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gaetano cup
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martedì 10 aprile 2007
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la rivoluzione interiore
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La chiave è tutta in una frase che il ministro, l'alter ego negativo del protagonista, dice ad un certo punto: le persone difficilmente cambiano...Eccolo, il coraggio di questo film: sovvertire questo assioma, questo confine che stringe sempre troppo la vita umana, e farci vedere che invece un cambiamento, di più, una rivoluzione interiore è possibile, forse proprio quando non è affatto cercata. E' quella che inverte il ruolo del capitano della Stasi, che si trasforma da eroe negativo, da servo fedele del sistema, da nemico della libertà di essere e di esprimersi, in eroe positivo, in protettore, ancora meglio, in salvatore di quelle stesse vite ( tranne di una che finsice tragicamente) che prima aveva cercato di ingabbiare dentro i feroci schemi di un potere dedito solo a se stesso.
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La chiave è tutta in una frase che il ministro, l'alter ego negativo del protagonista, dice ad un certo punto: le persone difficilmente cambiano...Eccolo, il coraggio di questo film: sovvertire questo assioma, questo confine che stringe sempre troppo la vita umana, e farci vedere che invece un cambiamento, di più, una rivoluzione interiore è possibile, forse proprio quando non è affatto cercata. E' quella che inverte il ruolo del capitano della Stasi, che si trasforma da eroe negativo, da servo fedele del sistema, da nemico della libertà di essere e di esprimersi, in eroe positivo, in protettore, ancora meglio, in salvatore di quelle stesse vite ( tranne di una che finsice tragicamente) che prima aveva cercato di ingabbiare dentro i feroci schemi di un potere dedito solo a se stesso. Perchè succede questo? Cos'è che fa precipitare le convinzioni e il modo stesso di rapportarsi al mondo del capitano? Forse l'ascolto in cuffia della lettura del libro di poesie di Brecht, o degli amplessi tra il drammaturgo e la compagna, così diversi da quei due soldi di momentaneo appagamento che lui si regala con una prostituta? In fondo conta poco capire il perchè, il momento preciso, quello che conta è che attraverso queste vite degli altri, questa sorta di pre-reality dove non c'è niente di artefatto o di costruito, il capitano scopre che l'esistenza vera non passava attaverso i freddi, grigi, monotematici uffici della Stasi, ma invece era proprio al di fuori di quelli, anzi,là c'era solo finzione,l' asservire tutto al regime e incanalare tutto in un'ideologia sempre più distante dalla vita vera. Ma quel regime, così come è tratteggiato, non è solo il paradigma del comunismo, di più, è l'emblema dei guasti (inevitabili?) di quei sistemi di potere che tendono a degenerare. Le carriere fatte attraverso il lecchinaggio politico, certe attricette che danno l'anima al diavolo le troviamo forse solo nella Berlino est degli anni '80? Ma il film, in fondo, ci dice una parola di speranza anche su questo, perchè alla fine tutto verrà rovesciato e sublimato nella forza di chi non si arrende: del drammaturgo, che accetta di fare finalmente una rischiosissima scelta di campo, dell'attrice, che si riscatta pagando il prezzo più alto possibile, del capitano, che precipita negli scantinati della Stasi perchè Berlino, a differenza di Parigi, non val bene una messa....Già, il capitano, ancora lui: un altro colpo d'ala del film è che la sua esistenza esteriore non cambia mai. Solitaria, spartana, grigia, sia prima che dopo la caduta del muro, e questo perchè i cambiamenti veri sono quelli interiori, la coscienza non ha niente a che fare con la ricchezza o il successo, la vera forza sta nel cuore e non nel portafogli. Ma una differenza tra il prima e il dopo c'è: il sorriso incontaminato che gli illumina il volto nel leggere la dedica del drammaturgo sul ultimo libro. E in quel sorriso c'è davvero tutto il senso di questo capolavoro.
