Mike

Film 2024 | Biografico

Regia di Giuseppe Bonito. Una serie con Claudio Gioé, Valentina Romani, Clotilde Sabatino, Paolo Pierobon, Tomas Arana. Cast completo Genere Biografico 2024, Valutazione: 1,5 Stelle, sulla base di 1 recensione. STAGIONI: 1 - EPISODI: 2

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Ultimo aggiornamento mercoledì 23 ottobre 2024

Una miniserie in due puntate che indaga sulla vita di Mike Bongiorno, prima e dopo la carriera televisiva.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 1,50
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO NO
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Trailer
Una celebrazione (troppo) impeccabile su una figura indimenticabile. Ma che risulta senza contraddizioni.
Recensione di Gabriele Prosperi
mercoledì 23 ottobre 2024
Recensione di Gabriele Prosperi
mercoledì 23 ottobre 2024

La miniserie segue la vita di Mike Bongiorno, dall'infanzia a New York fino all'apice della sua carriera televisiva. Attraverso una lunga intervista fittizia condotta dal giornalista Sebastiano Sampieri, la serie esplora alcuni momenti significativi della vita privata e professionale di Bongiorno prima di "Rischiatutto", dalla sua esperienza come partigiano durante la guerra al suo grande amore per Daniela Zuccoli.

Chi non ricorda le celebri gaffe di Mike Bongiorno? Da "Signora Longari, mi è caduta sull'uccello!" ai numerosi errori che hanno fatto la storia della TV italiana, la sua spontaneità ha reso Mike una figura amata e indimenticabile.

Con questo spirito leggero, la miniserie Mike, prodotta da Rai Fiction e Viola Film, diretta da Giuseppe Bonito e trasmessa su Rai Uno in due puntate, ci introduce nella vita di questo leggendario pioniere del piccolo schermo, presentatore del primo programma andato in onda ("Arrivi e partenze") il 3 gennaio 1953, con l'intento di mostrarci un lato meno conosciuto sia personale che professionale.

Basata sull'autobiografia "La versione di Mike", scritta da Bongiorno insieme a suo figlio Nicolò, la miniserie esplora la storia di uno dei padri fondatori della televisione italiana, interpretato da Claudio Gioè nella sua fase adulta e da Elia Nuzzolo nella giovinezza. La narrazione si sviluppa attorno a un'intervista fittizia con il giornalista Sebastiano Sampieri (Paolo Pierobon), unico personaggio di fantasia, che guida lo spettatore attraverso la vita di Bongiorno.

Il personaggio di Sampieri, che trae ispirazione da altri intervistatori dell'epoca, è stato creato con l'intento di rappresentare una figura critica, un "antagonista intellettuale" capace di mettere in discussione e in difficoltà Bongiorno sul lato personale, nel luogo che più gli appartiene. Molto apprezzabile, da questo punto di vista, la scelta di mostrare un Mike Bongiorno talmente padrone di casa da spostare la poltrona su cui si siederà per l'intervista, di modo da apparire a favor di macchina. Ciononostante, invece di incarnare una vera voce di contrasto, Sampieri finisce per trasformarsi nel principale sostenitore del protagonista, perdendo progressivamente il suo ruolo di interlocutore critico.

Ne è un chiaro esempio il parallelismo - ammiccato - tra due tensioni culturali presenti nella miniserie: da una parte, la contrapposizione tra cultura di massa e cultura d'élite, con Sampieri che incarna l'intellettuale critico verso la televisione popolare, dall'altra, il contrasto tra il riconoscimento del valore innovativo di Bongiorno come pioniere della TV e l'opinione pubblica più critica verso il personaggio, rappresentata da un amico della giovane Daniela Zuccoli (Valentina Romani), commentato come superficiale dalla futura moglie di Bongiorno sin dalla prima scena. Questa scelta narrativa, che orienta la narrazione verso un racconto agiografico, limita la possibilità di una riflessione più complessa sulla figura di Bongiorno e sul suo impatto sociale e culturale. Così, il biopic si concentra su una narrazione celebrativa, evitando di affrontare temi più controversi, come il suo legame con Silvio Berlusconi e il ruolo imprenditoriale che ebbe nella televisione italiana, del tutto assenti per motivi cronologici (la narrazione si ferma al 1971), che sembrano dettati più da prudenza che da una scelta storica coerente.

La decisione di fermare la narrazione alla fine degli anni '60, soffermandosi appunto sulla fase iniziale della carriera di Bongiorno, sembra più orientata a preservare un'immagine positiva e incontestata del protagonista, evitando volutamente di toccare aspetti successivi più controversi: elementi essenziali per comprendere appieno l'impatto di Bongiorno sulla televisione italiana e, soprattutto, la sua personalità. La sceneggiatura, firmata da Salvatore De Mola, cerca di rispondere alla domanda - posta da Sampieri - "Chi è davvero Mike Bongiorno?", ma in questo modo non dà una risposta, o lo fa solo in parte, concentrandosi soprattutto sui successi professionali.

La mancanza di una trattazione più critica rende la miniserie un esempio tipico delle produzioni biografiche della Rai, spesso inclini a celebrare figure storiche in modo positivo, riflettendo, forse, alcune tendenze attuali nella produzione creativa. Così, la serie finisce per sacrificare le complessità del personaggio, lasciando in ombra aspetti più controversi che avrebbero potuto arricchire il racconto senza necessariamente adombrare il personaggio o posizionarlo negativamente. Il giornalista Sampieri, che si vorrebbe come antagonista intellettuale, espressione di una critica dell'epoca accesa sulla televisione, diventa perciò connivente, impedendoci di osservare un ritratto diverso o più approfondito del personaggio rispetto a quello che abbiamo già grazie alla nostra memoria, a Wikipedia e alle Teche Rai.

Nonostante queste scelte narrative, Mike riesce a umanizzare il personaggio attraverso momenti significativi che collegano la sua infanzia a New York, l'esperienza nella Resistenza partigiana e il suo rapporto con Daniela Zuccoli. Ed emerge così molto bene il suo spirito pionieristico, il desiderio di innovazione, offrendo una chiave di lettura sul suo approccio alla vita e alla televisione, fondendo l'esperienza personale, la sua identità italoamericana («C'è un luogo dove puoi capire come fare il futuro») con quella professionale.

Dal punto di vista stilistico, la miniserie segue i canoni classici del biopic televisivo, alternando momenti drammatici a passaggi più sentimentali. Le interpretazioni di Claudio Gioè ed Elia Nuzzolo sono molto convincenti, trasmettono efficacemente il carisma e la determinazione di Bongiorno nelle diverse fasi della sua vita, ma subiscono loro stessi l'effetto biopic: celebrando il suo impatto sulla cultura popolare italiana, la serie non affronta criticamente le scelte e le controversie che hanno definito Bongiorno non solo come icona televisiva, ma anche come persona, rendendo così inevitabilmente meno autentiche le interpretazioni dei due attori.

Mike ci lascia con la sensazione che ci sia ancora molto da scoprire. Se le celebri gaffe di Bongiorno ci facevano sorridere, ricordandoci che anche i grandi possono inciampare, questa miniserie "cade" come la signora Longari su... una visione troppo superficiale del personaggio, evitandone i risvolti più profondi e complessi.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 2 novembre 2024
francog

Serie fatta bene,meglio la prima parte,la seconda parte rallenta un po'. Per le critiche: se c'e' Berlusconi e' un problema. Se non c'e' Berlusconi e' un problema. Trovate pace...

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