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Peter O'Toole

Peter O'Toole (Peter Seamus O'Toole) è un attore irlandese, regista, montatore, è nato il 2 agosto 1932 a Connemara (Irlanda) ed è morto il 14 dicembre 2013 all'età di 81 anni a Londra (Gran Bretagna).
Nel 1988 ha ricevuto il premio come miglior attore non protagonista al David di Donatello per il film L'ultimo Imperatore. Dal 1964 al 1988 Peter O'Toole ha vinto 4 premi: David di Donatello (1964, 1967, 1970, 1988).

L'irlandese d'Arabia

A cura di Fabio Secchi Frau

La storia di Peter O'Toole è scritta negli annali della storia del cinema. Non è vecchia come il mondo, ma quasi. Non ci sono circostanze misteriose in questa storia, ma pura e semplice bravura riconosciuta e ovviamente glorificata come merita, ancora oggi. Quanto basta per rendere Peter O'Toole uno dei volti indimenticabili della Settima Arte.
Figlio di un allibratore e di una casalinga, si trasferisce piccolissimo dalla usa amata Irlanda al Regno Unito per via della carestia che invade la nazione. Cresce così a Leeds, frequentando pub, corse di cavalli a seguito del padre e la scuola cattolica che lascia prestissimo per andare a lavorare come fattorino per lo "Yorkshire Evening Post", all'interno della quale redazione troverà persino un posto come apprendista giornalista. Dopo aver servito la Marina Inglese come radiosegnalatore, decide di intraprendere la carriera di attore. Comincia dalla pratica, partecipando a spettacoli in teatri locali, poi si presenta per un'audizione alla Royal Academy of Dramatic Arts di Londra. Vince una borsa di studio e frequenta la più prestigiosa scuola di recitazione inglese per ben due anni, stringendo amicizia con i suoi compagni di studi: Albert Finney, Alan Bates e Richard Harris (con il quale stringerà una lunga e duratura amicizia). Debutta così sul palcoscenico a soli 17 anni all'Old Vic di Bristol e da allora non si ferma un attimo, passando di compagnia in compagnia, dalla Royal Shakespeare Company all'Old Vic di Londra, dalla Royal Court Theatre al National Theatre, con un repertorio che va da "The Long and the Short and the Tall" (1959) a "The Taming of the Shrew", da "Il Mercante di Venezia" a "Troilus and Cressida", senza dimenticare "Amleto", "Baal", "Ride a Cock Horse", "Giunone e il pavone", "Man and Superman", "Aspettando Godot", "Zio Vanya" e "Present Laughter". In men che non si dica diventa uno dei talenti più prodigiosi del teatro inglese.
Dopo qualche apparizione televisiva (il telefilm The Scarlet Pimpernel, 1956) e il matrimonio con l'attrice Siân Phillips (1959-1979) che finirà con un divorzio, ma che si completerà con la nascita di due figlie, l'attrice Kate O'Toole (così chiamata in onore della sua migliore amica Katharine Hepburn) e Patricia O'Toole, debutterà al cinema grazie al film di Robert Stevenson Il ragazzo rapito (1960), con Peter Finch. Poi, successivamente alla pellicola di Nicholas Ray Ombre bianche (1960) sarà scelto per il ruolo più prestigioso e importante di tutta la sua lunga carriera: quello di Lawrence d'Arabia nell'omonimo film di David Lean del 1962. Inizialmente, il regista avrebbe voluto Albert Finney nel ruolo del protagonista, ma Katharine Hepburn fece pressione sul produttore Sam Spiegel affinché assumesse l'allora semisconosciuto Peter O'Toole. Non fu una scelta sbagliata. Fra Anthony Quinn, Omar Sharif e Alec Guinness, Peter O'Toole spicca per superbia e fascino ambiguo, denotato da un forte magnetismo che emerge dal suo sguardo fin troppo trasparente. Finisce la storia dell'attore e inizia quella dell'indimenticabile mito cinematografico. Ha la sua prima nomination agli Oscar come miglior attore protagonista, soffiatoli via dal bravo Gregory Peck ne Il buio oltre la siepe. Si consolerà con un BAFTA nella stessa categoria e con mille altre proposte di lavoro: affiancherà James Mason in Lord Jim (1964) e il nostro Gino Cervi e Richard Burton nello storico Becket e il suo re (1964), per il quale guadagnerà una nuova candidatura all'Oscar (che finirà però nelle mani di Rex Harrison per My Fair Lady) e un Golden Globe.
