| Titolo originale | Honeyland |
| Anno | 2019 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Macedonia |
| Durata | 87 minuti |
| Regia di | Tamara Kotevska, Ljubomir Stefanov |
| Attori | Hatidze Muratova, Nazife Muratova, Hussein Sam, Ljutvie Sam, Mustafa Sam Muzafer Sam, Veli Sam, Ali Sam, Alit Sam, Gamze Sam, Ljutvish Sam, Safet Javorovac. |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | Stefilm International |
| MYmonetro | 3,27 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 12 ottobre 2020
Una riflessione su una questione fondamentale per la sopravvivenza del pianeta. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 1 candidatura agli European Film Awards, 1 candidatura a Spirit Awards, 1 candidatura a Directors Guild, 1 candidatura a Producers Guild, ha vinto un premio ai NSFC Awards, In Italia al Box Office Honeyland ha incassato 22,9 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Negli aspri ma straordinari paesaggi montuosi del nord della Macedonia, Hatidze Muratova vive tra i resti di un villaggio ormai abbandonato assieme alla madre Nazife, anziana, malata e con problemi di vista. Hatidze si prende cura di lei e delle sue coltivazioni di api, che accudisce da esperta e il cui miele porta poi fino a Skopje per venderlo al mercato cittadino. La vita spartana e tranquilla di Hatidze viene ravvivata da una famiglia di nuovi vicini, Hussein, moglie e sette figli. Preoccupato di come sbarcare il lunario, l'uomo si lascia ingolosire dai guadagni di Hatidze con la vendita di miele e decide di imitarla, mettendo però a rischio l'equilibrio dell'ecosistema locale.
"Metà per voi, metà per me", così Hatidze rassicura le sue api prima di portarsi via il frutto del loro lavoro in un compromesso di cooperazione, equilibrio naturale ed economia della sopravvivenza.
Honeyland, il documentario candidato agli Oscar dei registi Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov, vive in un rapporto simile con il suo soggetto, fatto di osservazione neutrale ma anche del condensato astuto e appassionato di una parabola umana, cogliendo il momento giusto per rapirla sulla base di centinaia di ore di girato.
Inizialmente pensato come un'opera di interesse ambientale su un villaggio macedone, che ha richiesto tre anni di presenza e lavorazione, il film trova però la sua forza allegorica nel fortunoso sviluppo che mette Hatidze di fronte allo specchio morale dei nuovi vicini, "minaccia" ambientale, portatori di caos (le scene in cui i bambini interagiscono con gli animali e con l'ambiente in modo disordinato e gioioso sono tra le più riuscite) ma in fondo anche loro gente che cerca di darsi da fare come meglio può.
Questione di equilibrio dunque, come del resto tutto in Honeyland: una storia che parla di sostenibilità ambientale ma che mostra come, a tutti i livelli e soprattutto a quello umano, ogni azione sia anche un disturbo. Anche la semplice prossimità, di una donna a un nido d'api, di una famiglia a un'altra, di una madre a una figlia, altera uno stato naturale; Il lavoro di Kotevska e Stefanov, con i suoi ritmi lenti e la precisione delle inquadrature, stimola lo spettatore a riflettere sul proprio ruolo di osservatore attraverso la macchina da presa, e a chiedersi se e come stia sfruttando esso stesso il mondo rappresentato nel film.
A disinnescare i dubbi concettuali c'è però la verve terrena e autentica di un documentario che non pontifica e non astrae, e rimane invece innamorato del suolo e delle persone, fotografati entrambi con toni caldi e solari. Non per caso la protagonista veste una maglia gialla che diventa subito memorabile, tramite umano tra il sole e il miele, tra cielo e terra.
Hatidze Muratova (se stessa) vive in Macedonia in un piccolo villaggio montano quasi spopolato con la madre anziana ed inferma. Nella prima inquadratura in campo lungo su un sentiero si reca in montagna dove c’è un alveare in una cavità nella roccia; la donna prende una sola lastra con il miele e le api per portarla al suo villaggio dove crescerà la colonia che produrrà [...] Vai alla recensione »
Per portare a termine Honeyland ci sono voluti quattro anni e 400 ore di ripresa. Il documentario premiato al Sundance, ed arrivato all'attenzione degli Oscar, dove ha ricevuto due candidature (miglior documentario, miglior film straniero), nasce in realtà da un progetto iniziale molto diverso. L'idea era di confezionare un video promozionale del territorio dove scorre il fiume Bregalnica, nel Nord [...] Vai alla recensione »