Disclaimer

Film 2024 | Thriller, Drammatico

Regia di Alfonso Cuarón. Una serie Da vedere 2024 con Cate Blanchett, Kevin Kline, Sacha Baron Cohen, Louis Partridge, Lesley Manville. Cast completo Genere Thriller, Drammatico - USA, 2024, - MYmonetro 3,38 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. STAGIONI: 1 - EPISODI: 7

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Ultimo aggiornamento sabato 5 ottobre 2024

Una donna riceve la copia di un romanzo, di autore sconosciuto, in cui riconosce parte del suo passato. La serie ha ottenuto 3 candidature a Golden Globes, 4 candidature a Critics Choice Award, 2 candidature a SAG Awards, 1 candidatura a Directors Guild,

Consigliato sì!
3,38/5
MYMOVIES 3,75
CRITICA
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
Muovendosi dal thriller al melodramma, il talento di Cuarón rimane imbrigliato nel ritmo parlato ed episodico della serialità.
Recensione di Tommaso Tocci
venerdì 30 agosto 2024
Recensione di Tommaso Tocci
venerdì 30 agosto 2024

Giornalista investigativa di successo, Catherine Ravenscroft vive una vita privilegiata a Londra con il marito Robert, anche se il rapporto con il figlio venticinquenne Nicholas non è dei migliori. Un giorno la donna riceve la copia di un romanzo, di autore sconosciuto, che ha per protagonista una donna orribile. Catherine ne è subito sconvolta perché riconosce in quelle vicende le tracce del suo passato, e si sente ora presa di mira da qualcuno che sembra conoscere i suoi segreti.

Tra gli autori più acclamati del cinema contemporaneo, il messicano Alfonso Cuarón si cimenta per la prima volta con il racconto televisivo in una miniserie da lui scritta e diretta per intero.

Il regista di successi come Children of Men e Gravity prende spunto da un romanzo dello stesso titolo, scritto da Renée Knight nel 2015: una torbida storia di segreti e vendette ambientata nella Londra altoborghese, che gioca sul rapporto tra realtà e finzione e su come il racconto delle cose possa prestarsi a più significati.

L'avvertimento del resto è proprio lì, nella prima scena, che vede la protagonista Catherine riconosciuta all'apice del suo successo (in una premessa simile a quella di un'altra famosa interpretazione di Cate Blanchett, Tár): "diffidate della narrativa e della forma". Letterario o per immagini, il racconto è quindi una forza offuscante e malevola, da piegare al volere di avversari che si affrontano tra colpi di scena e rivelazioni continue.

Muovendosi dal thriller al melodramma, Disclaimer finisce per assomigliare a diversi dei prestige drama delle ultime stagioni, che si gongolano del proprio star power e sostengono felici un'abbondanza ipercalorica di trama senza però offrire qualcosa di più sostanzioso tra le pieghe degli episodi.

È - questa sì - una forma di cui diffidare, perché scambia l'opulenza del budget per la raffinatezza di scrittura. Non ci sono dubbi però che possa catturare il pubblico, riuscendo a garantire un accattivante mix di ambientazioni, timeline multiple, satira di classe e una solleticante punta di sensualità ed erotismo. Le mani sapienti di Cuarón fanno il resto, con una fotografia patinata che a tratti ricorda alcune delle immagini più celebri del suo cinema, testimoniando però anche come il suo talento, così plastico e legato al movimento, possa solo finire imbrigliato nel ritmo parlato ed episodico della TV.

Attorno a Blanchett, il cast è uno degli elementi di maggior interesse perché non scontato. In particolare Sacha Baron Cohen, che si nasconde dietro il tono minore di un Robert debole e vigliacco, risultando lontanissimo dalle interpretazioni che lo hanno reso celebre. E poi il recupero di Kevin Kline, attore di enorme esperienza che però da tempo era assente dai palcoscenici più luminosi, e al quale vengono qui consegnate le chiavi della storia in un ruolo dai molteplici livelli, da una punta di commedia fino al dramma più puro, con molteplici travestimenti intermedi. Forte del suo talento brillante, Kline risponde presente pur abbandonandosi talvolta a un registro di auto-compiacimento.

Infine Leila George, il cui personaggio è responsabile delle parti di serie che più direttamente hanno a che fare con il sesso e la sensualità; ma l'australiana (figlia di Greta Scacchi e Vincent D'Onofrio) riesce a schivare le insidie e a essere qualcosa in più di un semplice oggetto del desiderio, azzeccando peraltro un'inflessione e un lavoro sul linguaggio che in alcuni momenti sono un calco perfetto di Blanchett, di cui interpreta una versione più giovane.

