| Titolo originale | Geunyeoga doraon nal |
| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Corea del sud |
| Durata | 84 minuti |
| Regia di | Hong Sang-soo |
| Attori | Mi-so Park, Song Seon-mi, Yunhee Cho . |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento sabato 21 febbraio 2026
Dopo aver concluso le riprese di un film indipendente, un'attrice fatica a ricordare i dettagli delle tre interviste con la stampa quando le viene chiesto di riprodurle durante la lezione di recitazione.
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CONSIGLIATO SÌ
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Al suo ritorno sulle scene dopo una prolungata assenza in cui si è dedicata alla sua vita privata, un'attrice affronta tre diverse interviste per promuovere il suo nuovo lavoro. In rapida successione, le giornaliste provano a fare domande sul film, ma inevitabilmente la conversazione si sposta sul personale, con entrambe le parti interessate a parlare delle proprie aspirazioni, idee ed esperienze passate. Dopo le interviste l'attrice si reca da un'insegnante di recitazione, che le chiederà di rivisitare gli scambi avuti durante la giornata.
Siamo in un periodo particolarmente felice in quel fluido gioco di ripetizioni e variazioni che è la filmografia in divenire del coreano Hong Sang-soo.
Gli ultimi film - che arrivano tipicamente al ritmo di uno o più all'anno - dimostrano uno sguardo sempre più ampio e hanno portato ulteriori sperimentazioni formali, in particolare In Water e What Does That Nature Say To You, ma anche Una viaggiatrice a Seoul. Con The Day She Returns, Hong parla come spesso gli capita di cinema e di tutto ciò che gli gira attorno, soffermandosi però per la prima volta su quel particolare tipo di comunicazione rappresentato dall'intervista promozionale. Non ne viene fuori una satira esplicita, che non è mai nelle corde di un artista sempre obliquo e sottile, ma c'è sicuramente un sottotesto dissacrante che si fa gentilmente beffa delle dinamiche di potere che si creano tra giornalista e cineasta, delle stesse domande da cui non si può sfuggire ("qualche consiglio per i giovani?") e del rapporto ambivalente tra sincerità e facciata. Tra fiumi di birra, a tenere banco è Song Seon-mi, attrice non nuova all'universo esteso di Hong ma che qui trova una verve particolare, mescolando sapientemente un certo entitlement attoriale con quelle crepe più spontanee attraverso cui si arriva a scorgere l'interiorità di una donna e del suo passato - spesso a suo discapito, dal momento che la vedremo più tardi chiamare la giornalista per ritrattare alcune delle dichiarazioni.
Favorita dalla struttura (la stessa inquadratura fissa replicata su tre colloqui allo stesso tavolo, più l'epilogo), la dimensione psicoanalitica che spesso sottende i film del regista è qui molto pronunciata e indaga il valore della parola prima ripetuta allo sfinimento e poi all'improvviso mancante nel ricordo. Nel linguaggio che si inceppa c'è la rivelazione più importante, ma a Hong importa come sempre il meccanismo piuttosto che la spiegazione. L'efficienza assoluta del suo cinema (ancora una volta il film è da lui scritto, diretto, prodotto, montato, fotografato e fornito di sound design oltre che di basilare ma deliziosa colonna sonora) riproduce quella familiarità che è un ingrediente chiave del discorso, in un bianco e nero che attenua l'assurdità implicita del mondo dei press junket cinematografici.
Una delle poche certezze della vita è il film di Hong Sangsoo alla Berlinale, il primo dell'anno visto che tradizionalmente ne arriverà, almeno, un secondo in qualche altro festival, nel semestre successivo. L'ultimo film del regista sudcoreano è presentato stavolta a Panorama, uno strappo rispetto alla sua presenza fissa in concorso dove pure ha fatto incetta di orsi d'argento.