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paola
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lunedì 30 luglio 2007
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un regalo per l'anima
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Un film stupendo, pieno di emozione e di vera poesia. Un regalo per l’anima, che deve essere di esempio al nostro cinema moderno, spesso così pieno di effetti speciali, di violenza e di niente. La prova che si può creare suspense e comunicare messaggi forti senza indugiare nel macabro e senza scadere nel banale.
E’ con il cuore che parlo, il mio è un commento poco razionale ma pieno di gratitudine: gratitudine verso il regista, al quale auguro di continuare così, e verso il cast. Il mio pensiero va soprattutto a Ulrich Muehe, che alla fine della sua vita ci ha regalato un’interpretazione così intensa e indimenticabile. Di sicuro mi sarà sfuggito qualche dettaglio tecnico, e non ho certo le basi per valutare “artisticamente” un film, che andrebbe comunque valutato in seguito a una più attenta seconda visione.
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Un film stupendo, pieno di emozione e di vera poesia. Un regalo per l’anima, che deve essere di esempio al nostro cinema moderno, spesso così pieno di effetti speciali, di violenza e di niente. La prova che si può creare suspense e comunicare messaggi forti senza indugiare nel macabro e senza scadere nel banale.
E’ con il cuore che parlo, il mio è un commento poco razionale ma pieno di gratitudine: gratitudine verso il regista, al quale auguro di continuare così, e verso il cast. Il mio pensiero va soprattutto a Ulrich Muehe, che alla fine della sua vita ci ha regalato un’interpretazione così intensa e indimenticabile. Di sicuro mi sarà sfuggito qualche dettaglio tecnico, e non ho certo le basi per valutare “artisticamente” un film, che andrebbe comunque valutato in seguito a una più attenta seconda visione. Ma quello che ho dentro è l’emozione provata guardando quelle scene, sottolineate da una musica bellissima e struggente, in cui l’abbraccio tra lo scrittore e l’attrice pareva ancora più caldo e meraviglioso proprio per lo sfondo freddo e tragico sul quale veniva a trovarsi, e la sensazione che la bellezza e la poesia, la verità, la dimensione più profonda del nostro essere alla fine prevalgono.
Il finale ha strappato un applauso al pubblico, a volte un po’ freddo, della mia città, e in me ha lasciato un’amara dolcezza che mi accompagnerà per molto, molto tempo, difficile da spiegare…la sensazione che si prova quando fuori piove, e tu sei al sicuro.
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mymy
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martedì 1 maggio 2007
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"la sonata per le persone buone" nella fredda ddr
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Una sceneggiatura avvincente, un cast all'altezza del compito, uno sfondo storico tristemente reale: questi gli ingredienti di un film appassionato e intenso, le cui scene sono destinate ad imprimersi nella memoria degli spettatori.
"Le vite degli altri" si configura come un film drammatico, duro e cupo in alcuni tratti, ma incline a scene di profonda commozione e ad attimi di suspense intrisi di una tragica ironia. E'proprio la mescolanza di questi elementi che rende l'intreccio del film assolutamente coinvolgente ed originale.
Inoltre, su tutti i personaggi non grava un giudizio netto o definitivo, ma ognuno di essi presenta una psicologia complessa, un animo multiforme e ricco di sfumature, delle pieghe assolutamente insolite e nascoste.
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Una sceneggiatura avvincente, un cast all'altezza del compito, uno sfondo storico tristemente reale: questi gli ingredienti di un film appassionato e intenso, le cui scene sono destinate ad imprimersi nella memoria degli spettatori.
"Le vite degli altri" si configura come un film drammatico, duro e cupo in alcuni tratti, ma incline a scene di profonda commozione e ad attimi di suspense intrisi di una tragica ironia. E'proprio la mescolanza di questi elementi che rende l'intreccio del film assolutamente coinvolgente ed originale.
Inoltre, su tutti i personaggi non grava un giudizio netto o definitivo, ma ognuno di essi presenta una psicologia complessa, un animo multiforme e ricco di sfumature, delle pieghe assolutamente insolite e nascoste.
