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Venezia 79, la SIC presenta un programma di sognatori in lotta per un futuro migliore

La sezione parallela e indipendente della Mostra ha illustrato una selezione proiettata verso un’idea di possibile rinascita. In concorso anche l’italiano Margini di Niccolò Falsetti.
di Paola Casella

lunedì 25 luglio 2022 - Mostra di Venezia

La nuova immagine della 37esima edizione della Settimana della Critica (SIC), sezione parallela e indipendente della Mostra del Cinema di Venezia, mostra “creature in eterno movimento” intente a “riappropriarsi dello spazio in un presente che è un ponte fra il prima e il dopo”: di conseguenza la selezione dei sette lungometraggi opere prime in concorso, più il film di apertura e quello di chiusura, vogliono “andare incontro ad un’idea di possibile rinascita, verso la luce e il colore, l’amicizia, l’amore e il concetto di comunità”, afferma Beatrice Fiorentino, Delegata Generale della Sic, che definisce i protagonisti dei lungometraggi in vetrina come “sognatori idealisti che lottano per un futuro migliore e più inclusivo”. La narrazione scelta da Fiorentino e la sua squadra, composta da Enrico Azzano, Chiara Borroni, Ilaria Feole e Federico Pedroni, sarà “accessibile a tutti senza perdere in complessità, e molto attenta alla questione dell’identità di genere, in un presente in cui lo schema binario appare completamente superato”.

La programmazione della 37esima edizione della Sic si innesta nel nuovo corso intrapreso da Sindacato nazionale critici cinematografici italiani (Sncci) sotto la guida della presidentessa Cristiana Paternò insieme al vicepresidente Pedro Armocida e del nuovo direttivo, che ha portato al reperimento di nuovi sponsor, tra cui il main partner IWONDERFULL, al restyling della storica rivista Cinecritica, alla creazione del nuovo logo della Sic, “uno schermo aperto da un lato, come la rottura della quarta parete, a rappresentare un’idea di dialogo tra critica, autori e spettatori” e all’inaugurazione di una Casa della critica che avrà sede al Lido durante la Mostra, spazio fisico di incontri con le delegazioni dei film e con il pubblico. 
 

Il lungometraggio italiano in concorso è Margini di Niccolò Falsetti, “colpo di fulmine per il comitato di selezione della Sic e cinema popolare nel senso più nobile del termine”, dice Fiorentino. “Ambientato nella Toscana del 2000, protagonista una band che non riesce a sfondare, è una commedia punk sincera e vitale”, con un cammeo in voce di Zerocalcare.

Alcuni film in gara affrontano di petto il tema della fluidità di genere: il colombiano Anhell69 di Theo Montoya, “ambientato nella giovane comunità queer di Medellìn, è un viaggio sentimentale in una città violenta dove è fondamentale mantenere vivo il sogno e l’amore per un cinema come salavita”; l’austriaco Skin Deep di Alex Schaad, “thriller psicologico che è anche una riflessione transgenere intenta a ragionare sui confini delle identità e sulle leggi dell’attrazione attraverso i corpi”; e un altro tiolo austriaco, Eismayer di David Wagner, vede protagonista un ufficiale gay dai metodi autoritari protagonista di “una storia d’amore che è anche un soldier movie: un esordio cinematografico maturo e rigoroso che mostra grande padronanza dei codici di genere e lavora efficacemente in sottrazione”.

Il film “perno della selezione” secondo Fiorentino è il francese Beating Sun di Philippe Petit, storia di un architetto che sogna di riqualificare una piazza di quartiere a Marsiglia: “un esempio di cinema civile interpretato da Swann Arlaud, che ricorderemo in Una vita (guarda la video recensione) di Stéphane Brizé e in Grazie a Dio (guarda la video recensione) di Francois Ozon”.

Lo svedese Dogborn di Isabella Carbonell rivela “un talento registico assoluto” da parte di una regista ex assistente sociale che “parla la lingua degli esclusi in una società senza scrupoli e tiene la cinepresa attaccata ai corpi: i protagonisti sono un fratello e una sorella senzatetto in lotta per la sopravvivenza e in cerca di una rinascita possibile”. “Corpi ribelli e non conformi in fuga dal ruolo imposto dalla società maschile” sono anche le protagoniste del serbo Have you seen this woman? di Dusan Zoric, rivelatosi lo scorso anno con il corto Foreign Body nella sezione Orizzonti della Mostra, e Matija Gluscevic, già apprezzato a Locarno con il corto Loop


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