Sei d'accordo con Tommaso Tocci?
Un'opera folgorante che ci avverte su quanto la narrazione non sia mai neutra.
Recensione di Gabriele Prosperi
venerdì 4 ottobre 2024

Catherine Ravenscroft (Cate Blanchett) è una documentarista di fama mondiale che vede la sua vita perfetta crollare quando riceve un libro misterioso. Questo romanzo rivela dettagli intimi e sconvolgenti del suo passato, minacciando di distruggere la sua carriera, il suo matrimonio con Robert (Sacha Baron Cohen) e il rapporto con il figlio Nicholas (Kodi Smit-McPhee). La serie si snoda su tre prospettive principali: il presente di Catherine, il passato di Jonathan Brigstocke (Louis Partridge) e il punto di vista del padre di quest'ultimo, Stephen (Kevin Kline), il cui desiderio di vendetta innesca il dramma.

Questa recensione è al tempo stesso uno spoiler e non lo è, rivela tutto e nulla. È una storia che conosciamo, è una «storia sbagliata», citando il poeta (e in effetti Cuarón rigira la frittata proprio come fanno alcuni testi di De André).

Potrete guardare la serie anche dopo averla letta, perché ciò che verrà raccontato è come viene interpretato da chi scrive, non l'oggetto dell'interpretazione, cioè Disclaimer, miniserie scritta e diretta da Alfonso Cuarón su Apple Tv+. Il regista di Roma gioca con il concetto di narrazione proprio così: prima definisce la storia attraverso il racconto, poi utilizza il racconto per rivelare la vera natura della storia. In questo gioco meta-narrativo, ciò che sembra essere accaduto è filtrato dal punto di vista di chi non possiede tutte le informazioni, e solo in un secondo momento emerge la verità dagli occhi di chi quegli eventi li ha vissuti. Non stupisce, allora, l'intenzione espressa dal regista di proporre la serie, presentata fuori concorso a Venezia, anche agli Oscar, e chi scrive non potrebbe essere più d'accordo dato che la ritiene la miglior serie del 2024. 5 stelle con lode, e qualche riga in più per dire perché.

Sin dall'incipit, Cuarón riesce magistralmente a ridefinire il patto con lo spettatore, e lo fa sfruttando due voice-over appiattite e distaccate, come se i due narratori (le voci di Blanchett e Kline) fossero estranei agli eventi che tanto li hanno sconvolti. Questa distanza narrativa, veicolata attraverso il voice-over, permette ai personaggi di prendere le distanze emotive dalle vicende che li riguardano direttamente. In un certo senso, questo distacco rende gli eventi, una volta messi in scena, simili a una ricostruzione documentaristica, come se fossimo spettatori di una ricostruzione dei fatti in una docuserie per Discovery.

Il processo di immedesimazione avviene proprio nella connessione tra questi due livelli narrativi: la storia vissuta e quella raccontata dai personaggi. Questa dualità provoca una scossa nella nostra percezione, poiché i fatti vengono reinterpretati e filtrati dalla narrazione distaccata di Catherine e Stephen, fornendo di volta in volta il punto di vista di entrambi. Un altro strumento è l'iris: la transizione, che richiama il cinema muto, mantiene la sua funzione didascalica e al contempo funge da segnalazione del passaggio tra i vari livelli narrativi, tra il racconto e la storia, sottolineando ulteriormente la distanza emotiva che i personaggi mantengono rispetto al loro passato. Insomma, distanza...

... e poi veniamo letteralmente schiaffeggiati in pieno volto, una cinquina in faccia quando assistiamo a scene di sesso che lasciano senza fiato, un'esplosione sensuale, una danza di potere e vulnerabilità orchestrata con una precisione quasi crudele. Cuarón non risparmia dettagli visivi o sonori, non ha paura di indugiare su questi momenti, tanto sul cunnilingus quanto su macchie di sperma, o ancor più ferocemente sullo sgocciolio volgare di una doccia, facendo non solo dei gesti e degli sguardi, ma anche dei movimenti di macchina una narrazione del sesso... e del potere.

Cuarón racconta il dominio sessuale con una regia implacabile, perversa, che non fa concessioni. Le immagini, incorniciate da la fotografia estremamente raffinata di Lubezki e Delbonnel, pulsano di una forza erotica palpabile, costruiscono un mondo di luci e ombre che avvolgono i corpi, accentuando la fisicità dell'incontro. Inquadrature strette e piani sequenza catturano la lentezza, l'attesa, il crescendo del desiderio che esplode e poi si spegne solo per riprendere più forte di prima. Cuarón costruisce queste scene come se fossero un'estensione naturale della psicologia dei personaggi: il sesso non è mai solo un atto fisico, ma un linguaggio a sé, una forma di comunicazione che trascende le parole e diventa puro potere.

