Stray Dogs

Film 2013 | Drammatico 138 min.

Titolo originaleJiaoyou
Anno2013
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia, Cina
Durata138 minuti
Regia diTsai Ming-liang
AttoriLee Kang-Sheng, Lu Yi-Ching, Yi-cheng Lee, Yi-chieh Lee, Chen Shiang-Chyi .
TagDa vedere 2013
MYmonetro 3,46 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Tsai Ming-liang. Un film Da vedere 2013 con Lee Kang-Sheng, Lu Yi-Ching, Yi-cheng Lee, Yi-chieh Lee, Chen Shiang-Chyi. Titolo originale: Jiaoyou. Genere Drammatico - Francia, Cina, 2013, durata 138 minuti. - MYmonetro 3,46 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 2 ottobre 2014

Vivere come cani randagi, sbandati durante il giorno e rifugiati nelle macerie di notte, covare rancore e vivere di disperazione fino ad una notte di tempesta in cui forse tutto cambia Il film è stato premiato al Festival di Venezia,

Consigliato sì!
3,46/5
MYMOVIES 3,75
CRITICA
PUBBLICO 3,17
CONSIGLIATO SÌ
Vite disperate ai margini della metropoli, ritratte con uno stile rarefatto e impegnativo.
Recensione di Emanuele Sacchi
giovedì 5 settembre 2013
Recensione di Emanuele Sacchi
giovedì 5 settembre 2013

Un uomo, una donna, due figli e le loro difficoltà economiche. Dormono dove capita, si lavano nei bagni pubblici, vivono come possono, ai margini della metropoli di Taipei.
Sempre più rarefatto, tanto nella frequenza delle sue opere che nella successione di avvenimenti all'interno delle opere stesse, Tsai Ming-liang muta con il mutare dello Zeitgeist. Inevitabile, forse, ma uno dei registi-chiave del passaggio di millennio può permettersi di togliere le briglie residue della propria poetica e lasciarsi andare alla libertà dell'astrazione, come se dalla provocazione delle bandiere invertite di Johns si passasse alle bicromie imperscrutabili di Rothko. Il cinema del regista taiwanese era iniziato sotto le luci al neon di Rebels of the Neon God o nella sessualità scandalosa de Il fiume: oggi, benché ancora contraddistinto dal volto di Lee Kang-shek e da un inconfondibile e ineguagliabile gusto per l'inquadratura perfetta e per i silenzi di Antonioni, Tsai è quasi irriconoscibile. Il regista si spoglia di ogni orpello e di ogni riferimento esterno: niente più strizzate d'occhio al musical (The Hole), alla cinefilia (Goodbye Dragon Inn), alla nouvelle vague (Che ora è laggiù?) o al porno (Il gusto dell'anguria). Cinema come inevitabilità della messa in scena, autosufficiente e incontaminato. Stanco del cinema a parole, Tsai ne è più che mai posseduto nei fatti. Forse
Stray Dogs è l'epilogo e l'atto definitivo di una carriera, forse il suo film più libero e puro nella matta disperazione con cui racconta la Ferocia della miseria, di una vita ai margini che spegne lentamente ogni residuo di umanità.
Lui e Lei, interpretati l'uno dal feticcio del cinema di Tsai, Lee Kang-sheng, e l'altra da tre attrici diverse che, come le parche del mito greco, incarnano momenti e stati d'animo diversi dello stesso ruolo, lasciano gradualmente recedere la dignità in favore di uno stato semi-ferino dell'esistenza, mentre i due piccoli fratellini riescono a giocare, ancora inconsapevoli del proprio ruolo nella società. Per ritrarre uno squarcio di società liminare, di outsider sputati dal sistema, Tsai rivede il proprio stile, rendendolo ancor più ermetico ed essenziale. Stray Dogs è un raccordo di piani fissi, di lunghe sequenze di impercettibile mobilità: una donna che si pettina con un movimento incessante e meccanico, in cui il dovere ha il sopravvento sulla volontà, o un uomo scosso dal vento, che canta disperato e forse sarcastico un inno patriottico che non gli appartiene (più).
Un uomo che, paradossalmente, per lavoro pubblicizza un immobile, ma che non ha una casa e vaga come un nomade tra edifici abbandonati e spazi in rovina, scivolando in uno stato ferino dell'esistenza, che si manifesta intensamente nella scena disturbante della bambola di verdura antropomorfa, divorata con la violenta disperazione del Conte Ugolino. Una muta discesa agli inferi che si compie in 13 minuti di stasi e di abbandono, tanto del proscenio della finzione che (forse) della vita stessa.

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Raccontare la disperazione umana nella città attraverso quadri fissi in cui lo sguardo si perde.
Recensione di Gabriele Niola