Un film amaro forse, grottesco in alcuni tratti, ma nel contempo ricco di profondità e lirismo.
Si esce dalla sala con la "voglia di difendere buoni", di lottare contro ogni sopruso o forma di sopraffazione...
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catia p.
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venerdì 15 giugno 2007
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un sobrio capolavoro
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Se questo film non riuscirà pian piano a penetrare la vostra corazza, superando le rigide apparenze e toccando qualcosa che si nasconde nella profondità della vostra anima, vuol proprio dire che avete il cuore di pietra.
Se, al contrario, da veri spettatori che spiano quanto succede nel film (proprio come il suo straordinario protagonista fa nella storia), vi lascerete coinvolgere dal dipanarsi di questo dramma perfetto, ne guadagnerete lacrime e sangue, emozioni vere, e la consapevolezza della vostra umanità.
Lo sconcertante Sistema della Berlino est a pochi anni dalla caduta del muro viene scosso dal suo interno, da qualcuno che imparerà la passione dalle vite degli altri e tenterà di proteggere questa cosa bellissima, ma precaria, da un regime crudele che sempre fa le sue vittime.
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Se questo film non riuscirà pian piano a penetrare la vostra corazza, superando le rigide apparenze e toccando qualcosa che si nasconde nella profondità della vostra anima, vuol proprio dire che avete il cuore di pietra.
Se, al contrario, da veri spettatori che spiano quanto succede nel film (proprio come il suo straordinario protagonista fa nella storia), vi lascerete coinvolgere dal dipanarsi di questo dramma perfetto, ne guadagnerete lacrime e sangue, emozioni vere, e la consapevolezza della vostra umanità.
Lo sconcertante Sistema della Berlino est a pochi anni dalla caduta del muro viene scosso dal suo interno, da qualcuno che imparerà la passione dalle vite degli altri e tenterà di proteggere questa cosa bellissima, ma precaria, da un regime crudele che sempre fa le sue vittime.
L'impassibile e meraviglioso capitano della Polizia di Stato ruba la scena all'affascinante scrittore. A quest'ultimo è affidato l'ingrato compito di rappresentare la parte peggiore della casta intellettual-borghese: serva del Sistema, narcisista, con moti d'orgoglio ritardatari, piegata su se stessa e che nascondendosi dietro alla pretesa di fare cultura, non sa mai dire nulla in modo diretto, nemmeno grazie.
Oscar più che meritato come miglior film straniero.
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[+] ndì a durmì
(di andrea pertigi)
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alberto m.
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domenica 3 giugno 2007
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ammiro i tedeschi
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Ancora una volta i tedeschi ci dimostrano che sanno fare i conti, difficilissimi, con la loro triste storia del secolo passato.
Un film europeo che non cede a facili sentimentalismi o ad una facile retorica: scarno, essenziale, romanzato quanto basta, ci fa ri-vivere da spettatori impotenti ma fortemente convolti un pezzo di storia spesso ignorato.
Una regia composta, che scruta con ferma pacatezza una storia paradigmatica, rappresentanza di tante storie.
Anche il cattivo che diventa buono, unico ammiccamento alle facili aspettative dello spettatore, viene inserito in un contesto "minimalista" per cui non provoca alcun fastidio, anzi una sorta di nemesi liberatoria.
Ottime le interpretazioni senza fronzoli di Sebastian Koch e Ulrich Muhe, a dimostrazione di quanti talenti si aggirino per l'Europa.
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massimiliano l.
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martedì 10 aprile 2007
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un eccellente esordio!
