| Anno | 2020 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Gianfranco Rosi |
| Uscita | mercoledì 9 settembre 2020 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,41 su 32 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 8 settembre 2020
Un documentario girato nelle zone calde di Siria, Libano e Iran. Il film è stato premiato ai Nastri d'Argento, ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, ha ottenuto 1 candidatura a British Independent, In Italia al Box Office Notturno ha incassato 121 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Resoconto per immagini di tre anni di ricerca trascorsi lungo le zone di confine tra Siria, Libano, Iraq e Kurdistan. In nome di un'idea di Medio Oriente privo di linee separatrici ma scavato dalle ferite di guerra e occupazione, varie storie di umanità si intrecciano: un cacciatore in barca tra i canneti e una squadra di guerrigliere in pattuglia, un ragazzo che lavora a giornata per aiutare la famiglia e dei soldati a un posto di blocco. Uno spettacolo teatrale messo in scena dai pazienti di un ospedale psichiatrico e una maestra elementare che fa terapia di classe. Madri che hanno perso figli e figlie prigioniere che comunicano con le madri. Tra luce e oscurità, un mondo che resiste e reclama il suo quotidiano.
Dei quattro anni trascorsi da Fuocoammare, Gianfranco Rosi ne ha passati tre in Medio Oriente per dare alla luce Notturno, documentario che come i precedenti si basa su osservazione di luoghi e avvicinamento a persone, ma che stavolta abbraccia un territorio più ampio e più complesso di un raccordo anulare o della piccola isola siciliana.
In Notturno, i metodi del regista rimangono gli stessi che gli sono valsi premi prestigiosi a Venezia e a Berlino, sia dal punto di vista stilistico che di racconto del reale, ma il confronto con una storia millenaria e un presente sfaccettato porta la sua indagine a nuovi livelli di ambizione.
Quello di Rosi è un cinema ormai globalmente riconoscibile, e sempre diviso nell'anima: da una parte improvvisazione e adattamento a ciò che la realtà gli comanda, dall'altra un controllo formale e cromatico che a volte sembra voler far prevalere l'estetica sull'etica. Notturno, è ancora una volta tutto questo, un film pensato per aver luogo solo di notte che poi, negli anni e nel girato, si è aperto anche al giorno. Un'opera che affianca momenti di intimismo extra-ordinario (la litania di una donna in visita alla prigione dove il figlio è stato torturato e ucciso) a quello quotidiano (un salotto che ogni notte viene preparato per accogliere il riposo di una famiglia intera), e che ha un'innegabile capacità di rendere iconico l'icastico.
La sequenza ambientata nel cortile di una prigione in cui, come sangue da una ferita, si riversano le uniformi rosse dei prigionieri è sullo stesso livello delle memorabili scene che tracciavano contorni di persone attraverso il luccichio delle coperte termiche in Fuocoammare. Ancora una volta alla regia, montaggio e suono di Rosi si affianca il contributo di una star della fotografia come Luca Bigazzi alla correzione colore, sempre a livelli eccelsi.
E a proposito di suono e colore, quando Notturno si fa oscuro, come in una composizione crepuscolare, sembra ritagliarsi momenti a parte lasciando sul fondo dell'inquadratura i rumori distanti - spesso di armi da fuoco - e le fonti di luce, che siano esse luci del villaggio, pozzi petroliferi o finestre alla fine di un corridoio. Dal movimento orbitale, che in altri film ruotava attorno alla città e al porto di Lampedusa, Rosi passa qui a un attraversamento profondo, mettendo bene in chiaro che i confini tra i paesi visitati non hanno per lui importanza, essendo stati da un secolo tracciati a tavolino dagli occidentali.
Ammirevole nello spirito, una tale libertà mantiene tuttavia un fondo di prevaricazione, privando i suoi soggetti prima ancora che lo spettatore di una specificità di cui non sta a noi decidere. Il Medio Oriente di Rosi rimane così un'astrazione, attento alle sfumature dell'individuo, ma che a dispetto del suo grande nitore umano deve arrendersi a parti di buio non facilmente illuminabili.
Con questo film Rosi dà voce ad un dramma umano che trascende le divisioni geografiche e il tempo dei calendari; illumina, attraverso incontri e immagini, la quotidianità che sta dietro la tragedia continua di guerre civili, dittature feroci, invasioni e ingerenze straniere, sino all'apocalisse omicida dell'ISIS. Storie diverse, alle quali la narrazione conferisce un'unità che va al di là dei confini. La guerra non appare direttamente: la sentiamo nei canti luttuosi delle madri, nei balbettii di bambini feriti per sempre, nella messinscena dell'insensatezza della politica recitata dai pazienti di un istituto psichiatrico. Un cantore di strada intona le lodi dell'Altissimo. Un bracconiere fra i canneti e i pozzi di petrolio. La grazia delle guerrigliere peshmerga. I terroristi dello Stato Islamico in carcere. L'angoscia di una madre yazida per la figlia prigioniera. Alì, adolescente, che fatica per portare il pane ai suoi fratelli... Tutt'intorno, e dentro le coscienze, segni di violenza e distruzione: ma in primo piano è l'umanità che si ridesta ogni giorno da un notturno che pare infinito.
una macchina da presa, un buon microfono, ed un tempo di ricerca e riflessione. i film così si costruiscono per strada. l'idea all'inizio spinge, poi é la vita a dirigere. é cinema documentario, infatti. l'attesa snervante mi ha ricordato il deserto dei tartari. ma lì il nemico non arrivava. qui, sebbene non si veda chiaramente, é lontano pochi chilometri, [...] Vai alla recensione »
«La necessità di andare a vedere cosa c'è dall'altra parte»: è questa la chiave d'accesso offerta da Gianfranco Rosi in sede di presentazione veneziana del suo «Notturno». Nonostante abbia incantato la critica, il film è uscito a mani vuote dalla disfida del Lido, non avendo raggiunto il cuore della presidente di Giuria, Cate Blanchett, com'era invece capitato a Berlino nel 2016 con Meryl Streep, ammaliata [...] Vai alla recensione »