| Titolo originale | Bi-gong-sik-jak-jeon |
| Anno | 2023 |
| Genere | Azione |
| Produzione | Corea del sud |
| Durata | 132 minuti |
| Regia di | Seong-Hun Kim |
| Attori | Burn Gorman, Ju Ji-hun, Marcin Dorocinski, Ha Jung-woo, Nada Belka Daniel C Kennedy, Anas El Baz, Park Hyuk-kwon, Nisrine Adam, Fehd Benchemsi, Kim Jong-soo, Sang-won Lee, Derek Chouinard, Hicham Belaoudi, Kim Eung-soo, Foster Burden, Taha Benaim, Faycal Zeglat, Hamza Benhaida, Han Jee-ho, Abderrahmane Oubihem. |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 17 aprile 2026
Un ragazzo deve trasportare il denaro di un riscatto. Un tassista viene coinvolto nella missione.
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CONSIGLIATO NÌ
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Beirut, 1986. Durante la guerra civile tra cristiani e musulmani, un diplomatico sudcoreano viene preso in ostaggio. Due anni dopo, il giovane Min-jun viene a sapere che il diplomatico è ancora vivo e viene inviato in Medio Oriente per recuperarlo. L'incarico si trasforma rapidamente in una corsa contro il tempo, tra trattative fallite, inseguimenti e alleanze precarie, in un territorio ostile dove ogni decisione può risultare fatale.
Indiscutibile dominatore degli ultimi decenni in ambito action e noir, il blockbuster sudcoreano è una garanzia di qualità tecnica e cura per il dettaglio, non sempre supportata da sceneggiature all'altezza.
In Ransomed a firmare la regia è Kim Seong-hun, noto ai più per la serie tv Kingdom, ma amato dai cinefili per A Hard Day (2013), assurto a piccolo cult del genere. Kim si conferma abile orchestratore di un meccanismo solido, scandito da sequenze d'azione ben calibrate e da un ritmo che non concede tregua. Inseguimenti, sparatorie, momenti di tensione crescente: tutto è orchestrato con mestiere, secondo una grammatica che il cinema coreano ha affinato negli ultimi anni fino a renderla estremamente riconoscibile e, spesso, irresistibile per il pubblico. Eppure, proprio in questa impeccabile esecuzione si annida anche il limite principale di Ransomed. Il film dà costantemente l'impressione di essere il prodotto di una formula già testata, quasi una combinazione algoritmica di elementi vincenti del passato recente. Il protagonista, con il suo profilo di uomo comune catapultato in una situazione più grande di lui, richiama in modo fin troppo evidente il modello di Taxi Driver, mentre l'impianto geopolitico e l'intreccio action-spionistico rimandano direttamente a Escape from Mogadishu di Ryoo Seung-wan, capostipite del fortunato sottogenere su diplomatici in pericolo.
Questa sensazione di déjà-vu non compromette del tutto la fruizione, ma ne limita la portata. Il film procede senza inciampi, ma anche senza sorprese reali: ogni snodo appare previsto, ogni escalation già inscritta in un copione che privilegia l'efficacia immediata rispetto al rischio. Anche i personaggi minori, seppur funzionali, faticano a uscire da archetipi consolidati, rimanendo ancorati a una dimensione più operativa che emotiva. Ciò non toglie che Ransomed riesca a mantenere alta la tensione e a offrire momenti di spettacolo ben costruiti, soprattutto nelle sequenze più dinamiche, dove la regia dimostra un controllo notevole dello spazio e del tempo. Quanto ai protagonisti, l'indiscussa professionalità di Ha Jung-woo, star ricorrente nel mainstream sudcoreano, si adatta a ogni cambiamento espressivo e di tono richiesto dalla regia di Kim, con consolidata perizia. Ma è uno spettacolo che sembra consumarsi nell'atto stesso della visione, senza lasciare tracce particolarmente durature. In definitiva, Ransomed conferma la solidità industriale del cinema sudcoreano nel campo dell'action, ma ne evidenzia anche il rischio di standardizzazione. Un film che intrattiene con professionalità, ma che difficilmente riesce a superare la sensazione di essere l'ennesima variazione su un modello già ampiamente collaudato. E i 132 minuti di durata, con finali plurimi e spesso pleonastici, non aiuta.