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Le vite degli altri è un film importante, soprattutto per la sceneggiatura, la fotografia e la pova attoriale, essendo, invece, l'elemento filmico di tipo classico: la regia non sembra certo quella di un esordiente anche se non presenta soluzioni particolarmente ardite o innovative: l'uso delle panoramiche è sobrio ed appropriato e così quello dei carrelli; le conversazioni sono sempre, o quasi, filmate in campo-controcampo (con soluzioni stilistiche differnti a seconda del ruolo dei protagonisti: il primo interrogatorio condotto da un agente della Stasi, che poi diventerà il coprotagonista del film, è filmato appunto in campo-controcampo ma l'interrogante è ripreso dal basso, quasi a voler rappresentare la sua posizione di autorità, e l'interrogato dall'alto, dimostrando così anche visivamente la sua oppressione ed il suo schiacciamento; i dialoghi tra lo scrittore protagonista, Georg Dreyman, e la sua compagna,l'attrice Christa-Maria, presentano inquadrature in cui lui è in primo piano e dà le spalle a lei che si scorge sullo sfondo, a voler rappresentare la distanza che già separa i due, distanza che prelude ad un successivo tradimento; il dialogo che si svolge in un bar tra l'agente della Stasi Wiesler e la stessa Christa-Maria è filmato in campo-controcampo ma con piani dei protagonisti sempre più ravvicinati man mano che la conversazione diventa più intima); i raccordi tra le scene e le sequenze sono di tipo classico (a volte anche di natura sonora, mediante l'utilizzo di musica o parole intradiegetiche), anche l'utilizzo delle sequenze in cui compaiono degli specchi è mutuato dai classici: nel cinema classico, infatti, lo specchio rappresenta il doppio, la doppia personalità, la rivelazione di un lato oscuro o nuovo di colui che vi si riflette; ne "le vite degli altri" sia il personaggio di Christa-Maria che quello di Wiesler sono rappresentati allo specchio nel momento in cui rivelano la loro seconda personalità (lei prima di ingerire degli psicofarmaci, primo passo di un percorso che la porterà a tradire l'amante denunciandolo alla Stasi; lui prima di ricevere una prostituta, gesto che ne rivela un aspetto insospettabile e che, anche in questo caso, costituisce l'inizio di un'evoluzione che lo porterà da integerrimo funzionario della Stasi a silenzioso complice dello scrittore dissidente) e lo specchio, forse, rappresenta anche la specularità dei percorsi paralleli dei due coprotagonisti: Christa-Maria si avvicina al potere divenendo collaboratrice della polizia plitica, Wiesler vi si allontana, aiutando, attraverso una serie di omissioni e di falsificazioni, lo scrittore Georg Dreyman a pubblicare il suo articolo anti-regime sullo Spiegel; e ancora: l'unica volta in cui il superiore di Wiesler, un ufficiale fedele al regime dall'inizio alla fine e che ,a differenza del suo sottoposto, non subisce evoluzioni psicologiche nel corso del film, appare riflesso è in un falso specchio, un vetro cioè che separa la sala degli interrogatori dalla stanza dove questi vengono ascoltati e osservati dagli ufficiali della Stasi.
