Days

Film 2020 | Drammatico, 127 min.

Titolo originaleRizi
Titolo internazionaleDays
Anno2020
GenereDrammatico,
ProduzioneTaiwan
Durata127 minuti
Regia diTsai Ming-liang
AttoriAnong Houngheuangsy, Lee Kang-sheng .
Uscitagiovedì 14 ottobre 2021
TagDa vedere 2020
DistribuzioneDouble Line
MYmonetro 3,38 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Tsai Ming-liang. Un film Da vedere 2020 con Anong Houngheuangsy, Lee Kang-sheng. Titolo originale: Rizi. Titolo internazionale: Days. Genere Drammatico, - Taiwan, 2020, durata 127 minuti. Uscita cinema giovedì 14 ottobre 2021 distribuito da Double Line. - MYmonetro 3,38 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 30 settembre 2021

Kang vive da solo in una grande casa. Non invece vive in un piccolo appartamento, in città. Si incontrano, poi si lasciano, e le loro vite tornano a scorrere come prima. In Italia al Box Office Days ha incassato 10,7 mila euro .

Consigliato sì!
3,38/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 4,13
PUBBLICO 2,00
CONSIGLIATO SÌ
Il cinema riflessivo di Tsai Ming-liang si arricchisce di un nuovo elegante capitolo.
Recensione di Tommaso Tocci
giovedì 27 febbraio 2020
Recensione di Tommaso Tocci
giovedì 27 febbraio 2020

Lo scorrere dei giorni accomuna due personaggi molto diversi tra loro e lontani l'uno dall'altro. A Taiwan, Kang vive in una casa immersa nella natura, con grandi vetrate attraverso le quali fissare lo sguardo, e trascorre giornate di contemplazione tra una seduta di fisioterapia, un massaggio, e altri tentativi di curare il male che lo affligge. A Bangkok risiede invece Non, un immigrato di Laos che cucina nel suo angusto appartamento. I due si incontrano in una camera d'albergo prima di tornare alle rispettive vite.

Negli ultimi anni, il cinema di Tsai Ming-liang si è evoluto verso l'essenzialità in una delle più eleganti ricerche di minimalismo del panorama contemporaneo. Pur rientrando pienamente in questa poetica, l'elegiaco e raffinato Days rappresenta una tappa significativa in quanto primo lungometraggio di finzione dall'epoca di Stray Dogs, che vinse il Gran Premio della giuria a Venezia nel 2013.

Sia il concetto di lungometraggio che quello di "finzione" richiedono però parentesi infinite, visto che le immagini liquide di Tsai hanno allagato qualunque distinzione e prodotto gemme che nel solo ultimo decennio includono Journey to the West (sull'arte di camminare lentamente a Marsiglia), Afternoon (candido ritratto "casalingo" del regista e dell'inseparabile Lee Kang-Sheng), e perfino un'esplorazione del formato della realtà virtuale in The Deserted, che aggiungeva volume ai giochi spaziali e prospettici dell'autore.

Tsai sembra essere giunto ai confini del cinema, aver fatto una breve pausa, e deciso di continuare verso l'ignoto. Days è formalmente in continuità con ciò che è venuto prima, forte delle sue lunghe inquadrature fisse, dei pochi dialoghi, e di quell'invito alla contemplazione che avvolge lo spettatore alterandone i circuiti nervosi. Contiene però nuove mutazioni, come l'avvertimento iniziale che assicura che il film è "intenzionalmente non sottotitolato"; può dunque liberarsi ufficialmente di un altro fardello e consegnare la manciata di battute che contiene alla dimensione del puro spettro sonoro.

Cambia il cinema di Tsai per seguire in qualche modo il percorso di Lee Kang-Sheng, attore, partner, volto ma soprattutto entità guida: il suo soffrire a causa di problemi fisici ha alterato il movimento degli ultimi film di Tsai, e Days ne narrativizza (per quanto sottilmente) l'esperienza personale, mostrandolo sotto inquietanti apparecchiature, soggetto a massaggi e agopuntura, e in cammino tra la folla con le mani sul volto, a tendere la pelle per dare sollievo al collo.

L'incontro con Anong Houngheuangsy, che invece non sta fermo un secondo nella frenesia di Bangkok (dove Tsai lo ha trovato, studiato e impiantato nella storia), è il punto focale del film ma ne occupa una piccola parte, e sia prima che dopo i due uomini rimangono inquadrati alternativamente nelle loro vite, atomi umani ognuno con il suo moto univoco.

Anche l'apertura a un'individualità esterna è una novità per Tsai e Lee (si ricorda il Denis Lavant che pedinava il monaco di Journey to the west), e insieme alla consueta densità delle immagini - alcune ripetute, altre cambiate di angolo, ma tutte mozzafiato e in questo film griffate spesso di rosa - contribuisce alla riuscita di un film singolare, straziante e terapeutico, che forse ancor più di Stray Dogs potrebbe essere adatto come ingresso alla filmografia del maestro taiwanese per chi ancora non ne è fan.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 3 settembre 2020
Franco django

Il regista ha fatto di meglio, il film sembra ricordare una versione estremizzata di stray dogs. Bello per i fan, ma non aggiunge granché alla carriera del maestro. Diluito.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 21 ottobre 2021
Gabriele Porro
Cult Week

Che cosa racconta davvero Days, l'ultimo film del 64enne regista taiwanese, di origine malese, Tsai Ming-Liang, di cui molti ricorderanno il Leone d'oro 1994 per il poetico e malinconico Vive l'Amour, o Il gusto dell'anguria o ancora il più recente Stray Dog, pure premiato alla Mostra di Venezia? Secondo i canoni di uno spettatore occidentale poco, quasi nulla.

NEWS
[LINK] FESTIVAL
martedì 20 giugno 2023
 

Il premio - sostenuto da Ascona-Locarno Turismo - verrà consegnato al regista di Taiwan il prossimo 6 agosto durante la 76.ma edizione del festival. Vai all’articolo »

TRAILER
mercoledì 29 settembre 2021
 

Teddy Award alla Berlinale 2020, il film è un nuovo elegante capitolo nella filmografia dell'autore. Dal 14 ottobre al cinema. Guarda il trailer »

BERLINALE
giovedì 27 febbraio 2020
Tommaso Tocci

A 6 anni da Stray Dogs, il regista torna al cinema di finzione. In Concorso alla Berlinale. Vai all'articolo »

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