Grazie al regista inglese Il flauto magico è diventato un film per tutti
di Tirza Bonifazi Tognazzi
Chi meglio di Kenneth Branagh poteva realizzare la versione cinematografica dell'opera lirica Il flauto magico dopo l'esperienza acquisita con la trasposizione su grande schermo delle opere di Shakesperare? Quando è stato contattato dalla Fondazione Peter Moores per seguire il progetto che traduce il testo originale dal tedesco all'inglese ed esce puntualmente nell'anno mozartiano - ricorre infatti il 250° anniversario della nascita del compositore austriaco - l'attore e regista irlandese ha accettato di realizzare il film non senza qualche perplessità. "Non conoscevo l'opera" è la spiegazione di Branagh. "Prima di accettare mi sono voluto documentare, ho ascoltato le registrazioni originali per familiarizzare con la piéce e ho fatto moltissime ricerche".
Per rendere accessibile il teatro al pubblico viennese, alla fine del 1700 Wolfgang Amadeus Mozart crea un'opera lirica in tedesco, tradendo così la tradizione italiana. Die Zauberflöte viene rappresentato per la prima volta nel settembre del 1791 e ottiene immediatamente un notevole successo. "Puoi vedere come quest'opera stia diventando sempre più popolare" scriveva il compositore alla moglie nell'ottobre dello stesso anno. Prima che ci provasse Kenneth Branagh anche Ingmar Bergman ha tradotto l'opera di Mozart - in lingua svedese - realizzando per la televisione Trollflöjten, andato in onda sul piccolo schermo il 1° gennaio del 1975.
The Magic Flute del regista irlandese è ambientato durante la prima guerra mondiale. "Dell'opera di Mozart mi hanno colpito l'umorismo, l'intensità, la passione" spiega. "Nella musica soprattutto c'era un grido in favore della pace, e questo mi ha fatto pensare alla prima guerra che ha segnato il XX secolo e ho pensato che la piéce si potesse tradurre in quell'ambientazione fornendo un aspetto epico e significativo della pace. Prima di prendere in mano la direzione del film ho ascoltato e riascoltato e riascoltato la musica senza nessun tipo di pregiudizio e ho capito che bisognava trovare una narrativa cinematografica coerente alla piéce perché è piena di vuoti, di zone d'ombra e di mistero. Lo scenario della prima guerra mondiale in qualche modo va a colmare quegli interrogativi che la piéce lascia aperti, mantenendo le emozioni acute ed elevate dell'opera originale".
Sul motivo per il quale è stata scelta proprio questa opera di Mozart risponde - dando mostra di un ottimo italiano - Sir Peter Moores, fondatore dell'associazione che sostiene l'opera cantata in inglese (ma anche altre forme d'arte) con lo scopo di raggiungere un pubblico sempre più vasto. "L'idea era di fare un film di una qualunque opera per portare la lirica fuori dal teatro. "Il flauto magico" si prestava magnificamente a questa ambizione perché è accessibile al pubblico in partenza. Oltretutto sono contento di aver optato per una piéce in tedesco, probabilmente il pubblico del Bel Paese si sarebbe offeso se avessi deciso di tradurre in inglese un'opera italiana". Paradossalmente in questi giorni il film verrà proiettato al Teatro La Fenice e il produttore Pierre-Olivier Bardet rivela che inizialmente avevano avuto dei dubbi su questa possibilità. "È stata un'idea di Marco Müller" spiega. "Inizialmente abbiamo esitato ma poi abbiamo pensato che sarebbe stato interessante e anche molto istruttivo portare i consumatori di cinema a teatro, anche solo per una volta". "Perché" conclude Branagh "ci piacerebbe che ci fosse uno scambio tra gli spettatori di cinema e gli appassionati di teatro".