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Le vite degli altri è un film importante, soprattutto per la sceneggiatura, la fotografia e la pova attoriale, essendo, invece, l'elemento filmico di tipo classico: la regia non sembra certo quella di un esordiente anche se non presenta soluzioni particolarmente ardite o innovative: l'uso delle panoramiche è sobrio ed appropriato e così quello dei carrelli; le conversazioni sono sempre, o quasi, filmate in campo-controcampo (con soluzioni stilistiche differnti a seconda del ruolo dei protagonisti: il primo interrogatorio condotto da un agente della Stasi, che poi diventerà il coprotagonista del film, è filmato appunto in campo-controcampo ma l'interrogante è ripreso dal basso, quasi a voler rappresentare la sua posizione di autorità, e l'interrogato dall'alto, dimostrando così anche visivamente la sua oppressione ed il suo schiacciamento; i dialoghi tra lo scrittore protagonista, Georg Dreyman, e la sua compagna,l'attrice Christa-Maria, presentano inquadrature in cui lui è in primo piano e dà le spalle a lei che si scorge sullo sfondo, a voler rappresentare la distanza che già separa i due, distanza che prelude ad un successivo tradimento; il dialogo che si svolge in un bar tra l'agente della Stasi Wiesler e la stessa Christa-Maria è filmato in campo-controcampo ma con piani dei protagonisti sempre più ravvicinati man mano che la conversazione diventa più intima); i raccordi tra le scene e le sequenze sono di tipo classico (a volte anche di natura sonora, mediante l'utilizzo di musica o parole intradiegetiche), anche l'utilizzo delle sequenze in cui compaiono degli specchi è mutuato dai classici: nel cinema classico, infatti, lo specchio rappresenta il doppio, la doppia personalità, la rivelazione di un lato oscuro o nuovo di colui che vi si riflette; ne "le vite degli altri" sia il personaggio di Christa-Maria che quello di Wiesler sono rappresentati allo specchio nel momento in cui rivelano la loro seconda personalità (lei prima di ingerire degli psicofarmaci, primo passo di un percorso che la porterà a tradire l'amante denunciandolo alla Stasi; lui prima di ricevere una prostituta, gesto che ne rivela un aspetto insospettabile e che, anche in questo caso, costituisce l'inizio di un'evoluzione che lo porterà da integerrimo funzionario della Stasi a silenzioso complice dello scrittore dissidente) e lo specchio, forse, rappresenta anche la specularità dei percorsi paralleli dei due coprotagonisti: Christa-Maria si avvicina al potere divenendo collaboratrice della polizia plitica, Wiesler vi si allontana, aiutando, attraverso una serie di omissioni e di falsificazioni, lo scrittore Georg Dreyman a pubblicare il suo articolo anti-regime sullo Spiegel; e ancora: l'unica volta in cui il superiore di Wiesler, un ufficiale fedele al regime dall'inizio alla fine e che ,a differenza del suo sottoposto, non subisce evoluzioni psicologiche nel corso del film, appare riflesso è in un falso specchio, un vetro cioè che separa la sala degli interrogatori dalla stanza dove questi vengono ascoltati e osservati dagli ufficiali della Stasi.
Merito della riuscita del film è anche della fotografia che rappresenta visivamente la cappa opprimente del regime comunista attraverso ambienti fumosi, esterni illuminati da un sole sempre filtrato dalle nuvole, luoghi bui.
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[+] hai ragione!
(di gll73)
[ - ] hai ragione!
[+] lunga,troppo spigolosa.
(di elisa)
[ - ] lunga,troppo spigolosa.
[+] parole parole parole
(di elisa)
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(di dodix2003)
[ - ] sintesi!!!!!
[+] il cinema non è soltanto ottimo/pessimo
(di chiara)
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[+] giusto, ma un po' cerebrale
(di paola)
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natale64
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martedì 23 ottobre 2007
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ogni tanto accade
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ogni tanto accade che si riesca a vedere delle belle cose, i questo caso un bellissimo film.ho 43 anni, nel periodo storico trattato nel film ero giovanotto, mi ha impressionato il modello e il colore della giacca a vento che usa sovente il protagonista.quel grigio effettivamente era "molto"usato in quei anni,lo usavo anchio anche molto simile il modello.chi poteva immagginare con la scarsa conoscenza di informazione dell'epoca, quello che succedeva in quella parte del mondo?erano i primi tempi che erano usciti i primi cd "audio" me lo ricordo benissimo!quasi totale per noi giovani del tempo occuparsi diqueste cose cosi lontane.tornando al film nel giro di 2 giorni lo rivisto una seconda volta, per afferrare meglio i dialoghi le sfumature.
