| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 77 minuti |
| Regia di | Giulio Donato |
| Attori | Francesco Grillo, Simone Iorgi, Stella Mastrantonio . |
| MYmonetro | 3,09 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 5 settembre 2024
La vita di un ragazzo introverso cambia con il ritrovamento di un libro che, ai suoi occhi, sembra quasi magico. In Italia al Box Office Labirinti ha incassato 5,4 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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25 agosto, festa di San Francesco da Paola: Francesco e Mimmo vanno assieme in bici, prendono assieme a sassate gli altri ragazzi e si nascondono assieme sotto il letto. 25 agosto, festa di San Francesco da Paola: Francesco e Mimmo girano per il paese, guardano con interesse le ragazze di su scese in vacanza e con disinteresse i ragazzi di giù scesi per le ferie. 25 agosto, festa di San Francesco da Paola: Francesco e Mimmo tirano avanti con dei lavoretti, vanno al mare di pomeriggio e per boschi la notte. Poi un giorno, un altro 25 agosto, Francesco trova per caso un libro e il suo grumo di emozioni e aspirazioni inizia a sciogliersi, mettendo tutto in discussione, la festa, il paese e perfino Mimmo...
Girato in Calabria nelle zone del vibonese, Labirinti mostra una terra bellissima ma ancora da lasciare.
Gente d'Aspromonte secondo l'altitudine, ma anche gente dello Jonio visti all'altezza del mare - non c'è un punto in Calabria che in linea d'area disti più di cinquanta chilometri dalla costa. Devoti a San Francesco da Paola con pellegrinaggi nelle grotte e processioni sulle barche - il santo è stato eremita e ha attraversato in volo lo Stretto di Messina. In barca sotto il sole per stare con una "fimmina" e in macchina sotto la luna per stare con i "masculi" - sempre lì, tra la Costa degli Dei e le Serre vibonesi. Vivono in quest'istmo esistenziale, i calabresi, e Giulio Donato, regista di Labirinti, che in quei luoghi ci ha passato l'estate, se lo ricorda perfettamente. E così Francesco ha negli occhi l'orizzonte del mare, le spiagge incuneate, i falò che fanno a gare con le stelle per illuminare la notte, mentre Mimmo risuona con la montagna, le radure improvvise, i piccoli peccati che nessuno sente né vede. Questo solco che poi si fa incavo e infine ferita sta al centro del primo film di Donato, già al lavoro con Abel Ferrara, Roberta Torre e Claudio Caligari. Labirinti stabilisce delle coordinate emotive generali, generalissime, un uno contro uno tra il probabilistico futuro e l'assoluto presente, la necessità di andare e il desiderio di restare - o è il contrario?
Si affida a quei coming of age e racconti di formazione che prevedono la fuga come movimento inderogabile per poter anche soltanto continuare a vivere, dove basta un libro trovato in una casa abbandonata per far sbocciare l'anima. C'è l'universale contrasto tra città e provincia, Nord e Sud, prosa e poesia. Sceneggiatore e regista, Donato usa questa impalcatura narrativa ed estetica per cercare di raccontare la sua, di storia. Storia che modella sul profilo morfologico, quasi etnografico, della realtà calabrese, in questo caso presa nel suo momento più alto e allo stesso tempo più angosciante, quel 25 agosto quando il paese festeggia San Francesco da Paola e tutto sembra così bello e tutto è sempre uguale, e chi davvero ascolta sé stesso sa che non è estasi ma horror vacui. Storia che, poi, Donato spinge verso il magico e il surreale con le fantasticherie del calabrese solitario Francesco, per la prima volta capace di dare viso e corpo alle sue più nascoste e sincere pulsioni. È tutto molto sincero, in Labirinti. Una sincerità che è precisione, dall'aver saputo introiettare una piccola vicenda in una narrazione più grande alla capacità di tratteggiare con poco un intero spicchio di mondo, dalla nitidezza del segno simbolico alla chiarezza estetica del linguaggio. Donato sa cosa guardare e come farlo, non si accontenta del solo reale e di come è organizzato, cerca uno sguardo complice sui corpi con la camera a mano e uno distaccato sui paesaggi con le ampie panoramiche. Però, alla sommatoria finale, la precisione è troppo netta, l'occhio solo attento, il disegno oltremodo minuzioso. Francesco Grillo (Francesco) e Simone Iorgi (Mimmo) sembrano lavorare sulle informazioni basiche dei loro personaggi, lo scarto tra realtà e sogno si risolve solo in un diretto correlativo oggettivo, chi rimane e non parte è sempre trattenuto e mai consapevole della sua scelta. Serviva forse spingersi oltre, ribaltare ancora di più, trarre spessore dal frammento e non dall'insieme. Forse Donato è rimasto prigioniero nel labirinto dell'esordio, ma di sicuro l'uscita è vicina.
Film che mi ha emozionato tanto e che mi ha riportato alla mente molti ricordi e la bellezza della Calabria e della sue gente.
Labirinti si affida a quei coming of age e racconti di formazione che prevedono la fuga come movimento inderogabile per poter anche soltanto continuare a vivere, dove basta un libro trovato in una casa abbandonata per far sbocciare l’anima.
C’è l’universale contrasto tra città e provincia, Nord e Sud, prosa e poesia. Sceneggiatore e regista, Donato usa questa impalcatura narrativa ed estetica per cercare di raccontare la sua, di storia. Storia che modella sul profilo morfologico, quasi etnografico, della realtà calabrese, in questo caso presa nel suo momento più alto e allo stesso tempo più angosciante, quel 25 agosto quando il paese festeggia San Francesco da Paola e tutto sembra così bello e tutto è sempre uguale.
Storia che, poi, Donato spinge verso il magico e il surreale con le fantasticherie del calabrese solitario Francesco, per la prima volta capace di dare viso e corpo alle sue più nascoste e sincere pulsioni.
Scritto e diretto dall'esordiente Giulio Donato, prodotto da Francesco Cimpanelli per Life Cinema, Labirinti, presentato nello spazio "Confronti" delle Giornate degli Autori, è il più classico romanzo di formazione a (forte) carica onirica. Si ambienta in un paesino della Calabria vista mare, dove due amici, gli adolescenti Francesco e Mimmo, hanno ciascuno un loro modo per ingannare la noia centrifuga [...] Vai alla recensione »
L'ultima volta che mi sono confessato, a 13 anni circa, il parroco del mio paese nel profondo Sud d'Italia mi disse, tra le altre cose, che vedeva in me un esempio di enoteista, ovvero un fedele che pur riconoscendo la superiorità di un dio a cui rivolgere il proprio culto, non esclude l'esistenza di ulteriori divinità (il mio prete fece, ricordo ancora, il nome di Jimi Hendrix al riguardo).