| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Canada |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Myriam Verreault |
| Attori | Brigitte Poupart, Étienne Galloy, Yamie Grégoire, Sharon Ishpatao Fontaine Cédrick Ambroise, Douglas Grégoire, Billy-Jack Jourdain, Roselyn Fontaine, Mike Innu Papu Mckenzie, Anniss Desterres. |
| Tag | Da vedere 2019 |
| MYmonetro | 3,50 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 17 marzo 2025
Presentato al Festival di Toronto e premiato a quello di Windsor.
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CONSIGLIATO SÌ
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Mikuan e Shaniss sono amiche da sempre, come sorelle, e sono due ragazze innu. Hanno caratteri diversi e la loro vita si sviluppa in modo differente: una si lega a un amore sbagliato, l'altra punta a studiare ed esplorare il mondo fuori dalla riserva. Nel mezzo ci sono le tradizioni innu, l'artigianato di piume e perline, una comunità da preservare e portare avanti. Senza però rinunciare ai propri sogni.
Un film suggestivo e potente sulla sorellanza e sulla forza di chi, fiero delle proprie origini, sceglie di esplorare il mondo.
È Kuessipan della regista canadese Myriam Verreault, che racconta la storia di due inseparabili amiche innu della riserva Uashat. Crescono insieme, pur avendo un'infanzia diversa (quella di Mikuan piuttosto sana, non dolorosa come quella di Shaniss), si confrontano da adolescenti con ragazzi dai caratteri e culture differenti. Una di loro - dalla fisicità non conforme, punto di merito a favore della regia che sceglie da subito di scostarsi da rappresentazioni femminili stereotipate - si innamora di un ragazzo bianco del Quebec e sogna di fuggire dalla riserva con lui per andare a studiare insieme all'università. Ma c'è una comunità, familiare e non solo, a cui dover dar conto. Ci sono le radici che scalpitano e reclamano, ci sono le usanze, le tradizioni, le riunioni e le discussioni su come gestire terre, miniere e attività come pesca e caccia, e la regista forte della sua esperienza da documentarista, sa come mettere in scena con taglio fortemente realistico tutto questo.
La riserva raccontata da lei risulta un universo affascinante e complesso, in cui scegliere se partire o restare è tutt'altro che semplice. Specie per Mikuan, che sogna di studiare e diventare una scrittrice. I sogni di Shaniss sono ben diversi, legati a una storia d'amore tormentatissima che non le lascia tempo ed energie per altro.
Forte dell'interpretazione solida, convincente e a tratti memorabile delle sue attrici Sharon Ishpatao Fontaine e Yamie Grégoire, la regia sa restituire con ironia e suggestione un confronto anche culturale, mettendo in scena il divario tra una relazione volano di leggerezza e un'altra che invece si rivela castrante e violenta.
Ai panorami mozzafiato della riserva indiana fa da controcampo il racconto di intimità familiari fatte di persone e generazioni diverse, che si ritrovano attorno a un pasto come attorno alla lavorazione delle perline. Il fulcro della narrazione resta il rapporto stretto e speculare tra le due protagoniste, fatto anche di accesi litigi e di continue sdrammatizzazioni, che ricorda vagamente quello di "L'amica geniale". Anche qui, un'amica spiccherà il volo, anche nella scrittura, senza mai dimenticare le sue origini, e l'altra si concentrerà sulla famiglia e sui figli, restando nella riserva (il "rione" di Ferrante). L'unico punto fermo nella vita resta l'imperfetto ma indissolubile legame di sorellanza che solo una regista donna talentuosa poteva filmare in modo così autentico.
Il finale è da brividi, la forza dirompente del romanzo omonimo da cui il film è tratto di Naomi Fontaine, che cosceneggia l'opera insieme alla regista, emerge grazie al toccante discorso sulla libertà e la forza che proviene dalle radici. Le riprese sui bambini innu ricordano qual è il futuro della comunità e della riserva, e intanto scopriamo il significato della parola chiave "Nutshimit". La pace, la vastità, la terra degli antenati, l'orgoglio di appartenere a un popolo che "non accetta di essere nato senza promesse o avere ambizioni limitate", ma sa guardare nuovi orizzonti, tenendo strette le piume e le perline. Tutto questo narra Kuessipan, con garbo, delicatezza, leggerezza, profondità e anche un tocco di poesia.
Era tanto che non mi emozionavo così . Una bella scoperta, sia per lo sguardo sulla comunità Inuit che sull'intensita' dei sentimenti.
Da una parte un destino segnato fin dalla nascita e dall'altra un'esistenza che prova a trovare la sua strada. È su questa opposizione che si fonda Kuessipan di Myriam Verreault tratta dall'omonimo romanzo di Naomi Fontaine, che confirma la sceneggiatura con la regista. Un'opposizione che nasce da un profondo legame, una vera e propria simbiosi che lega fin da bambine Mikuan (Sharon Fontaine Ishpatao) [...] Vai alla recensione »
Mikuan e Shaniss sono amiche inseparabili dall'infanzia. Vivono nel Québec e fanno parte degli innu, una minoranza indigena del nord est. Shaniss trova presto l'amore con un ragazzo turbolento, Mikuan invece si innamora di un ragazzo bianco, distaccandosi pian piano dai valori della propria comunità, diventando un problema per la famiglia. Tratto dal libro omonimo di Naomi Fontaine, Kuessipan (termine [...] Vai alla recensione »
Quando Mikuan, ancora bambina, scopre che la sua migliore amica Shannis, dopo la presunta morte della madre, si è trasferita dalla zia, decide di raggiungerla a piedi, ma lo decide utilizzando una mappa, cerchiando con un pennarello due punti e tracciando un percorso all'interno della riserva dove la loro comunità, gli Innu, vive. La cartina geografica sembra essere il punto di contatto simbolico [...] Vai alla recensione »