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Il servo
Un film di Joseph Losey.
Con James Fox, Sarah Miles, Dirk Bogarde, Wendy Craig, Catherine Lacey.
continua»
Titolo originale The Servant.
Drammatico,
b/n
durata 116 min.
- Gran Bretagna 1963.
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Un giovane londinese (J. Fox), ricco, inetto e superficiale, è a poco a poco degradato e dominato dal suo cameriere (D. Bogarde) con l'aiuto della sua amante (S. Miles) che introduce in casa, spacciandola per sua sorella. Scritto da Harold Pinter (da un romanzo, 1948, di Robin Maugham) che, con la secca precisione dei suoi dialoghi, libera Losey dai residui didascalici, è un ammirevole saggio sui rapporti di classe e sull'antinomia servo-padrone. Difficile trovare un attacco sbagliato, un movimento gratuito della cinepresa, un eccesso o una stonatura nell'uso delle luci. Apprezzato all'estero più che in patria. Si avvale della sapiente scenografia di Richard McDonald (qui la casa è un personaggio) e della sinuosa fotografia di Douglas Slocombe. Un capolavoro spietato. Accolto freddamente alla Mostra di Venezia. |
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premi nomination |
Nastri d'Argento 1 0 |
Il capolavoro di losey
lunedì 28 luglio 2008
di breberto
Fa parte di quel ristrettro gruppo di film che si possono e si debbono vedere a ogni manciata di anni sempre con piacere e rinnovata ammirazione. I motivi? La metafora dei rapporti di classe è attuata lucidamente attraverso la storia devastante del padrone e del servo i cui rapporti finiscono per invertirsi in un gioco psicologico al massacro che raggiunge momenti di grande tensione e crudeltà : un discorso lucidissmo che raggiunge il suo scopo (mostrare la crisi di una classe, quella borghese, continua » |
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DVD | Il servoUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 16 maggio 2007
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di Filippo Sacchi Il Corriere della Sera
Non capisco perché, dovendo dare un titolo italiano al Servant di Joseph Losey, i traduttori abbiano scelto Il servo, invece che Il servitore. Se c’è un personaggio che sin dal primo apparire non ha nulla del “servo” è proprio questo Barrett di Dick Bogarde, quel signore correttamente vestito con un soprabito scuro di taglio Burberry e una lobbia nera alla Eden che, munito del classico ombrello da uomo della City, attraversa in quello spoglio pomeriggio d’autunno l’aristocratica strada, forse un Terrace, diretto verso il signorile palazzotto dove deve presentarsi al nuovo padrone. » |
di Giovanni Grazzini Il Corriere della Sera
Non aveva torto il regista Joseph Losey a sperare che Venezia gli restituisse, con Il servo, un po’ di quel prestigio che Eva, non per tutta sua colpa, gli aveva tolto. Il suo ultimo film, infatti, presentato oggi sotto bandiera inglese, mostra che quando la mano e l’occhio di Losey seguono da vicino l’elaborazione di un’opera cinematografica, il prodotto potrà essere più o meno gradevole a seconda del nostro gusto, ma innegabile la personalità del regista. Anche Il servo si muove nell’aura decadentistica che piace a questo esegeta delle degradazioni morali e fisiche, e ha perciò sequenze incresciose, ma tutta la prima parte del film, nel quale si delineano i caratteri e le situazioni, ha squisitezze che non sono ancora estetizzanti ma soltanto un fine arabesco psicologico tracciato intorno a personaggi e ad ambienti che covano i germi della dissoluzione. » |
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