| Anno | 2023 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Cile |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Pablo Larraín |
| Attori | Alfredo Castro, Paula Luchsinger, Gloria Münchmeyer, Jaime Vadell, Antonia Zegers Amparo Noguera, Diego Muñoz (II), Catalina Guerra, Marcial Tagle. |
| Tag | Da vedere 2023 |
| MYmonetro | 3,00 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 11 agosto 2023
Pinochet è diventanto un vampiro, deciso però a morire per sempre. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato a Venezia, In Italia al Box Office El Conde ha incassato 576 .
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CONSIGLIATO SÌ
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Un vampiro si aggira sulla Terra da 250 anni, a partire dalla Rivoluzione francese, nutrendosi del sangue di tutti (ma schifando il "bouquet plebeo" del plasma dei lavoratori). Nel Settecento quel vampiro si chiamava Claude Pinochet, ma dopo varie identità transitorie ha trovato la sua definitiva incarnazione in Augusto Pinochet Ugarte, il generale autore del colpo di Stato contro Salvador Allende e diventato dittatore del Cile. Pinochet, soprannominato El Conde ("il conte"), ha governato per un ventennio macchiandosi (mai direttamente) di omicidi, torture, incarcerazioni e ruberie, affiancato dalla moglie Lucia, stratega di grande influenza.
Nel 2006 El Conde, immortale in quanto vampiro, ha simulato la propria dipartita, continuando a campare nell'oscurità. Ma ora ha deciso di andare all'inferno sul serio, e convoca i cinque figli per stanare insieme a loro un'infinità di proprietà e denari nascosti. I figli, avidi e gretti, si recano nella landa desolata dove i genitori abitano insieme al maggiordomo cosacco Fyodor. Ma una suora esperta di esorcismi li raggiunge per estirpare il diavolo dal Conte e salvare quel che resta della sua anima (e dei suoi beni).
El Conde di Pablo Larraín è un'allegoria del potere, e va ad allinearsi ai suoi film precedenti dedicati a Jackie Onassis e Lady Diana.
La dittatura di Pinochet ha spesso sotteso il cinema del regista cileno, da Tony Manero a Post Mortem, da No a Neruda: ma qui il Conte è al centro della scena, e rappresenta il Male nella sua infinita capacità di manifestarsi nel tempo. E il Male non è solo in Pinochet, ma anche nella moglie e nei figli, persino nel maggiordomo, e in chiunque si avvicini a questa famiglia dedita ai furti e alla violenza, giustificati come necessari all'auto perpetuazione.
Questa volta Larraín sembra strizzare l'occhio anche al cinema internazionale, dal grottesco di Lanthimos all'oleografico di Wes Anderson (con commento fuori campo in voce femminile), dalla trilogia del potere di Sokurov all'ascetismo spirituale di Dreyer, fino all'horror humour di Frankenstein Junior e al cinismo senza scrupoli della serie Succession, che al netto della (enorme) valenza politica della figura di Pinochet è il precedente cui questa storia, di fatto, somiglia di più.
Larraín dà la stura all'umorismo nero trattenuto nel dipingere i ritratti di due icone intoccabili come Onassis e Spencer, ma purtroppo azzera l'intensa partecipazione emotiva che animava i suoi primi lavori: El Conde resta algido e concettuale, e la magnifica fotografia di Edward Lachman, così calda e sensuale in Carol di Todd Haynes, appare qui raggelata al servizio di una commedia nera e surreale senza riscontro passionale: il che, per Larraín, è una (voluta?) anomalia, parlando del proprio Paese e del suo dittatore.
Quanto a grafismi però El Conte non arretra davanti a nulla, in particolare all'efferatezza delle violenze commesse da Pinochet e al disgusto che suscitano certe sue perversioni, come quella di nutrirsi di cuori umani ancora palpitanti. Qualche bordata è particolarmente efficace (in primis quelle al governo nordamericano), così come è storicamente utile l'elenco delle nefandezze perpetrate da Pinochet durante e dopo la sua dittatura.
Ma manca l'eco del dolore del popolo cileno, così presente nei primi film di Larraín, rendendo il risultato più un esercizio di stile che una riflessione sul Male. E manca il collegamento fra gli anni della dittatura e il presente (il film è ambientato ai giorni nostri), come se il Male fosse confinato al passato. Le conseguenze attuali della dittatura di Pinochet si restringono ad una - ma fulminante - battuta: "Il suo più grande successo è stato quello di trasformarci negli eroi della cupidigia".
Tra i titoli che destavano più curiosità in questa appena avviata 80a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, c'era senz'altro questo nuovo lavoro di Pablo Larraín, El Conde. Una curiosità che nasceva in parte dal soggetto insolito, per il regista cileno - una rivisitazione in chiave horror/grottesca della vita del dittatore Augusto Pinochet - in parte da un ragionamento apparentemente di segno [...] Vai alla recensione »