Ottimo anche nelle commedie, recita con Peter Sellers e Woody Allen ne Ciao Pussycat (1965), nel ruolo di un tombeur de femme che fa il verso al nostro Mastroianni, e con Audrey Hepburn nel film di William Wyler Come rubare un milione di dollari e vivere felici (1966). Dopo essere entrato nel florido cast de La Bibbia (1966) di John Huston assieme ad Ava Gardner, entra nel divertente James Bond 007 - Casinò Royale (1967) con David Niven, William Holden, Peter Sellers, Woody Allen, John Huston, Jean-Paul Belmondo e Orson Welles. Vince un David di Donatello come miglior attore straniero per La notte dei generali (1967) con Philippe Noiret e manca di nuovo l'Oscar nel film Il leone d'inverno(1968) dove recita con la sua migliore amica Hepburn e con Anthony Hopkins, vincendo però un Golden Globe.
Alla fine degli Anni Sessanta, affianca Jeanne Moreau in Caterina sei grande (1969) ed è di nuovo nella lista dei candidati dell'Academy Award per Goodbye, Mr. Chips (1969), compiacendosi però solo del secondo David di Donatello, perché la mitica statuetta andò quell'anno a John Wayne con Il Grinta. Originariamente, doveva essere lui lo Sherlock Holmes de La vita privata di Sherlock Holmes(1970) di Billy Wilder, accanto a Sellers che avrebbe interpretato il Dr. Watson, ma poi Wilder stesso rinunciò a O'Toole preferendo attori meno famosi nei panni dei protagonisti dei romanzi di Arthur Conan Doyle. Poco male, l'attore irlandese ritornò accanto a Noiret ne L'uomo che venne dal Nord (1971) e poi accanto a Sophia Loren ne L'uomo della Mancha (1972), vendendosi però portar via l'ennesimo Oscar da Marlon Brando (per Il padrino), dopo la sua stupenda interpretazione ne La classe dirigente (1972).
Si incastra perfettamente nella coppia Elizabeth Taylor-Richard Burton ne La leggenda di Llareggub (1973) e poi fra Charlotte Rampling e Max von Sydow in Foxtrot (1976), mentre sarà con Burt Lancaster sul set di Zulu Dawn (1979). Nel 1981 e nel 1983, ormai vede l'Oscar sempre più lontano dato che nonostante le buone prove in Professione pericolo (1980) e L'ospite d'onore (1982) con le rispettive candidature, non sembra particolarmente meritevole del premio più prestigioso al mondo e quasi si logora nell'invidia, soprattutto quando viene assegnato nel primo caso a Robert De Niro per Toro scatenato.
Si spinge nell'alcolismo, passa dalla moglie a Ursula Andress e da questa alla modella Karen Somerville Brown che gli darà un figlio, Locarn Patrick O'Toole. Non abbandona però la recitazione, unico sollievo della sua vita. Recita con Jodie Foster in Svengali (1983) e poi nei pessimi Supergirl - La ragazza d'acciaio (1984) con Faye Dunaway e Club Paradise (1986) con Robin Williams. Sarà l'italiano Bernardo Bertolucci a rivalutarlo ne L'ultimo imperatore (1987), per il quale ruolo vince il David di Donatello come miglior attore non protagonista. Ancora con la Dunaway e con Nastassja Kinski in In una notte di chiaro di luna (1989), recita accanto a Christopher Lee ne Il ladro dell'arcobaleno(1991), rimanendo poi assente dalle scene, giacché preferisce il cricket, sport per il quale è insegnante professionista, alle scene.
Nel 1997, torna al grande schermo in Favole con Harvey Keitel, vincendo un Emmy come miglior attore non protagonista nel film tv Giovanna d'Arco (1999). Dopo Molokai - The Story of Father Damien (1999) con Kris Kristofferson, viene premiato con il Laurence Oliver Theatre Award alla carriera, seguito finalmente da un Oscar (sempre alla carriera) nel 2003.
Dopo aver affiancato la Rampling in Augusto (2003), recita con Brad Pitt nel pessimo Troy (2004), poi inaspettatamente arriva l'ennesima candidatura all'Oscar grazie a Venus (2006) con Vanessa Redgrave. Grande amico dell'attrice April Ashley, Peter O'Toole è ormai inarrestabile nonostante l'anziana età e si permette ancora di dare del filo da torcere a star del calibro di Rupert Everett, Michelle Pfeiffer e Robert De Niro (Stardust, 2007), pur non rinunciando al vizio del bere, come molti dei suoi compatrioti irlandesi. Va bene così, ci piace così. Peter O'Toole ha folgorato letteralmente il pubblico di tutto il mondo con il lampo del suo sguardo che ha riconosciuto da subito il suo talento prodigioso. Colto, tragico e romantico, perfetto nella valorizzazione massima del sua eleganza e della sua bellezza, ha giocato sui suoi tratti efebici, regalando un plusvalore a ogni interpretazione eseguita, arricchendola cioè di inafferrabile e straordinaria ambiguità.
L'11 luglio 2012 l'attore irlandese ha annunciato il suo ritiro dalle scene. "È il momento di gettare la spugna, di ritirarmi dai set e dai palcoscenici. La passione se ne è andata e non tornerà", ha scritto O'Toole in un comunicato ufficiale rilanciato dalla rivista People. Un anno dopo, il 14 dicembre 2013, O'Toole muore a Londra. Aveva 81 anni.

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