| Anno | 2024 |
| Genere | Musical, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 99 minuti |
| Regia di | Stéphane Ly-Cuong |
| Attori | Clotilde Chévalier, Anh Tran-Nghia, Gaël Kamilindi, Thomas Jolly, Leanna Chea Linh Dan Pham, Camille Japy, Christophe Tek, Marie-Thérèse Priou, Pierre Cachia, Olivier Ruidavet, Jeremy Lewin, Quentin Thébault, Stéphane Ly-Cuong, Châu Belle Dinh, Audrey Giacomini, Mark Marian, Virginie Caussin, Blandine Laignel, Valérie Masset, Guillaume Zimmermann, Mila Michael. |
| Uscita | giovedì 4 dicembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Kitchen Film |
| MYmonetro | 2,91 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 dicembre 2025
Yvonne Nguyen, un'attrice franco-vietnamita, sogna una carriera di successo nei musical. In Italia al Box Office Nguyen Kitchen ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 12 mila euro e 2 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Yvonne Nguyen, giovane donna franco-vietnamita, sogna una carriera di successo nei musical, ma fatica a farla decollare: i ruoli per cui la chiamano sono pochissimi e sempre al limite della caricatura. In crisi professionale, sentimentale e finanziaria, Yvonne torna a vivere con la madre, che manda avanti il ristorante vietnamita di famiglia nella periferia di Parigi, ma la convivenza non è facile, perché la madre, preoccupata per lei, vorrebbe che la figlia lasciasse perdere i suoi sogni e si costruisse un percorso più solido. Nel frattempo, Yvonne ottiene finalmente l'occasione di fare un'audizione per un grande spettacolo.
Il film racconta come la ricerca di Yvonne di un'identità adulta, e la lotta per conciliare la necessità di guadagnare per vivere con quella di dare ascolto alla propria passione e al proprio talento, la portino, ad un certo punto, a desiderare di conoscere le proprie origini e il paese con cui tutti la identificano ma col quale lei, invece, ha sempre rifiutato di farsi assimilare.
È però sulla fatica di questa ricerca che il film si concentra, sottolineando la crescente frustrazione della protagonista per un mondo - quello francese dello spettacolo, ma non solo - in cui gli artisti e le artiste di origini asiatiche non hanno quasi spazio e la grossolanità ammanta tutto ciò che è orientale, accomunato e mescolato senza tenere conto delle enormi differenze tra una cultura e l'altra.
D'altronde, la volontà di combattere gli stereotipi e di dar spazio sul grande schermo a personaggi che raramente vediamo in ruoli principali nel cinema europeo è chiaramente uno dei motori del film di Stéphane Ly-Cuong, opera prima da regista con cui l'attore si candida a cantore della diaspora vietnamita in Francia.
Tra i punti di forza del film c'è l'equilibrio tra mezzi e aspirazioni, tra sentimentalismo e umorismo ("Una donna vietnamita in un musical è come un elefante che fa un involtino: è super, ma non esiste"), e soprattutto scelta di Clotilde Chévalier, attrice superba e non conforme, vera forza del film.
La scelta stessa del genere, motivata certamente dalla trama e dalla passione del regista per la commedia musicale, sembra trovare la sua ragione principale nella persona di Chévalier: anche senza sapere che la sua storia personale è molto vicina a quella raccontata nel film (attrice di teatro, e di musical in particolare, ha smesso ad un certo punto di recitare per mancanza di ruoli) basterebbe la forza espressiva che la caratterizza per confermare il musical come lo strumento ideale per raccontare i suoi sogni di gloria e la loro distanza dal mondo reale.
Ammetto che parto prevenuta perch? l'attrice che interpreta il ruolo della protagonista non ha proprio "le physique du r?le" per esibirsi in balletti vari, cosi grassoccia, senza vita e senza collo com'?, bench? inspiegabilmente quelli che le fanno le audizioni la guardino incantati. Ma la cosa che via via mi ha sempre pi? infastidita ? il continuo alternarsi di tre tipi di scena: 1.
È interessante notare come la produzione francese nel corso degli ultimi anni si sia volta in più occasioni in direzione del musical, approcciando il genere dalle prospettive più distanti: titoli come Emilia Pérez di Jacques Audiard, Partir un jour di Amélie Bonnin (che quest'anno ha ricevuto l'onere e l'onore di aprire le danze al Festival di Cannes) e questo Nguyen Kitchen che raggiunge le sale italiane [...] Vai alla recensione »