| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia, Germania |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Cristiano Bortone, Daniela Porto |
| Attori | Marco Leonardi, Ludovica Martino, Saverio Melara . |
| Uscita | giovedì 9 maggio 2024 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Adler Entertainment |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,41 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 17 settembre 2024
Una storia di amicizia e di emancipazione in un tempo e un luogo dominati ancora da una radicata cultura patriarcale. In Italia al Box Office Il mio posto è qui ha incassato 71,7 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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La seconda guerra mondiale è finita ma in un piccolo paese della Calabria nulla sembra essere cambiato se non sul piano politico. Marta, che ha avuto un bambino da un ragazzo morto successivamente in guerra, dovrebbe sposare un vedovo che non ama. Lorenzo è il sacrestano del parroco il quale, pur consapevole della sua omosessualità, si avvale della sua professionalità. I pregiudizi però non mancano sia ne i confronti dell'uno che dell'altra che, per di più, cerca una strada nel mondo del lavoro.
L'opera prima di Daniela Porto, che ha scritto e diretto il film con Cristiano Bortone, affronta con empatia i diversi aspetti della discriminazione.
Il loro è un film che non fa sconti a nessuno prendendo le mosse dal libro omonimo di Daniela Porto. Perché sullo sfondo di una Calabria post bellica, in cui stanno iniziando i primi fermenti politici in attesa delle prime lezioni in cui le donne potranno votare, si muove un microcosmo di vizi privati e pubbliche virtù in cui il pregiudizio non solo la fa da padrone sul piano del pettegolezzo diffuso ma impone rigorosamente le proprie leggi. Le impone anche (qui sta la libertà di narrazione del film) trasversalmente.
Quando si tratta di sottomettere la donna o di emarginare i 'finocchi' imposizioni ataviche e maschilismo allo stato puro non sono appannaggio solo di una parte . Marta dovrebbe ritenersi ancora fortunata per il fatto di avere una famiglia che non l'ha cacciata dopo che il frutto di un rapporto d'amore l'ha collocata nella condizione di ragazza madre. Ancor più dovrebbe essere grata per il fatto che ci sia qualcuno che, per quanto incolto, con molti più anni e vedovo con due figli, la voglia sposare. Lorenzo, che ha trovato nella chiesa un rifugio in cui operare ma non un baluardo contro le maldicenze, le fa conoscere il mondo degli omosessuali che nell'area non mancano ma, a differenza di lui, si nascondono dietro le varie facciate della 'normalità'. La sequenza del carnevale ne costituisce un'ottima sintesi.
Non ci si ferma però su questo piano perché il percorso di emancipazione di Marta passa attraverso la dignità del lavoro. Forse qualcuno ricorda la commedia francese del 2013 Tutti pazzi per Rose in cui, nella Francia di un decennio dopo rispetto a Il mio posto è qui, una giovane donna vuole diventare una segretaria e quindi partecipa a concorsi di dattilografia.
I suoni dei tasti della macchina per scrivere diventano anche per Marta le note di una musica che, riga dopo riga, dovrà dare armonia a una vita vissuta nel sotterfugio e nella paura di essere scoperta a desiderare. Perché in fondo quello che quel tipo di società voleva (e in tanti, troppi, luoghi del mondo ancora vuole) era conculcare il desiderio. Amoroso, sessuale certo. Ma anche di emancipazione e di crescita individuale da esprimere alla luce del sole senza infingimenti. Ognuno ed ognuna nel posto che ha deciso di fare proprio.
Quando un tema di impegno culturale tiene banco per intere stagioni nella letteratura ,nel cinema nei social, in tutti i mass media giornali e programmi televisivi, allora c’è il rischio che il tema stesso per quanto serio e importante , diventi trainante per raggiungere una grande massa di lettori, spettatori o pubblico in genere , a prescindere dal linguaggio e lo strumento [...] Vai alla recensione »
Forse è guardando in sala un film come Il mio posto è qui che comprendiamo quanto ancora il cinema abbia una presa sul pubblico e quanto fascino riesca a possedere quando diventa dispositivo narrante che, per di più sa fare anche presa sull'identità non solo antropologica, ma anche culturale. Il film di Daniela Porto e Cristiano Bortone racconta la storia di una emancipazione femminile, quella di Marta, [...] Vai alla recensione »