Quattro attori si trovano a riflettere sul loro mestiere e i problemi che affliggono oggi il cinema. Espandi ▽
Quentin Dupieux con
Le deuxième acte trasforma il processo del ‘film nel film’ in una commedia drammatica per quattro attori che ‘suonano’ adagio, andante e allegro. Un film loquace, una serie di conversazioni che si compiacciono del loro tour de force: la lunghezza dei binari del dolly che accompagna l’avanzare dei personaggi su strade che sembrano più piste di decollo. L’interminabile carrellata che chiude il film parla da sola dell’ossessione dell’autore: privilegiare la singolarità poetica al discorso morale. Léa Seydoux, Vincent Lindon e Louis Garrel, diretti per la prima volta, prendono il potere, volgendo un materiale reazionario in un irresistibile gioiello comico.
Le deuxième acte si tuffa a capofitto nell’espressione di un malessere, tra la pressione della
cancel culture, del #MeToo e dell’IA. Quentin Dupieux affonda il colpo in quello che rimane il mistero più seducente e più essenziale del processo cinematografico: il modo in cui una storia diventa corpo, per davvero o per finta.