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ogni tanto accade che si riesca a vedere delle belle cose, i questo caso un bellissimo film.ho 43 anni, nel periodo storico trattato nel film ero giovanotto, mi ha impressionato il modello e il colore della giacca a vento che usa sovente il protagonista.quel grigio effettivamente era "molto"usato in quei anni,lo usavo anchio anche molto simile il modello.chi poteva immagginare con la scarsa conoscenza di informazione dell'epoca, quello che succedeva in quella parte del mondo?erano i primi tempi che erano usciti i primi cd "audio" me lo ricordo benissimo!quasi totale per noi giovani del tempo occuparsi diqueste cose cosi lontane.tornando al film nel giro di 2 giorni lo rivisto una seconda volta, per afferrare meglio i dialoghi le sfumature.e' devo dire che lo apprezzato di piu'del giorno prima.mi ha fatto riflettere sui tempi di oggi, di quello che stiamo vivendo nel nostro paese, e' malgrado tutte le caste, le polemiche, gli scandali che si susseguono giornalmente da noi, credo che il messaggio finale che lascia il film e' che mi ha pure commosso, e' la risposta che da' al libraio alla sua domanda se' "era un regalo da confezionare ? " risponde con assoluta convinzione e' liberta' d'animo " no' e' per me ".mi ha ridato una senzazione di pulizia,onesta',e' sconcertante assoluta convinzione che essere anche solo per un giorno " xgw xx/7 " e' bello, bello come la liberta' di esprimere quello che si e' senza paura.la piu' grande ricchezza di ogni uomo secondo me' e' il libero arbitrio,il padreterno c' e' la dato,resta a noi e' a chi ci governa mantenerlo.
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ivanajac
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giovedì 23 agosto 2007
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bello ed intenso
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Bella e intensa prima prova d’autore/regista/sceneggiatore di un 34 enne tedesco.
La vicenda ti attrae subito perché ti fa entrare immediatamente dentro una pagina di storia recente, drammatica e rimossa. Quanti di noi avevano chiaro che ancora a metà anni ‘80 nella civilissima Europa potesse esistere un regime così opprimente e spietato? Gli occhi azzurri e gelidi di una spia della Stasi ci costringono ad essere spie e osservatori della “vita degli altri”. Ma poi capisci che la vita spiata è in realtà a doppio o triplo gioco e che la stessa spia viene spiata anche da noi nella sua lenta evoluzione, nel suo lasciarsi attrarre dal “bene”, dai valori negati e controllati. L’arte, la musica, il teatro, l’amore, la dignità, l’opporsi al regime mettendo a repentaglio le proprie sicurezze.
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Bella e intensa prima prova d’autore/regista/sceneggiatore di un 34 enne tedesco.
La vicenda ti attrae subito perché ti fa entrare immediatamente dentro una pagina di storia recente, drammatica e rimossa. Quanti di noi avevano chiaro che ancora a metà anni ‘80 nella civilissima Europa potesse esistere un regime così opprimente e spietato? Gli occhi azzurri e gelidi di una spia della Stasi ci costringono ad essere spie e osservatori della “vita degli altri”. Ma poi capisci che la vita spiata è in realtà a doppio o triplo gioco e che la stessa spia viene spiata anche da noi nella sua lenta evoluzione, nel suo lasciarsi attrarre dal “bene”, dai valori negati e controllati. L’arte, la musica, il teatro, l’amore, la dignità, l’opporsi al regime mettendo a repentaglio le proprie sicurezze. Il grande fascino del valore della cultura e della piena dignità dell’esistenza sgretolano tutte le certezze politiche e ideologiche; il finale accelera i colpi di scena, fino ad arrivare alle splendide ed intense ultime scene, in cui lo “scambio” e la congiunzione tra le vite, un tempo divaricate, è avvenuto appieno e, anche a distanza, ci si intende tra uguali.
Ottima tensione narrativa, montaggio serrato, bella fotografia dai toni gelidi ed opachi.
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ghitri
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giovedì 16 agosto 2007
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un inno all'arte
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le lacrime che solcano il viso dello spietato agente nell'ascoltare la musica suonata per l'amico suicida, la curiosità nuova per quei libri ritenuti fino a poco prima pericolosi sono i primi segni di una " conversione" all'umanità, all'amore e alla coscienza civile.
