| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Pauline Loquès |
| Attori | Théodore Pellerin, Jeanne Balibar, William Lebghil, Salomé Dewaels . |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Filmclub Distribuzione |
| MYmonetro | 3,75 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 18 novembre 2025
Prima di affrontare la sfida più dura della sua vita Nino trascorre il weekend girovagando per la sua Parigi e affrontando alcune questioni irrisolte che lo riconnetteranno con il mondo e con se stesso. Il film è stato premiato a Roma Film Festival, ha ottenuto 3 candidature e vinto 2 Cesar, ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai Lumiere Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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A Parigi, Nino si reca in ospedale per un controllo di routine ma scopre all'improvviso di avere un tumore alla gola. Servirà iniziare una terapia invasiva entro tre giorni, un periodo durante il quale il ragazzo dovrà anche prendere decisioni sul suo futuro, per preservare la possibilità di avere figli e per ragionare su quale sia davvero il rapporto con le persone che lo circondano, dalla madre al migliore amico. Avendo perso le chiavi e non riuscendo a rientrare a casa, Nino si avventura per la città alla scoperta di sé.
Il bell'esordio nel lungometraggio della regista francese Pauline Loquès non è un "film sulla malattia", nonostante ne abbia tutte le premesse.
Ha più a che fare con lo sgomento che precede la realizzazione, e nel comprimere la finestra temporale a pochi giorni - un weekend di attesa prima di dover iniziare a fare sul serio lunedì - e nell'immaginare un protagonista schivo e reticente, Loquès firma uno studio di momenti fugaci, in perenne controtempo, la cui bizzarria e stranezza di fondo si insinuano dietro le difese alzate dello spettatore; ricco di sfumature e di sottili trovate narrative, Nino è una piccola opera che contiene moltitudini. Lo si capisce fin dalla prima scena, che mette il protagonista nella posizione di dover da subito rincorrere la sua nuova realtà, togliendogli per via di un errore burocratico anche la cortesia e il riguardo nello scoprire di essere affetto da una malattia grave. Quella famosa terra che viene a mancare sotto i piedi si distilla in un sussulto, e con lei anche il riparo casalingo, reso all'improvviso inaccessibile. Del regno domestico rimangono solo dei surrogati, ognuno a suo modo incompleto: la casa incomunicabile della madre (un'apparizione intensa di Jeanne Balibar), quella di un amico frammentata da una festa, quella in via di smantellamento di una ex fidanzata.
In questo pellegrinaggio esistenziale parigino - in cui la città è un mare urbano che si taglia in fretta e furia - si può apprezzare poi il lavoro d'attore sempre più maturo di Théodore Pellerin, lui in realtà "forestiero" canadese del Québec. Sono anni ormai che dimostra grande acume artistico nel meglio del cinema indipendente, scegliendo bene tra i progetti in patria (su tutti lo straordinario Genèse di Philippe Lesage) e le incursioni statunitensi (da Mai raramente a volte sempre fino al recente, magnetico Lurker). Ora ci aggiunge la Francia, calandosi con naturalezza nello slang e in quell'apparenza di pretensione un po' blasé tipica della capitale, su di lui un po' più posticcia della norma. Il film ci mette poco difatti a farla scivolare via, centrando un ritratto onesto e commovente di un punto di svolta della vita.
Qualche giorno prima del suo 29° compleanno, Nino (Théodore Pellerin) scopre, nell'ordine: di avere un tumore alla gola, perde le chiavi del proprio appartamento parigino e peregrina senza sosta tra gli appartamenti di amici e la casa di famiglia, fino alla conoscenza di un nuovo amore possibile. L'esordio al lungometraggio di Pauline Loques, a partire dalle sue premesse, dichiara immediatamente di [...] Vai alla recensione »