| Titolo originale | Nezouh |
| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Siria, Gran Bretagna, Francia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Soudade Kaadan |
| Attori | Hala Zein, Kinda Alloush, Samer al Masri, Nizar Alani, Darina Al Joundi . |
| Uscita | giovedì 12 gennaio 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Officine Ubu |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,44 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 22 dicembre 2022
Anche se le bombe cadono su Damasco, Mutaz si rifiuta di fuggire nella vita incerta di un rifugiato. Sua moglie, Hala, e sua figlia, Zeina, devono scegliere se restare o andarsene. Il film ha ottenuto 2 candidature a British Independent, In Italia al Box Office Nezouh - Il buco nel cielo ha incassato 48,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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A Damasco, nella Siria martoriata dalla guerra, una famiglia deve fare i conti con un appartamento squarciato da una bomba che ha aperto buchi nel soffitto e nelle pareti. Mentre Motaz, il padre, si dimostra ostinatamente deciso a rimanere dov'è, cercando di nascondere le voragini, sia sua moglie Hala che la figlia quattordicenne Zeina sono desiderose di scappare, come ha già fatto una delle sorelle di Zeina, rifugiatasi in Europa. Là fuori c'è la speranza di un mondo diverso, e Zeina ne è attratta grazie anche alla corda lanciata giù per il buco dal giovane vicino Amer.
Graziosa storia di formazione adolescenziale nascosta sotto le spoglie dolorose di una testimonianza sulla situazione in Siria, Nezouh - Il buco nel cielo ha il merito di offrire una prospettiva diversa tanto sul paese quanto sulla sua produzione cinematografica, usando i linguaggi della commedia e delle schermaglie romantiche per raccontare una giovane ragazza e con lei una generazione tutta.
La firma è quella degna di nota di Soudade Kaadan, regista siriana cresciuta in Francia di cui si attendeva con fiducia l'opera successiva all'esordio The Day I Lost my Shadow, presentato a Venezia nel 2018 e vincitore del premio per la Miglior Opera Prima.
Kaadan affina in questa seconda regia una formula vincente, fatta di una danza tra naturalismo e realismo magico, di storie semplici ma costruite attorno a immagini simboliche e largamente accessibili (un bambino che ha perso la sua ombra a causa del trauma bellico, un nucleo domestico che forzatamente si "apre" al pericolo ma anche al desiderio), e di un uso del territorio sempre chiaramente delineato, che intrappola i personaggi una volta nel mondo là fuori, e l'altra qui dentro, nello spazio più intimo.
Il conflitto emotivo di Nezouh è principalmente familiare, con un rifiuto del controllo patriarcale anche quando esso si interseca a complesse questioni di identità e appartenenza a un luogo. Samir al-Masri, nel ruolo di un padre come forza radicante (che si rifiuta di trasformarsi in rifugiato), è tutto questo e anche di più, e offre un trampolino alla protagonista Hala Zein per dipingere il ritratto di una ragazza quattordicenne che riesce a scoprire la fantasia, la creatività e l'immaginazione.
Lo fa anche attraverso un film nel film con cui Kaadan commenta se stessa e la possibilità di raccontare la Siria in una storia in cui "non muore nessuno". La regista espande uno stile visivo che già apparteneva al suo esordio, un mondo di ricchezza dell'immagine che certamente la attrae e al quale è difficile resistere, anche a scapito delle caratterizzazioni dei personaggi: come tutti gli inviti ad andare, questa è una corda che penzola invitante dal soffitto e che va afferrata ad occhi chiusi.
Film essenzialmente poetico che trasfigura la brutale realtà della guerra, e la usa per smascherare altre pacifiche forme di oppressione. L’ottima regista Soudade Kaadan evoca con abilità, tra le labirintiche macerie di una metropoli mediorientale, il realismo magico inventato nelle foreste sudamericane. Damasco, probabilmente nel 2018 (la sceneggiatura sfuma i riferimenti [...] Vai alla recensione »
C’è un buco sul soffitto che collega l’interno e l’esterno di una casa bombardata a Damasco. Dentro c’è la paura, la sopravvivenza, gli echi del conflitto siriano vissuti da chi ancora non è scappato. Fuori invece c’è il desidero di fuga, il sogno di poter vedere il mare, lo sguardo lontano verso un futuro diverso.