A Taipei la vita di un padre e due figli si svolge nella quotidiana disperazione di chi non ha dove andare e stenta a sostentarsi. Lui lavora come reggicartello umano ai margini della strada, i due bambini vagano per la città. In queste peregrinazioni incontrano una donna che lavora in un supermercato, le loro vite si incrociano e in una notte di tempesta lei sembra decidere di unirsi al nucleo, probabilmente a scapito dell'uomo.
Sbattuti da una parte all'altra di Taipei, ospitati da case abbandonate e pronti a lavarsi in bagni pubblici o a mangiare cibo dato in prova ai supermercati, i cani randagi dell'ultimo film di Tsai Ming-Liang (ha dichiarato che non ne farà più) sono tre esseri umani che sembrano accettare passivamente tutto ma non senza una fatica emotiva.
Stray Dogs è un film che non fa nessuna concessione al pubblico battendo un percorso personalissimo e audace, fatto di lunghe inquadrature fisse che esplorano l'immobilismo umano nella metropoli moderna (uomini e sfondo hanno nelle immagini del film il medesimo peso). La quotidianità dei personaggi è raccontata attraverso dei quadri che sembrano foto in (poco) movimento. La fissità del lavoro del padre, immobile sotto le intemperie per diversi minuti e poi di colpo ripreso da vicinissimo con gli occhi gonfi di lacrime che canta per darsi coraggio, la fame della bambina che guarda altri mangiare, la miseria del lavarsi in un luogo pubblico e via dicendo. Tutto è ammirato rifiutando l'approccio narrativo (gli eventi del film sono rari) e abbracciando invece un tipo di cinema in cui lo spettatore è invitato ad esplorare le immagini con lo sguardo quando il regista non decide di sorprenderlo con un'improvvisa impennata di emozione (è il caso del cannibalismo del padre verso i figli simulato attraverso il cavolo).
Quest'indagine umana per quadri è resa possibile da un lavoro accurato e preciso su due elementi della messa in scena. Da una parte la fotografia, che compone ogni inquadratura con una cura fuori da ogni canone, in modo che lo sguardo possa posarsi sullo schermo diversi minuti senza noia, dall'altra uno studio sul volto attoriale che pare senza precedenti. Gran parte delle scene affrontano i protagonisti da vicinissimo, fondono la loro faccia nel paesaggio urbano e chiedono loro non di non rimanere impassibili ma di lavorare su mutamenti d'espressione che raccontino smottamenti interiori lungo 3-4 minuti di tempo, per compiere un percorso emotivo lungo e fatto di minuscoli cambiamenti.
E' insomma una cavalcata non breve (il film dura più di due ore) condotta con passo lento e senza fretta, decisamente non appropriata per i non amanti del genere, ma capace di culminare in una clamorosa inquadratura finale, della durata di oltre 10 minuti, in cui l'immobilismo dei personaggi è solo formale, in realtà nella fissità dei loro sguardi e nell'insistita disperazione delle loro posizioni (anche in virtù di quel che il film ha raccontato fino a quel momento) c'è un mondo in cui la mente dello spettatore viaggia.
Impossibile non considerare la coincidenza tra il ritiro del regista e il fatto che questo suo ultimo film si chiuda con un dipinto su un muro che è stato guardato a lungo dai personaggi per tutto il film, mentre il pubblico guarda loro, fino a che non rimane più nessuno, c'è solo l'oggetto dello sguardo.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 14 novembre 2013
MAURIDAL

 LA CINA E' PIU' VICINA DI PRIMA, con il film “JIAOYOU” STRAY DOGS ( cani randagi ) di TSAI MING LIANG. Cina 2013. Quando una realtà ci sembra così lontana dalle nostre vite , apparentemente diverse per abitudini e modi di pensare, come quella cinese , allora, seriamente corriamo il rischio, noi abitanti delle -metropoli occidentali come pure sono Napoli, Roma [...] Vai alla recensione »

domenica 8 settembre 2013
brandokate

Giovedì ero alla prima a Venezia del film Stray Dogs di Tsai Ming-Liang: direi un film-sfida per lo spettatore, che riesce a stupirlo e a colpire nonostante richieda molta pazienza per le inquadrature particolarmente lunghe e, spesso immobili e per la quasi totale antinarratività. Una presa diretta sui corpi, sui paesaggi desolanti di Taipei, abbandonati, ai margini come i protagonisti, dei reietti, [...] Vai alla recensione »

lunedì 21 ottobre 2013
Luca Scialo

Tapei cinese. Un uomo lasciato dalla moglie svolge un lavoro umilante, come reggitore di un cartello pubblicitario per strada, sotto le intemperie. Vive con i due figli in una baracca, lavandosi dove capita. In una notte tempestosa prova a portare i figli su una barca, forse per fuggire chissà da cosa o forse per suicidarsi tutti insieme. Ma una donna conosciuta qualche giorno prima, che lavora [...] Vai alla recensione »

lunedì 21 maggio 2018
no_data

Questo maestro di cinema , racconta con immagini, suoni, rumori, contrasti (chi vende case di lusso e non possiede neanche una stamberga), piani lunghi e primi piani , la narrazione è insita in tutto ció. Certo mi rendo conto che per chi non ama il genere è una lunga prova di pazienza, ma io i generi che non amo semplicemente non li guardo.

giovedì 5 settembre 2013
Peer Gynt

In 138 lunghissimi minuti totalmente antinarrativi il regista illustra la vita negli slums di Taipei di un padre e dei suoi due figli, che dormono in edifici semidistrutti e abbandonati, e il loro incontro con una donna che si prende cura dei ragazzi. Certo cinema cinese che viene inviato ai festival occidentali sembra tutto uguale e costruito a tavolino per entusiasmare un certo tipo di critica.

NEWS
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lunedì 25 novembre 2013
 

Film di Singapore, Hong Kong e Taiwan si sono divisi gli onori sabato alla 50esima edizione dei premi Golden Horse di Taipei, l'equivalente in lingua cinese degli Oscar. Il film di Singapore Ilo Ilo ha battuto quello hongkonghese di Wong Kar Wai The Grandmaste [...]

winner
gran premio della giuria
Festival di Venezia
2013
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