The Veil

Film 2024 | Thriller

Regia di Daina Reid, Damon Thomas (II). Una serie con Elisabeth Moss, Yumna Marwan, Dali Benssalah, Josh Charles, James Purefoy. Cast completo Genere Thriller - USA, 2024, Valutazione: 2 Stelle, sulla base di 1 recensione. STAGIONI: 1 - EPISODI: 6

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Ultimo aggiornamento giovedì 27 giugno 2024

La singolare e complicata relazione tra due donne coinvolte in un pericoloso gioco di verità e bugie, in un viaggio tra Istanbul, Parigi e Londra.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,00
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO NÌ
Una storia avvincente di spionaggio e intrighi internazionali, con una serie di scelte poco funzionali.
Recensione di Gabriele Prosperi
giovedì 27 giugno 2024
Recensione di Gabriele Prosperi
giovedì 27 giugno 2024

L'agente dell'MI6 Imogen Salter deve scortare Adilah El Idrissi, sospettata comandante dell'ISIS, attraverso diverse località internazionali. Durante la missione, Imogen deve usare tutte le sue abilità per sventare un imminente attacco terroristico, affrontando una serie di tensioni e intrighi che coinvolgeranno varie agenzie di spionaggio internazionale.

La serie FX (in Italia disponibile su Disney+) segna il ritorno di Elisabeth Moss con un ruolo diverso e, a primo acchito, affascinante.

Creata da Steven Knight - che ben conosciamo per aver creato Peaky Blinders e il game show "Chi vuol essere milionario?" - The Veil promette una storia avvincente di spionaggio e intrighi internazionali, con una serie di scelte, però, poco funzionali.

Elisabeth Moss, in particolar modo, tenta di distaccarsi dalla sua memorabile partecipazione a The Handmaid's Tale interpretando Imogen Salter, un'agente dell'MI6. Questo nuovo personaggio le permette di esplorare una diversa gamma di emozioni e sfaccettature; tuttavia, nonostante l'evidente intenzione di differenziarsi e di non avere impresso sulla pelle l'iconico ruolo di Offred, l'operazione non è del tutto efficace. Le somiglianze con il suo precedente ruolo sono evidenti: come in The Handmaid's Tale, la protagonista è spinta da un istinto materno represso e si ribella a un sistema estremamente rigido, seppur più realistico rispetto al contesto distopico. Questi elementi, uniti all'uso prevalente del colore rosso (nell'ultimo episodio quasi possiamo ipotizzare un "crossover cromatico" con "Il racconto dell'ancella") e al suo spirito ribelle, mantengono Moss in un territorio familiare e, per lo spettatore, particolarmente riconoscibile. Le sue capacità attoriali, comunque, dimostrano la sua versatilità, rendendo il personaggio di Imogen credibile e, al contempo, distraente per via di queste affinità.

Tratto interessante della storia è certamente il suo svolgimento attraverso una serie di località internazionali, da Istanbul a Parigi; una caratteristica che si allinea così a una tendenza attuale, nella serialità americana, di volgere lo sguardo verso il vecchio continente - vuoi per alcune produzioni europee di successo internazionale, vuoi per la profonda ferita socioculturale che connota il sogno americano in tutte le sue rappresentazioni contemporanee. Imogen, impegnata in una missione per scortare Adilah El Idrissi (interpretata dalla libanese-palestinese Yumna Marwan), sospettata di essere una comandante dell'ISIS, deve utilizzare tutte le sue abilità di manipolazione e inganno per ottenere informazioni vitali su un imminente attacco terroristico. La dinamica tra Imogen e Adilah è il cuore pulsante della serie, con interazioni che spaziano dall'ostilità alla complicità, rendendo la loro relazione uno degli aspetti più avvincenti.

James Purefoy (Roma, Maria Antonietta), presente anche in Tierra de mujeres interpreta anche qui un personaggio ambiguo e complesso, associando così il suo volto a ruoli intricati e sfaccettati, spesso caratterizzati da una profonda ambiguità. Interessante anche la dinamica interculturale tra l'agente francese-algerino Malik Amar - interpretato da Dali Benssalah (No Time To Die) - e l'agente americano Max Peterson - interpretato da Josh Charles (The Good Wife) - che definiscono così un particolare confronto tra vecchio e nuovo continente, con il pragmatismo e la capacità di adattamento del primo che fungono da contrappunto allo stereotipo dell'agente americano aggressivo e determinato.

Le performance di Elisabeth Moss e Yumna Marwan sono particolarmente significative. Moss riesce a conferire a Imogen una complessità emotiva che va oltre la semplice figura dell'agente segreto, mentre Marwan porta sullo schermo un'Adilah enigmatica e profonda, capace di suscitare empatia e sospetto allo stesso tempo. Le loro scene insieme sono cariche di tensione e mostrano un'evoluzione costante del loro rapporto, passando da un'iniziale diffidenza a una complicità sempre più marcata. Le conversazioni intime tra le due rivelano le vulnerabilità di entrambe, creando un legame che trascende la semplice dinamica di cacciatore e preda e attingendo, così, a una fonte comune, emotiva e non razionale, che sarà fondamentale per l'evoluzione del personaggio di Imogen. Un'evoluzione che, però, va man mano perdendosi in quanto non poggia su un background ben impostato.

Nonostante i suoi punti di forza, infatti, The Veil presenta alcune superficialità narrative che ne compromettono l'efficacia complessiva. In primis, gli intrecci narrativi, seppur intriganti, spesso cadono in cliché e prevedibilità; alcuni colpi di scena sono facilmente anticipabili, rendendo alcune svolte narrative non sorprendenti e quindi alcuni episodi più "faticosi". In secondo luogo, ma soprattutto, la caratterizzazione di alcuni personaggi, inclusa la stessa Imogen, appare a volte poco approfondita, lasciando il pubblico con un senso di insoddisfazione per non aver esplorato appieno le loro motivazioni: molte domande, in particolare sul personaggio di Moss, rimangono senza risposta, rendendo difficile per gli spettatori creare un legame emotivo duraturo con il personaggio. Problema non da poco considerando un finale che potrebbe aprire a una seconda stagione.

Nonostante le sue ambizioni, The Veil ci lascia con più intrighi che risposte, dimostrando che, a volte, sollevare il velo può rivelare solo un altro strato di confusione.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 25 febbraio 2025
Fabio

Sospeso (o forse indeciso) tra spy story e denuncia del patriarcato, una volta esaurita la prima vena si getta a capofitto nella seconda, ottenendo per? un senso di spaesamento nello spettatore che rimane con il dubbio che pi? che svolta narrativa, sia un espediente per cercare di portare a casa un risultato, quale che sia.Ed ? un peccato, perch? la serie sembrava aver qualcosa da dire, ma sembra accontenta [...] Vai alla recensione »

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giovedì 27 giugno 2024
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