Sono le due anime contrastanti di Nezouh - Il buco nel cielo, opera seconda della regista siriana Soudade Kaadan che con il film precedente, The Day I Lost My Shadow, ha vinto il premio per la Migliore Opera Prima alla Mostra del Cinema di Venezia del 2018 dove è stato presentato nella sezione Orizzonti.
Al centro di Nezouh - Il buco nel cielo c’è ancora una famiglia composta dal padre Motaz, la madre Hala e la figlia quattordicenne Zeina. Lui non vuole abbandonare la casa e fa di tutto per restarci, a cominciare dalla costruzione di un generatore di corrente. Madre e figlia vorrebbero invece andarsene, come ha già fatto una delle sorelle di Zeina che si è rifugiata in Europa. Kaadan alterna il secco realismo del cinema bellico con una dimensione fantastica. Da una parte c’è una città vuota distrutta dai bombardamenti, l’appartamento della famiglia distrutto da una granata dove ci sono calcinacci dappertutto.
Dall’altra invece entra in gioco la forza dell’immaginazione che regala l’illusione di trovarsi altrove. Il blu del cielo può diventare come quello del mare dove un sasso lanciato in aria rimbalza come se si trovasse nell’acqua. Sul tetto poi ci sono gli incontri tra Zeina e Amer, un coetaneo che vuole filmare quello che sta accadendo sia con la sua videocamera sia con un drone. Si vedono sul tetto della casa che la ragazza raggiunge attraverso una corda. Lì sopra c'è un momento in cui il ragazzo non le mostra un film sulla guerra ma si vede soltanto l'immagine del mare. Non c’è sonoro. I rumori sono spesso presenti, anzi costituiscono una traccia persistente. Qui invece c’è uno squarcio improvviso di silenzio. Forse è da qui che comincia la ribellione nascosta della ragazza e la voglia di non sottomettersi a un destino che sembrava essere segnato.
Il realismo fantastico di Nezouh - Il buco nel cielo alterna continuamente le due dimensioni (guerra, libertà) prima della presa di coscienza da parte della protagonista e della madre. Kaadan infatti alterna una prima parte kammerspiel, ambientata quasi completamente all’interno della casa, con una seconda fatta di spostamenti nella città siriana e in un tunnel dove si può rintracciare anche il modello del cinema neorealista italiano e, in particolare, Germania Anno Zero. Edmund, il ragazzino che cerca di sopravvivere e attraversa Berlino distrutta dalla guerra nel film di Rossellini, ha quasi la stessa età di Zeina.
A Kaadan non interessa solo mostrare gli effetti del conflitto in Siria ma soprattutto come viene percepito dalla giovane protagonista. La stessa cineasta ha raccontato che era uscita di casa assieme alla sorella dopo l’inizio dei bombardamenti e, con la nuova ondata di sfollamenti, era normale vedere delle donne che giravano da sole.
Entra così in gioco un altro dei temi principali del film che è quello dell'emancipazione femminile, incarnato proprio da Zeina e dalla madre, che si prendono in mano, da sole, il proprio destino. Del resto già nel titolo del film, che significa “dislocamento di anime, acqua e persone” c’è già tutta quella spinta verso uno spostamento che non è soltanto quello fisico, da un luogo all’altro, ma è proprio mentale. Ed è proprio nell’immaginazione di Zeina, già quando era chiusa in casa, che si prepara un viaggio verso un altro mondo possibile.
Damasco. C'è la guerra, se ne sono andati quasi tutti. Non la 14enne Zeina e i suoi genitori. La madre Hala in verità sarebbe propensa alla fuga, è il buon padre Motaz a opporsi: non vuole diventare un profugo, si dice convinto che non accadrà niente di brutto. Sbaglia: cade una bomba, apre squarci alle pareti e un buco nel soffitto. Dal soffitto qualcuno cala una corda.