Il 6 febbraio lo Stadio di San Siro ospiterà la Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti
Il 6 febbraio lo Stadio di San Siro ospiterà la Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Uno spettacolo unico che accenderà i Giochi davanti al mondo intero.
Tutti i media, schermo, carta, web, saranno aggrediti dall’evento, più che legittimamente. Sarà un’istantanea su Milano per il mondo, altrettanto legittimo. Un mio intervento su quell’Olimpiade sarebbe superfluo, una scheda in un cartello di professionisti delle gare sulla neve. E allora racconterò Milano, al di là delle piste che sono a Cortina, perché la città è una delle più “sportive” del mondo, forse la più sportiva. San Siro può essere il primo motore. Significa Inter e Milan, tanta roba: 10 Coppe dei Campioni (7 Milan 3 Inter), 5 campionati mondiali per club (3 Inter 2 Milan) e ancora: l’Inter ha vinto 20 scudetti, il Milan 19.
Questo è il calcio, ma la città offre tante discipline, il basket, il volley, il rugby, il nuoto e gli sport invernali. Il tutto accolto da Milano con infrastrutture fra le più avanzate e polifunzionali. Il livello è sempre il più alto.
Milano e la Storia
Come sempre mi concedo un inserto storico, importante: Milano merita un canto, come lo merita la disciplina che racconto, che ho già in parte raccontato: mi sta a cuore.
In piazza Castello, il 19 marzo del 1946, san Giuseppe, si raduna il movimento del ciclismo, per la Milano-Sanremo, 37esima edizione sono arrivati i ciclisti, giovani di tutti i paesi che la guerra ha messo contro, e non ne avevano voglia. Sono commossi, non si vedono da sette anni, alcuni si abbracciano, altri... non ci sono più. C’è Gino Bartali, che durante la guerra, nascosti nel telaio, portava documenti che salvavano vite degli ebrei, che sarebbe stato nominato, anni dopo, “Giusto tra le nazioni” dallo Yad Vashem, il sacrario della Memoria di Gerusalemme. C’è Fausto Coppi, che era stato prigioniero degli inglesi in Tunisia. La guerra aveva dunque fermato il mondo e aveva fermato lo sport. Non c’erano stati Olimpiadi, campionati mondiali di calcio, di ciclismo, di atletica e di nessuno sport, campionati europei e nazionali, non si erano corsi il Giro e il Tour. Tutto sospeso. Ma ecco quella Milano-Sanremo. L’evento, il primo da cui tutto ricominciava: e non solo le grandi manifestazioni di sport dette sopra, ricominciava l’Europa. Quel raduno sanciva la normalità, soprattutto la pace, ritrovate.
La carovana si mette in moto, raggiunge la Conca Fallata di Leonardo, sul Naviglio pavese, dove è fissata la partenza. Nemmeno un anno prima, su quella strada, statale 35, in senso opposto, passavano i camion e i cingolati degli alleati che andavano a liberare Milano.
Partenza. Dopo pochi chilometri, a Binasco, si è già formata la fuga che comanderà la corsa. Coppi non può mancare. Uno dopo l’altro stacca gli altri, la gente si accalca ai bordi della strada, a milioni, l’esultanza è enorme. L’eroe arriva a Sanremo con 14 minuti sul secondo. Una delle maggiori imprese nella mitologia del ciclismo.
E fu così che Coppi divenne il simbolo del Paese che si rialzava dalla guerra e il modello degli italiani, sconfitti, umiliati e poveri, che identificarono in lui. E quella festa povera, ma sempre una festa, continuò. Negli anni a venire Fausto continuò a rappresentare quella rivincita e quella speranza. Una volta mio padre subì un’operazione per la frattura di un gomito. Quando ne parlava non diceva “era il 1953”, diceva “era l’anno che Coppi ha vinto il Giro d’Italia sullo Stelvio”.
Coppi era nato a Castellania di Novi Ligure, Piemonte, ma nessuno è stato più milanese di lui. La sua leggenda ha preso vita soprattutto a Milano, dove c’era, e c’è ancora, il velodromo Vigorelli, tempio sacrale del ciclismo. Fausto ci arrivò vincitore 5 volte del Giro d’Italia e 5 volte del Giro di Lombardia. Per 3 volte, partendo da Milano, era arrivato vincitore a Sanremo. Nel 1942, al Vigorelli, aveva conquistato il record dell’ora, il più importante del ciclismo. Il velodromo, detto “la pista magica” sarebbe poi stato teatro dei record successivi, di campioni come Anquetil, Baldini, Rivière e Merckx. Fausto, 20enne, arrivò al velodromo vincitore del “Giro” il 10 giugno del 1940. Lo stesso giorno della dichiarazione di guerra di Mussolini alla Francia e all’Inghilterra. Fu da quel momento che l’Europa venne mutilata di tutti gli sport, fino a quella Milano Sanremo del 1946, che ho già raccontato, quando Coppi ricompose quella magnifica tradizione. Dunque Fausto Coppi e la Storia: che destino!
Morì di malaria presa in Africa il 2 gennaio del 1960, 41enne. L’Italia fu stordita dal dolore.
C’è dell’altro: il Vigorelli venne poi intitolato ad Antonio Maspes, milanese puro, 7 volte campione del mondo. Non c’è stato nel mondo, un posto come quello.
Adesso arriva l’Olimpiade. Il binomio Milano Cortina rappresenta il meglio del pianeta. Le medaglie della neve saranno date nelle gare sulle piste che più belle, lunghe e organizzate non si può. E Milano per il ghiaccio, per oro, argento e bronzo, ha utilizzato strutture esistenti e ne ha creato di nuove come l’Arena Santa Giulia con oltre 98 interventi infrastrutturali e sportivi. Il contesto delle gare non sarà solo urbano ma esteso alla regione. Come sempre nella sua storia, Milano governa e regna.
Canto finito.