| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio |
| Attori | Salvatore Esposito, Samuele Carrino, Licia Lanera, Antonella Carone, Giuseppe Lo Console, Vito Signorile . |
| Uscita | lunedì 7 settembre 2020 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | La Sarraz Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,49 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 7 settembre 2020
Angela, madre del piccolo Anto e moglie di Giuseppe, muore come bracciante sul posto di lavoro. Giuseppe fa un'assurda promessa al figlio: un giorno riavrà sua madre. In Italia al Box Office Spaccapietre ha incassato 21,2 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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In una Puglia contemporanea ma che sembra cristallizzata nel passato, Giuseppe e Angela sono una coppia sposata che cresce il piccolo Antò. Con Giuseppe impossibilitato a riprendere il lavoro nella cava dopo un incidente all'occhio, è Angela a dover cercare impiego nei campi come bracciante stagionale, in condizioni proibitive che finiscono per costarle la vita. Padre e figlio rimangono soli, con il piccolo Antò che non si rassegna alla perdita della madre e Giuseppe che deve trovare nuove sfumature al suo senso di paternità. Il tutto trasferendosi da un posto all'altro, intrappolati all'interno dello stesso sistema di lavoro illegale e inumano che ha portato via Angela.
È un'opera che guarda sia al presente che al passato, Spaccapietre, con al centro il rapporto intimo tra un padre e un figlio costretti a vivere in circostanze estreme.
Nel puntare un doveroso riflettore sul mondo del caporalato, che nel cuore del nostro paese sfrutta illegalmente il lavoro tanto di cittadini italiani quanto degli stranieri, i registi torinesi fanno cinema impegnato e al tempo stesso scavano tra le radici di un'eredità culturale.
L'interscambio generazionale non è solo quello che lega Antò a Giuseppe, speciale come tutti i papà (adesso ancor di più con il suo occhio da curare amorevolmente), ma anche quello che coltiva il mito familiare del nonno spaccapietre, il cui mestiere era prima di tutto una vocazione. I De Serio raccontano l'orgoglio semplice e il senso di identità che si possono trarre dal lavoro, illustrando però come la vocazione faccia presto a tramutarsi nel suo contrario - una maledizione che tormenta un popolo, e che prende invece di dare.
Negli scorci sospesi di un'entroterra pugliese ben fotografato, la storia di Giuseppe e Antò assume i contorni religiosi di una discesa negli inferi, con i duri crismi terreni di una mascolinità da abitare e con un'icona materna da idealizzare nell'assenza (la promessa del titolo è quella impossibile di restituire al piccolo la sua mamma).
I De Serio con Spaccapietre hanno il merito di cercarsi il luogo giusto - luogo che più cinema italiano dovrebbe frequentare - ma nel decifrarlo non possono tuttavia prescindere da un pensiero di stampo familiare e tradizionale. Il punto più basso per i protagonisti del film, un nucleo domestico spezzato e martoriato, ma bianco e italiano, non è che un punto di ingresso per altri, a cui i De Serio sembrano aprirsi ma da cui rimangono concettualmente a distanza. Ciò da cui Spaccapietre non rimane a distanza è il corpo di Salvatore Esposito, monolito di quiete e furia, volto assediato dai ricci corvini e dalla cicatrice sull'occhio. Il suo è un padre incerto ma gigantesco agli occhi del figlio, una fessura su cui l'attore lavora bene e attraverso cui porta il film verso il traguardo.
Un film scritto e diretto da due fratelli, Gianluca e Massimiliano De Serio, esperienza che ha illustri precedenti e direi una lunga storia cinematografica .A partire dai fratelli Taviani, passando per i fratelli Coen, ancora ,i Vanzina, per i Manetti Bros, più di recente per i fratelli D Innocenzo. Questo film è’ una una conferma dunque [...] Vai alla recensione »
Non molti anni fa, una bracciante agricola morì d'infarto mentre faticava in condizioni disumane nei campi dell'entroterra pugliese, sotto il controllo spietato dei cosiddetti «caporali». L'episodio costrinse l'opinione pubblica, che associava il fenomeno allo sfruttamento degli immigrati clandestini, a fare i conti anche con nuove povertà e situazioni di marginalità tutte italiane.