Ma Cuarón va ancora più a fondo, sempre in maniera raffinata e sofisticata: attraverso la narrazione, analizza e riflette sull'incapacità del maschile di riconoscere e confrontarsi con il femminile. Questa dinamica emerge chiaramente nel contrasto tra le voice-over di Catherine e Stephen. Quando Blanchett narra, usa il "tu" impersonale, creando un effetto di distanziamento dai fatti e suggerendo la sua volontà di estraniarsi dalle responsabilità che ha avuto nelle vicende. In contrasto, Kline utilizza un racconto in prima persona, avviluppando la storia al suo punto di vista soggettivo e personale... e furioso.

L'accoppiata Blanchett-Kline è folgorante.

Entrambi i personaggi, sebbene agiscano in modo diverso, falliscono nel prendersi completamente la responsabilità di raccontare la loro storia. Solo quando la narrazione passa dalla voice-over ai fatti reali Catherine inizia a usare il pronome "io", assumendo gradualmente il controllo del suo passato. Due approcci narrativi che raccontano una differenza radicale nell'affrontare traumi e colpe, ma anche la comune incapacità di gestire direttamente il peso della propria storia. Stephen agisce sugli altri, Catherine, per evitare un confronto diretto, agisce su sé stessa. Tuttavia, in entrambi i casi, le voice-over li rendono dei "perfetti stranieri", estranei al pieno riconoscimento di colpe o responsabilità.

Nella narrazione di Disclaimer, il registro cambia radicalmente quando il dominio si sposta tra femminile e maschile, e qui Cuarón si dimostra ancor più sottile e raffinato. Il passaggio dal dominio femminile a quello maschile avviene quasi come un'inversione speculare, ma con una differenza chiave: mentre il potere femminile è esplicitamente rappresentato, fisico, visuale, quello maschile è molto più sfuggente, nascosto nelle pieghe della narrazione. Nel momento in cui la telecamera si concentra su quest'ultimo, essa lavora in sottrazione, togliendo visibilità, oscurando dettagli, quasi come se qualcosa di essenziale venisse omesso. Sembra più facile, paradossalmente, raccontare "pornograficamente" il dominio agito da una donna che mostrare quello perpetuato sommessamente dall'uomo. Il potere di quest'ultimo è radicato così profondamente nella nostra cultura - dicono queste immagini - che spesso sfugge alla rappresentazione diretta, dissolvendosi in sottili sfumature di controllo e imposizione, o venendo feticizzato narrativamente, manifestandosi in stupro.

Questa sottrazione non è solo visiva, ma tematica. Cuarón, nel suo intreccio metanarrativo di racconto e storia, evidenzia come il dominio maschile, così onnipresente e strutturale, sia difficile da catturare in maniera altrettanto tangibile. Il regista lascia emergere questa riflessione attraverso la fluidità della camera che, al contrario delle scene di dominio femminile, evita di insistere sugli aspetti più evidenti della violenza - già raccontati, ma insufficienti. È come se nel momento in cui dovessimo riconoscere il potere patriarcale, esso sfuggisse, sfumasse, quasi impossibile da fissare in un'immagine definita.

Cuarón dimostra qui una straordinaria consapevolezza del modo in cui i nostri bias culturali dominano non solo le dinamiche di genere, ma anche il nostro immaginario collettivo. In questo senso, Disclaimer trasforma il concetto di Perfect Stranger (il titolo del libro all'interno della serie) in una metafora che risuona in ognuno di noi: il patriarcato è quel "perfetto straniero" che domina indistintamente uomini e donne, rimanendo tuttavia inafferrabile, sfuggente e onnipresente. La serie, in questo gioco di riflessi tra racconto e storia, non fa altro che esporre il dominio nascosto che permea ogni interazione umana, trasformandolo in quel perfetto straniero che si annida nelle pieghe della nostra coscienza.

E proprio questo livello di complessità, articolato in sette capitoli distinti, è ciò che rende Disclaimer un'opera meritevole di un riconoscimento (l'Academy Award) che... non le spetterebbe. Ciononostante, la sua capacità di sfruttare al massimo le potenzialità del formato seriale per creare un'opera che va, così, oltre la narrazione seriale, trasformandola in un'esperienza estesa, è un merito che non dovrebbe passare inosservato. Disclaimer, è davvero un avvertimento per i futuri racconti, un promemoria: che la narrazione non è mai neutra, che la verità può essere manipolata o nascosta in ciò che viene raccontato, che ogni storia che ascoltiamo o guardiamo porta con sé una versione dei fatti. Quella di chi racconta... anzi, di chi può raccontare.

In questo senso, Disclaimer diventa un invito a riflettere su chi racconta le storie, su come vengono raccontate, e su cosa ci viene omesso. Più o meno consapevolmente.

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venerdì 30 agosto 2024
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venerdì 30 agosto 2024
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