| Titolo originale | Dirty, Difficult, Dangerous |
| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Italia, Libano |
| Durata | 83 minuti |
| Regia di | Wissam Charaf |
| Attori | Darina Al Joundi, Ziad Jallad, Clara Couturet, Rifaat Tarabay, Kawsie Chandra Ghina Daou. |
| Uscita | mercoledì 1 novembre 2023 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Intramovies, Cineclub Internazionale |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,25 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 20 ottobre 2023
Due innamorati in difficoltà decidono di rischiare tutto e lasciare insieme Beirut. In Italia al Box Office Dirty Difficult Dangerous ha incassato 6,7 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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A Beirut, i percorsi di due outsider si intrecciano in un amore reso difficile dalla città e dalle condizioni di vita. Ahmed è un rifugiato che viene dalla Siria, pieno di metallo in corpo e che cerca di sopravvivere come può rivendendo materiali di recupero. Mehdia è una ragazza etiope che lavora come badante presso una famiglia che la tratta da schiava. I due si incontrano in rapidi attimi rubati, si danno conforto e progettano una fuga insieme.
Al secondo lungometraggio ma con una carriera variegata tra giornalismo, corti e video musicali, il regista libanese (di stanza in Francia) Wissam Charaf possiede l'occhio giusto per raccontare storie con un interesse sociale e una certa originalità di stile.
Lo conferma con Dirty Difficult Dangerous e il suo idealismo romantico come atto di resistenza ai soprusi. La vita a Beirut non è facile, ma Charaf la mette ancor più in prospettiva rispetto a ciò che siamo abituati a vedere nel sempre stimolante cinema libanese. Qui gli immigrati devono vedersela con ulteriori micro-aggressioni, regole speciali, e un diffuso senso di antipatia dei locali. Ciò vale non soltanto per Ahmed e la sua condizione di rifugiato che vive per strada, ma anche per chi come Mehdia un lavoro ce l'ha, e che si trova prigioniera della realtà domestica in cui abita. La discriminazione è dunque identitaria e totale, ma Charaf non si abbandona al melodramma più puro. Anche nelle immagini, calme e composte con cura in un formato a misura di persona, il regista mantiene un tono del racconto misurato, che sa mescolare il pathos a un humor delicato capace a tratti di sfiorare la satira sociale. C'è un rapporto che cresce e un corpo che si riempie di metallo, due forze opposte che si danno battaglia mentre dal teatro urbano di Beirut la storia si sposta verso est. Un'attrazione "magnetica" di ritorno, che ben conclude la traiettoria più originale del film e accompagna i volti sempre pieni di speranza dei due protagonisti Clara Couturet e Ziad Jallad, sulle cui espressioni si regge molto del successo di un amore e di un racconto.
Notizie dall'Alzheimer, tragiche e dolorose ma sempre con un tocco di grottesco, viste da fuori. L'anziano affidato alle cure della ragazza etiope - siamo a Beirut - vede un film di vampiri in televisione, risorge dal divano dove passa le giornate ragionevolmente tranquillo, e attacca la ragazza. Dramma familiare, per i parenti dell'anziano: una badante serve, e loro si erano tanto raccomandati di [...] Vai alla recensione »