Intrappolati in un lontanissimo futuro, con la polizia del tempo alle calcagna e prigionieri di quello che, nella nostra epoca, sarebbe un inquietantissimo presentatore televisivo di nome Susan, Josh, Tiger e Wolf non possono far altro che arrendersi agli eventi e competere l’uno contro l’altro all’interno dello show d’intrattenimento condotto appunto da Susan, chiamato Die-cathalon e consistente in una gara di sopravvivenza potenzialmente (molto, molto, molto) mortale.
Ovviamente il trio non si lascia manovrare senza opporre un qualche genere di resistenza e ben presto i nostri trovano una via di fuga per iniziare una rocambolesca corsa, fatta di continui salti tra una linea temporale e l’altra, alla ricerca della salvezza da un lato ma anche del ripristino del normale continuum spazio-temporale dall’altro, visto che sono stati loro stessi a devastarlo in maniera quasi irrimediabile al termine della loro avventura precedente.
I protagonisti, tra un salto e l’altro attraverso le varie epoche, si trovano a combinarne di tutti i colori e a entrare in contatto con tantissimi personaggi storici differenti: da Lincoln a Gandhi, passando per dei coloni americani del Settecento, Osama Bin Laden e persino Gesù. Josh, Tiger e Wolf non solo corrono a perdifiato alla ricerca di un modo per tornare alle loro rispettive normalità ma vengono anche messi alla prova dal punto di vista personale perché le circostanze chiederanno loro di crescere, in qualche modo di evolversi, per essere pronti a pagare il prezzo delle loro azioni e a compiere le rinunce necessarie per poter riportare l’ordine nelle loro esistenze.
La nuova stagione di Future Man, che mette un punto alla folle storia di Josh Futturman e ai suoi due amici provenienti dal futuro Tiger e Wolf, ha una durata inferiore alle due precedenti in termini di puntate ma un ritmo persino superiore, perché concentra in un minutaggio inferiore un numero addirittura maggiore di eventi, di colpi di scena, di follie vere e proprie nonché di balzi temporali. Dopo una seconda stagione più statica e fondamentalmente ambientata (quasi) per intero in un solo contesto spazio-temporale, la serie torna al suo cuore pulsante iniziale: il passaggio da un’epoca all’altra.
Quando abbiamo impostato lo show, il nostro sogno era che durasse tre stagioni, ci sembrava fantastico. E ce l’hanno fatto fare! (…) Quando ci siamo messi a lavorare su questa stagione finale sapevamo che sarebbe stata l’ultima e sapevamo dove volevamo portare i personaggi, così abbiamo fatto sì che tutta la stagione si adattasse a questa idea di partenza.
