| Anno | 2026 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Italia |
| Regia di | Valerio Vestoso |
| Attori | Emanuela Fanelli, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli, Ferzan Ozpetek, Valerio Mastandrea Anna Bonaiuto, Geppi Cucciari, Massimo De Lorenzo, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, Paolo Genovese. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 10 settembre 2026
In un futuro prossimo, un mockumentary comedy immagina l'ascesa e caduta artistica e personale della sua protagonista.
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CONSIGLIATO N.D.
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2049. Il giornalista Malcom Pagani, che sogna di girare un documentario su Elsa Morante e Alberto Moravia ma deve assolvere alle sue necessità alimentari, si reca in Val d'Aosta per intervistare Emanuela Fanelli, ormai lontana dalle scene da anni dopo un inesorabile declino professionale dovuto anche ad una traversia giudiziaria che l'ha vista involontaria protagonista. Fanelli è stata un'attrice di successo, ha vinto un David per C'è ancora domani ed è stata protagonista di un film romantico che ha sbancato il botteghino, Pasticciona in amore, cui però è seguita una serie omonima troppo preoccupata di essere politically correct, e da lì un declino sfociato nelle immancabili derive del reality e delle televendite. Inoltre c'è stato un matrimonio disastroso, una figlia e infine l'autoreclusione fra le montagne valdostane. Pagani è costretto a raccontare questa "piccola scialba irrilevante ignobile storia" per il pubblico affamato di gossip sulle meteore dello spettacolo.
Peccato è la serie mockumentary che Emanuela Fanelli ha scritto insieme a Valerio Vestoso, che la dirige, e a Giulio Somazzi, riservandosi anche un credit come produttrice creativa e ovviamente interpretando se stessa, in un mix fra immagini di repertorio reali, come il filmato della vincita di Fanelli ai David, e immaginarie.
Intorno a lei, per lo più nella versione invecchiata di loro stessi, ci sono un'infinità di volti noti del cinema italiano, da Tullio Solenghi, che scompare quasi subito ma rimane comunque un tormentone, a Sabrina Ferilli, da Geppy Cucciari ad Alessandro Borghi, e poi Anna Bonaiuto, Valerio Mastandrea, Maria Gifuni, Clizia Incorvaia, Valeria Golino (in voce) a Stefano Accorsi (in incognito), fino ai registi Ferzan Ozpetek, Paola Cortellesi, Paolo Virzì, Francesco Bruni, Francesca Archibugi e Paolo Genovese. Ci sono anche commentatori mediatici assortiti come Piera Detassis (identificata come ex presidente dei David ancor prima che avvenisse la sua deposizione), Gianni Canova, Annalisa Cuzzocrea, Gigi Marzullo, Antonio Ricci, Fabio Fazio o Caterina Balivo.
Peccato guarda a Boris (c'è anche il cammeo di Massimo De Lorenzo, uno degli sceneggiatori di quella serie) ma si concentra sul mondo cinematografico, che è meno noto al pubblico di quello televisivo, e forse restringe troppo il campo ad un pubblico di addetti ai lavori, che coglieranno tutti i riferimenti e gli inside joke. Fanelli ha una scrittura e una recitazione puntuali e precise, ma i migliori in campo sono Borghi, Ferilli e un inedito Ozpetek, strepitosi nei loro ruoli autoironici e iconoclasti. L'ottimo montaggio è di Chiara Proietti, e Vestoso, sceneggiatore e regista, gestisce bene la progressione magmatica degli eventi. Forse però la durata da miniserie in sei puntate è eccessiva, e il paragone con i tempi comici esilaranti e ad accumulo progressivo di Boris, ingeneroso ma inevitabile, è purtroppo a sfavore di Peccato.
Ambientata in un futuro prossimo, la serie è un “what if”, un finto documentario comedy che immagina la tumultuosa parabola artistica e personale della sua protagonista.
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