L'arte, la senbilità dei protagonisti osservati diventa la molla di questa "conversione", di questa umanizzazione che arriverà fino al sacrificio personale.
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simo
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sabato 23 giugno 2007
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una lenta presa di coscienza.
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All'interno di un grigio e monocromatico sistema totalitario, sotto il dispotico tentativo dittatoriale di controllare il pensiero della popolazione, si sviluppa la silenziosa ribellione del protagonista, il Capitano Gerd Wiesler (l'Hanptmann Gerd Wiesler HGWXX/7); si tratta di un crescendo emozionante che tiene lo spettatore in continua tensione. Chi segue le vicende del gelido capitano, non si rende immediatamente conto che egli sta maturando un cambiamento radicale ma si immedesima in lui, vive e sente la sua angoscia e la sua profonda solitudine, grazie anche alla straordinaria interpretazione di Ulrich Muhe. Il Capitano Wiesler spia in modo meticoloso, quasi pervaso da ossessione maniacale, la vita degli altri, proprio perchè la sua è troppo asettica, apatica, triste; spia le case degli altri perchè la sua è vuota, senza oggetti, senza colore, arredata senza amore e soprattutto senza amici e senza presenza di vita (fa eccezione la prostituta che forse è più felice e meno sola di lei); anche quello che mangia è insipido, verrebbe da dire: proprio per non morire.
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All'interno di un grigio e monocromatico sistema totalitario, sotto il dispotico tentativo dittatoriale di controllare il pensiero della popolazione, si sviluppa la silenziosa ribellione del protagonista, il Capitano Gerd Wiesler (l'Hanptmann Gerd Wiesler HGWXX/7); si tratta di un crescendo emozionante che tiene lo spettatore in continua tensione. Chi segue le vicende del gelido capitano, non si rende immediatamente conto che egli sta maturando un cambiamento radicale ma si immedesima in lui, vive e sente la sua angoscia e la sua profonda solitudine, grazie anche alla straordinaria interpretazione di Ulrich Muhe. Il Capitano Wiesler spia in modo meticoloso, quasi pervaso da ossessione maniacale, la vita degli altri, proprio perchè la sua è troppo asettica, apatica, triste; spia le case degli altri perchè la sua è vuota, senza oggetti, senza colore, arredata senza amore e soprattutto senza amici e senza presenza di vita (fa eccezione la prostituta che forse è più felice e meno sola di lei); anche quello che mangia è insipido, verrebbe da dire: proprio per non morire.
Gerd spia il drammaturgo Dreyman ( i due non si incontreranno mai) con la sua passione per le manifestazioni artistiche (elemento sempre controllato nei regimi dittatoriali) con la sua casa piena di persone, di oggetti (libri, riviste ma anche oggetti inutili); ma soprattutto il capitano vive e sente il grande amore tra lo scrittore e l'attrice, un sentimento forte e passionale.Wiesler ha conosciuto finalmente la forza pulsionale della vita, la sente, capisce di esserne privo e molto lontano; non è geloso, anzi desidera proteggere
e salvare questo mondo profumato e colorato che brilla nel grigiore del totalitarsmo; e lo farà con la sua furbizia e con tutte le sue energie, a costo di perdere il suo lavoro.
Complesso il rapporto tra il capitano e lo scrittore, forse quest'ultimo è l'alter ego faticosamente cercato, forse si tratta solo di amicizia e di nobile sentimento di riconoscenza reciproca: l'uno fa conoscere la vita all'altro, l'altro gli salva la vita; comunque sia i due, solo loro due, si cercano costantemente e alla fine, riescono a capirsi.
Straordinario anche il grande senso di suspense che il giovane regista riesce a suscitare fino alla fine del film che, basato molto sugli interni, presenta uno scorcio di storia del novecento molto inquietante, ha una struttura sia da giallo, sia teatrale e tratta della forza del sentimento e dell'arte, di movimenti interiori e di ribellioni.
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[+] le vite degli altri
(di valentina)
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