente no!
n.d.
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * * -
 critican.d.
 pubblicon.d.
Kerry Fox
Kerry Fox (52 anni) 30 Luglio 1966 Interpreta Janet Frame
Alexia Keogh
Alexia Keogh   Interpreta Janet, da giovane
Karen Fergusson
Karen Fergusson   Interpreta Janet Teenager
Martyn Sanderson
Martyn Sanderson   Interpreta Frank Sargeson
David Letch
David Letch   Interpreta Patrick
Iris Churn
Iris Churn   Interpreta La mamma
Realizzato per tre puntate televisive, il film è diviso in tre periodi della vita della scrittrice Janet Frame, considerata ingiustamente, per il suo carattere anticonformista e un po' introverso, pazza.
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Il film, che avrebbe meritato il Leone d'Oro a Venezia, si è dovuto accontentare, si fa per dire, del Premio Speciale della Giuria. Realizzato per tre puntate televisive, il film è diviso in tre periodi della vita della scrittrice Janet Frame, considerata ingiustamente, per il suo carattere anticonformista e un po' introverso, pazza. Si parte quindi dall'infanzia per poi passare ai primi romanzi pubblicati, attraverso l'esperienza in una clinica psichiatrica. La regia è anticonformista, in linea con la scrittrice, e al tempo stesso scrupolosa e rigorosa. Poesia al cinema.

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Premi e nomination Un angelo alla mia tavola MYmovies
Premi e nomination Un angelo alla mia tavola

premi
nomination
Festival di Venezia
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0
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giovedì 21 aprile 2005 di alessio

Ho vito il film ieri sera, su un canale satellitare della rai. La cosa che mi rimane più impressa nel ricordo sono le candele, che illuminano tantissime scene: lei bambina che legge i suoi idoli della letteratura e scrive, lei accasciata sulla finestra a Ibiza, con le luci serali della cittadina sullo sfondo. Le candele e certi rumori piccoli ma caldi e commoventi; la carta (è una scrittrice...), sfiorata o accartocciata, la pellicola dei "trofei-cioccolatini" che divora all'insaputa della padrona continua »

Janet Frame
"Nell'arco di otto anni ho subito più di 200 elettroshock e ognuno equivaleva alla paura di un'esecuzione."
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di Lietta Tornabuoni La Stampa

La storia della “scrittrice pazza ” neozelandese Janet Frame, com’è narrata nei suoi romanzi; una miniserie in tre parti, originariamente realizzata in sedici millimetri per le Tv australiana, neozelandese, inglese. Quella massima ovvietà che è di solito una biografia televisiva d’artista vivente, sottoposta all’autorizzazione, ai controlli e alle intrusioni della protagonista, diventa un bel film schizofrenico: con un racconto d’infanzia e adolescenza perfetto, commovente, memorabile per penetrazione psicologica, verità d’ambiente e di rapporti familiari, universalità del sentimento; e con un racconto di giovinezza e maturità più usuale e cauto, reticente ed esteriore, riscattato dallo stile straordinario dell’autrice. »

di Enzo Siciliano

Non è semplice raccontare o ricostruire per immagini la nascita lo sviluppo e il consolidarsi di una vocazione letteraria. Sono eventi che hanno realtà all'interno della coscienza o della sensibilità, della mente di una persona. Sono eventi tessuti di segni fragili, fragilmente cristallizzati nel comportamento. In più, può accadere che essi siano cancellati, repressi da chi li vive, per riserbo geloso, per un pudore che può essere equivocato, anche orribilmente equivocato. Janet Frame, una scrittrice neozelandese nata negli anni Venti, ha dovuto soffrire nella giovinezza della violenza di questi equivoci: otto anni passati in manicomio, duecento elettroshock, una errata diagnosi di schizofrenia. »

di Walter Veltroni

Jane Campion è una delle migliori registe del mondo. Il suo cinema ha una grande solidità, una profondità culturale, una forza interiore tali da rendere riconoscibili i suoi film tra mille. Chi ha visto il suo Lezioni di piano ha potuto ammirare una scrittura cinematografica asciutta, persino severa, ma nonostante questo, davvero emozionante. Fino al punto di scadere, nel finale, nel melodramma, fino a sostenere una tesi impopolare, troppo grossolana per un film tanto raffinato e colto. In questo suo lavoro del 1990, che vinse il Leone d’argento a Venezia, la Campion racconta la storia terribile e straordinaria di Janet Frame, una donna attraversata dal dolore. »

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