╚ stata la mano di Dio

Un film di Paolo Sorrentino. Con Toni Servillo, Filippo Scotti, Teresa Saponangelo, Marlon Joubert, Luisa Ranieri.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 130 min. - Italia 2021. - Lucky Red uscita mercoledý 24 novembre 2021. MYMONETRO ╚ stata la mano di Dio * * * 1/2 - valutazione media: 3,79 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

E'' stata la mano di Sorrentino Valutazione 4 stelle su cinque

di Jack Beauregard


Feedback: 2401 | altri commenti e recensioni di Jack Beauregard
domenica 5 dicembre 2021

“E’ stata la mano di Dio” è un signor film, molto bello, leggero senza mai essere superficiale, profondo senza mai diventare pesante. E’ un film che narra vicende personali, autobiografiche, eppure non c’è un solo istante in cui non lo senti come anche tuo, che ti appartiene, perché è raccontato con sincerità, toccando tematiche universali che vanno dalla formazione giovanile alle relazioni familiari, dal valore del ricordo alla positiva influenza di personaggi ingenuamente mitizzati. Tutto questo traspare da ogni fotogramma, passando dal bellissimo ritratto della coppia genitoriale, attraverso quello di tutto il parentado, con la descrizione di personaggi al limite della caricatura, ma comunque molto veri e veraci, come lo è una Napoli fotografata in maniera strepitosa, quasi sempre immersa nel sole e nel suo grande e azzurro mare (protagonista come non mai in questa pellicola), ma luminosa e colorata anche di notte.

E’ un film in cui si ride parecchio, quasi costantemente per tutta la prima parte, ma pure dopo, nonostante il pesante dramma che spezza quasi in due la narrazione, l’umore non viene mai guastato, grazie soprattutto a una messa in scena che non si sofferma su un facile, anche se più che motivato, ricorso alla commozione, ma punta più sul divenire, sul futuro, sulla volontà di reagire alla sciagura e trovare una strada che possa, da un lato lenire il dolore e dall’altro portare a una crescita personale.

Se la realtà è troppo brutta per essere accettata, bisogna trovare il mezzo per immaginarla diversamente. E per fare ciò, il giovane Sorrentino (alias Fabietto/Fabio nel film) sceglie la via del cinema, la più grande fabbrica dei sogni che esista. E’ questo, in estrema sintesi il nodo centrale di un film che racconta per lo più fatti reali, ma arricchiti da un contorno di fervida fantasia che riesce a conferire poteri quasi divini a un giocatore di pallone, a parlare di sanità mentale in maniera quanto mai conturbante, a far comprendere la bonaria follia collettiva del tifo per una squadra di calcio, così come lo scanzonato e violento modo di affrontare la vita di un piccolo malavitoso, contrabbandiere di sigarette.
E allora, in una specie di gioco tautologico, viene quasi da chiedersi se sia tutto vero quello che ci viene mostrato, o se forse Sorrentino non sia caduto in contraddizione, affermando e confutando allo stesso tempo il suo assunto precedente. Ma si tratta di una domanda senza senso, è il cinema stesso che ha sempre viaggiato tra realtà e finzione, e Sorrentino lo sa, come dimostrano anche gli omaggi ai suoi maestri, Leone e Fellini, grandi narratori di favole e di sogni.

Sostenuto da un cast eccezionale, dove spiccano Servillo e Saponangelo nei ruoli genitoriali, una sensuale Luisa Ranieri nel ruolo della zia mentalmente instabile e il giovane Filippo Scotti nella parte del protagonista (dal cui punto di vista è narrata/ricordata tutta la storia), il film mantiene, per tutta la durata di oltre due ore, un ritmo costante e risulta perfettamente equilibrato in ogni sua parte. Girato magistralmente, come è consuetudine di Sorrentino, si pone tra le sue pellicole più riuscite e sentite e, personalmente lo reputo il suo film migliore e più convincente.

Quando alla fine della proiezione a cui ho assistito, il pubblico ha cominciato ad alzarsi in piedi appena sono iniziati a scorrere i titoli di coda sul finestrino del treno, nonostante nell’aria risuonassero le note della più bella canzone dedicata a Napoli, io sono rimasto seduto. Sono contento perché la lacrima che mi è scesa, fortunatamente celata dalla mascherina chirurgica, è rimasta una questione privata, condivisa solo da me e da Paolo Sorrentino.

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